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Agata e la tempesta

Menthos in Altro | 36 commenti

pistard_agata.jpg

la chicca della giornata
immagine tratta dal film “Agata e la tempesta di Silvio Soldini (2004)
ricordate questa scena? per chi non l’avesse visto ritrae un gruppo di architetti incaricati di progettare un velodromo intenti a studiare un pistard durante la concentrazione di un surplace sul loro tecnigrafo

36 commenti su “agata e la tempesta

  • frank scrive:

    il problema è che ormai il tecnigrafo è stato quasi del tutto soppiantato dai sistemi cad: provate a fare surplace su un monitor…

  • Unto dal Pignone scrive:

    Bèh, su un monitor non ci riuscirei, ma su due scanner (uno per ruota) ci si può provare…

  • Lanerossi scrive:

    Il vero problema è che in Italia nessuno (a livello burolegislativo) vuole che si progettino (e costruiscano) velodromi, altro che surplace.

  • frank scrive:

    semmai l’italico problema, più che fare nuovi velodromi è poter usare quelli già esistenti

  • menthos scrive:

    e’ qui che vi volevo
    il velodromo a milano per i ciclisti non esiste piu’
    ci sono ma sono fuori milano, a busto garolfo, fiorenzuola, crema e dalmine. idem roma
    ma chi si fa la sbatta di caricare le bici in auto alle 17 di un giorno infrasettimanale per andare a provare la pista tesserino permettendo?
    e’ in citta’ che servirebbe un velodromo e regolamentato in maniera elastica anche per i non esauriti o per i tesserati, come tra l’altro accade da tempo in altre citta’ europee.

  • frank scrive:

    al vigorelli la pista dovrebbe (mi par di capire… spero… mi auguro) esserci ancora, anche se non è più quella storica in assi di abete rosso della val di cembra. così pure credo allo stadio di varese (mi sembra fosse in cemento). ma se anche così fosse, non te la fanno usà…

  • menthos scrive:

    il vigorelli scordatevelo, non ci sono santi e cristi che tengano, per il ciclismo non esistera’ piu’, da tempo e sopratutto in futuro, vedi tutto il progetto del portello di cui fa parte, il nostro beneamato vigorello verra’ utilizzato per eventi culturali quali sfilate o la fiat che fa pattinare e scivolare su un tappeto inclinato i bambini con gli sci, sicuramente ci faranno altri events come la festa dei carabbinieri quella del bila e dell’inte e il vaffanculo a sto comune che ci siamo voluti

  • clambfr scrive:

    OT(piccolo): la foto mi ha fatto pensare, per analogia, che se facessimo il surplace ai semafori allora potremmo e dovremmo chiamare degli urbanisti a vederci e a registrare le nostre oscillazioni sul manto stradale, così potrebbero riprogettare la città a misura di bici.

  • rotafixa scrive:

    clambfr, vuol dire che
    FINALMENTE
    te sei fatto sta fixa?

  • frank scrive:

    ehi, ma non è mica obbligatoria la fixa per fare surplace: è più difficile, ma volendo ci si riesce anche con la mtb o la bdc

  • menthos scrive:

    io lo faccio anche a tavola con la sedia :)

  • __rocco scrive:

    è vero!
    l’ altra mattina al semaforo di via olona ho visto uno che per non poggiare il piede a terra andava in cerchio di fronte alla fila di macchine fino allo scattare del verde! mentre io stavo comodamente in surplace dall’ altro lato

  • Alessio scrive:

    Io lo faccio sempre con la ruota libera, in effetti con la fissa molto meno, ma in tutti 2 i casi è il modo migliore di fare incazzare gli automobilisti in fila..

  • Unto dal Pignone scrive:

    Menthos, domenica passavo per la mia consueta passeggiata in bici per p.za 6 Febbraio ed ho allungato fino al Vigorelli. Eccezionale la scritta che campeggiava: il Comune ringrazia l’azienda Maipei per vaer contribuito al restauro della pista”.
    Ci prendono anche per il culo, hai capito?!…

    p.s.: devo correggerti però: con tutte le minchiate che possiamo aver fatto, quel Comune non lo abbiamo voluto noi. Almeno non qua dentro… :-D

  • __rocco scrive:

    comunque vi posso dire che in quella scena è stato usato un trucchetto…

  • Lanerossi scrive:

    Sì, infatti, non si è mai visto uno fare surplace con la ruota girata a destra e il pedale sinistro avanti.

