In bicicletta
l'indomito poeta Argia Sbolenfi dedicava nell'anno 1899 al nostro amato mezzo codesta composizione assai godibile, abbiatela cari amici di Ciclistica come augurio per la vostra nuova impresa.
IN BICICLETTA
Giammai, scoccata da una man feroce
Dall'arco teso non fuggì saetta
Come sul suo sentier corre veloce
La bicicletta.
Volan le rote e mentre sulla via
Nessun rumor presso di lei si sente,
Qualche imbecille al corridore invia
Un accidente.
A me che importa se della canaglia
M'insegue il riso o il mormorar d'alcuni,
Se l'iniqua parola altri mi scaglia
O il molla Buni?
Io corro, io volo sulla bicicletta
Questo ideal delle cavalcature:
Chi soffre d'emorroidi o di bolletta
M'insulti pure,
Ch'io son beata e un fremito m'assale,
Mi avvolge un'onda di piacer sovrano
Quando vengo stringendo il trionfale
Manubrio in mano.
Io son beata allor che fra le gambe
Sento il rigido ordigno e in quegli istanti
Tendo le coscie e l'agitar d'entrambe
Lo spinge avanti.
Argia Sbolenfi
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commenti
postone del mese!
grazie
Argia Sbolenfi è uno dei tanti pseudonimi dell'illustre poeta e mio conterraneo Olindo Guerrini (1845-1916). A stento mi trattengo dall'elogio sfrenato ed incondizionato di questo romagnolo poeta e ciclista. Il suo libro "cult" fra romagnoli ed i ravennati in particolare è "Sonetti Romagnoli" (Zanichelli Editore). In questo libro, scritto interamente in dialetto romagnolo, ci sono passi memorabili che fanno parte dell'essenza dell'animo goliardico romagnolo.
Vi è il resoconto di un viaggio da lui compiuto con il figlio nel 1901 in bicicletta da Ravenna alle alpi e ritorno per la padania fino a Venezia, Trieste in battello e ritorno in bici. Le tappe: Bologna, Modena, Piacenza, Milano, Lago Maggiore, Arona, Varallo, Alagna, Col d'Olen, Monte Rosa, Gressoney, Pon Saint Marten, Ivrea, Vercelli, Novara, Milano,Brescia, Peschiera, Verona, Vicenza, Mestre, Venezia, Trieste, Monfalcone, Conegliano, Trevi so, Padova, Abano, Rovigo, Ferrara, Ravenna. Ad ogni tappa è dedicato uno o piu sonetti (2 quartine + 2 terzine in endecasillabi) godibilissimi.
Per deliziare gli utenti del blog che vogliano tentare di superare lo scoglio della lingua per approdare alla gioia della poesia, dell'umore, e della bicicletta,riporto un suo sonetto intitolato
"E' Ziclesta'"
Al premi volt c'andeva in bicicletta,
Ch'um insgnè l'avuchet Pevol Pulett,
Aveva una paura maledetta
E av putì imazinè s'am tneva strett.
Mo par quan ch'a m'inzgness d'tni la strè dretta
A dunduleva d'qua e d'la cun zerti sghett
Ch,a pareva imbarieg, porca paletta,
Che invezi, viceversa, a s'era schiett.
Basta. Una volta a forza ad fè la bessa
Andè a fini in t'la cort d'un cuntaden,
Ch'ui vus andè la bicicletta stessa,
E andè a caschè in t'è stabi fra i ninen
Raviulè fra la merda e fra la pessa.
E Pulett e rideva, e birichen.
Traduzione :
"Le prime volte che andavo in bicicletta, / che m' insegnò l'avvocato Paolo Poletti / Avevo una paura maledetta / e vi potete immaginare come mi tenessi stretto / Ma per quanto mi ingegnassi di tener la strada dritta / dondolavo di qua e di la con certi scatti / che sembravo ubriaco, porca paletta / che invece ero schietto. / Basta, una volta, a forza di far la biscia / andai a finire nell'aia di un contadino / come se ci fosse voluta andare la bicicletta stessa. / E andai a cascare fra il letame ed i maialini, rotolarmi fra la la merda ed il piscio, / e Poletti rideva, il birichino....."
Anche se non conosco il romagnolo, mi sono scompisciato ugualmente dalle risate (per alcuni vocaboli ho usato la godibilissima traduzione).
Grazie
sì, bella prova.
mi pare di capire che poco o niente è cambiato per i ciclisti da allora ad ora.
solo la merda in cui si cade, forse.
ieri in libreria mi sono imbattuto per caso in questo libro (stavo cercando delle cartine stradali per il mio cicloviaggio in slovenia): http://www.webster.it/libri-anarchico_due_ruote_luigi_masetti-9788888829746.htm
ho iniziato a leggerlo ieri sera...e, visto che si parla di poesia, mi permetto di darvi una piccola anticipazione di un'altra poesia, non in metrica ma narrata, contenuta nel libro:
"[...] masetti è un filosofo che insegue i propri pensieri mentre le gambe mulinano sui pedali e smuovono le ruote su stradoni interminabili e salite mozzafiato, cancellando tempo e spazio, città e persone e ci dice che tutto, visto dal bicicletto, non è altro che metafora.
un monumento bisognerebbe fargli, al masetti. bisognerebbe dedicargli un poema. bisognerebbe esporre le sue foto davanti al municipio. dovrebbe incontrare i ragazzi, quelli che vanno e non vanno a scuola, ma di sicuro partiranno per le caserme e le guerre. dovrebbe incontrare i bifolchi e dirgli che c'è dell'altra terra, boschi e monti, fiumi e mari. fatelo parlare con gli operai, quelli che applaudono appena passa e gli danno un sorso del loro vino. dovrebbe parlare con i preti, lui che non li può vedere.
chi ha avuto la fortuna di scorgerlo mentre sfreccia verso qualche traguardo o arranca sul fianco d'una montagna, o spinge il bicicletto su una ripidezza che scavalca le alpi o chi, più fortunato di me, ne ha ascoltato i racconti incredibili, è sicuro che di luigi masetti rimarrà per sempre il ricordo per ciò che ha fatto rivivere in noi. gli articoli che parlano di lui, le foto che lo ritraggono a cavallo del suo arnese verranno messi in un museo che parlerà della fatica del pedale, delle polveri delle strade, delle pietraie ancora innevate, dei traguardi tanto simili ai sogni. fra cent'anni, anche dugento, s'andrà al museo del velocipede, tempio dove si ricorderanno questi uomini e atleti, questi poeti e operai che entusiamavano le folle anche quando sulle strade apparivano le prime mostruose automobili e sui cieli si libravano avventurose aeromobili. le piazze, le scuole, i viali saranno dedicati a questi eroi. di masetti luigi ammireremo il suo biciclo, le medaglie conquistate in interminabili tenzoni con altri campioni delle due ruote: una macchina ch'egli moveva con la sofferenza del corpo e tendeva l'orecchio alle voci dei morti che il vento trascinava con sé. al passaggio di questi poeti hai la sensazione d'un'epoca appena nata.
e già scomparsa.
per sempre."
anche questo datato fine '800