07 lug 2004
Il piede
Ore 9.20, esco dal portone di casa e raggiungo l'assurdo incrocio di piazza Bolivar, venti metri oltre casa mia. Intasato a qualunque ora del giorno e della notte, è teatro delle più illogiche, ridicole, surreali discussioni tra automobilisti, pronti a sgozzarsi a vicenda per conquistare un metro di spazio. Mentre arrivo scatta il verde.
Mi alzo sui pedali e comincio a spingere quando sento-vedo una Subaru Impreza Turbo, azzurra siliconata, alettoni, ruote d'oro, rombodituono, gomme da tir (fino a quel momento bloccata in mezzo all'incrocio) che romba e mi punta.
Mi concentro, realizzo che mi ha visto, non rallento, arrivo davanti al suo cofano e mi fermo, costringendo anche lui a fermarsi.
Ora è immerso nel flusso. Auto a destra, auto a sinistra, auto dietro. E davanti la Bootleg, immobile tra lui e i 14 metri di asfalto di cui ha bisogno per sentirsi vivo facendo rombare l'inutile turbo. Apre il finestrino, incastra la testa fra vetro e auto di fianco, mi guarda da dietro un paio di occhiali Web e mi ringhia: "LEVATI DAI COGLIONI, PIRLA!".
Già.
Guardo il suo cofano lucidissimo, un bell'azzurro metallizzato che splende sotto il sole dell'estate.
Gli sorrido.
Sollevo il piede sinistro da terra e lo appoggio, piatto sul cofano.
Gli sorrido ancora mentre giro il piede destra-sinistra, come fanno i fumatori per spegnere bene la cicca.
Levo il piede.
Mi gusto alternativamente lo spettacolo della sua faccia e del cofano su cui è rimasta una bella impronta col segno della suola e pure un po' del grasso che allaga il box dove tengo la bici.
Lo saluto con un sorriso e un cenno della mano.
Mentre mi allontano, spingendo sui pedali con gusto, lo sento che urla qualcosa, sempre incastrato.
La vita è bella.
Mi alzo sui pedali e comincio a spingere quando sento-vedo una Subaru Impreza Turbo, azzurra siliconata, alettoni, ruote d'oro, rombodituono, gomme da tir (fino a quel momento bloccata in mezzo all'incrocio) che romba e mi punta.
Mi concentro, realizzo che mi ha visto, non rallento, arrivo davanti al suo cofano e mi fermo, costringendo anche lui a fermarsi.
Ora è immerso nel flusso. Auto a destra, auto a sinistra, auto dietro. E davanti la Bootleg, immobile tra lui e i 14 metri di asfalto di cui ha bisogno per sentirsi vivo facendo rombare l'inutile turbo. Apre il finestrino, incastra la testa fra vetro e auto di fianco, mi guarda da dietro un paio di occhiali Web e mi ringhia: "LEVATI DAI COGLIONI, PIRLA!".
Già.
Guardo il suo cofano lucidissimo, un bell'azzurro metallizzato che splende sotto il sole dell'estate.
Gli sorrido.
Sollevo il piede sinistro da terra e lo appoggio, piatto sul cofano.
Gli sorrido ancora mentre giro il piede destra-sinistra, come fanno i fumatori per spegnere bene la cicca.
Levo il piede.
Mi gusto alternativamente lo spettacolo della sua faccia e del cofano su cui è rimasta una bella impronta col segno della suola e pure un po' del grasso che allaga il box dove tengo la bici.
Lo saluto con un sorriso e un cenno della mano.
Mentre mi allontano, spingendo sui pedali con gusto, lo sento che urla qualcosa, sempre incastrato.
La vita è bella.
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