    P.S.: io ho sempre fatto surplace ai semafori e nessuno mi ha mai insultato, anzi, a volte sono stati complimenti dei passanti o commenti come “Maspes era un maestro” (ovviamente non da un ventenne)

  • clambfr scrive:

    @rota: non ancora, ma in ciclofficina (c/o centro sociale SKA) ci stiamo dando da fare ed è solo questione di tempo…
    il surplace lo faccio con la mtb, e credo sia più difficile che con la fixa. In ogni caso, incredulità, chapeau e rosicamento altrui ai semafori sono assicurati :-D

  • frank scrive:

    è troppo bello, a certi incroci (ad esempio nazario sauro-martignoni) quando restano bloccati perchè la coda del semaforo successivo ci si prolunga occupandolo del tutto, impedendo così il passaggio alle auto che incrociano: ti fermi in surplace, osservi sorridente gli sguardi incuriositi dei passeggeri incastrati nelle scatolette ferme e al verde riparti dribblando la coda che tiene bloccate invece le auto che poco fa avevi a fianco. non vanno in bici perchè c’è traffico? vabbè, se lo dicono loro…

  • massi scrive:

    E’fichissimo stare in surplace nel bel mezzo del traffico, sono tutti fermi, tutti bloccati, e anche tu, ma con la piccola differenza che tu lo hai deciso, loro no. Tu sei in immobilità assolutamente dinamica, gli automobilisti sono intrappolati, questo si lo hanno deciso e si sono pure legati con le cinghie, dovessero decidere di uscire dalla scatola e correre via. A qualcuno cade lo sguardo spento e annoiato su di te, e un grande punto interrogativo stampato sul viso li ravviva, gli riaccende la curiosità. Penseranno che sei un clown in vacanza chissà? Il rosso è passato, è arrivato il verde, tu fili via, sparisci nel grigio e così il punto interrogativo svanisce, nel grigio.

  • frank scrive:

    “Penseranno che sei un clown in vacanza chissà? ”

    ogni tanto ci penso: quasi quasi completo la tenuta da ciclista urbano con un naso da clown. ma ho il timore che concludano: ecco, il solito ciclista buontempone e nullafacente.

  • Lanerossi scrive:

    La prossima volta il surplace provo a farlo senza mani, così per vedere che faccia fanno.
    Solo che allora non mi fido a rimanere ingabbiato nelle mie di cinghie.

  • AGGIE scrive:

    Scusate, mi spiegate qual’è la tecnica da usare per il surplace? O ve n’è più d’una?

    Io ho la ciclobacchetta, eroica e vetusta, nera ammaccata e rugginosa, una vera bellezza, se riuscissi anche a farci il surplace al semaforo sarei contento…! saluti AGGIE

  • clambfr scrive:

    impara a trovare l’equlibrio, statico o dinamico che sia, e a conservarlo finché puoi e, quando ne sarai padrone, finché vuoi. tutto qui.

  • caesar scrive:

    scusate ma senza scatto fisso come fate a stare in surplace??
    con il piede sulla ruota anteriore?

  • frank scrive:

    sfrutto le minime inclinazioni della sede stradale, contro cui opporre una misurata spinta in avanti coi pedali. ovviamente piegando la ruota anteriore verso sinistra. poi le ruote “grasse” e il telaio mtb fanno la loro parte, anche se mi riesce abbastanza pure in bdc. lo zaino appeso al manubrio aiuta, in spalla complica leggermente la situazione (sposta un po il baricentro).
    ogni tanto incrocio un tale (anche lui in mtb) che tira i freni e rimane praticamente immobile

  • fiammetta scrive:

    con una mtb su cui avevo montato un paio di corna di bue e costretto le guaine a giri impossibili per adattarci i freni riuscivo a starci un minimo…frenando e al tempo stesso spingendo sul pedale.
    in fissa è tutta un’altra cosa…

  • fiammetta scrive:

    unto provato il cromatore?

  • Unto dal Pignone scrive:

    Non ancora, sto finendo un’altra bici ora…

  • clambfr scrive:

    sempre agli incroci, aspettando il verde, si potrebbe pure provare a fare questo…
    http://www.youtube.com/watch?v=R5mxMOGLiRw&feature=related

  • Lanerossi scrive:

    Frank diceva di recuperare i vecchi velodromi piuttosto che costruirne di nuovi qui sopra.
    A mio parere non si può fare.

    C’è l’esigenza di nuovi velodromi, coperti, in legno, a pista corta.
    Queste sono le esigenze della pista attuali.

    I velodromi non coperti come il Vigorelli, di 400 metri come quasi tutti i velodromi italiani, e in cemento o in asfalto (penso a Bassano, a Portogruaro e qualche altro), non sono più al passo con i tempi.

    Vanno certo bene per allenarci i ragazzi o gli amatori, ma se iniziano le velleità agonistiche c’è bisogno di più velodromi moderni.
    Montichiari può essere un inizio, speriamo bene. Certo però allenare tutta l’Italia lì…

    Ce ne vorrebbe uno a Roma e un altro al nord, magari due (bacino ovest lompardo-piemontese da una parte e veneto dall’altro). In Toscana poi c’è pure una bella scuola ciclistica.

  • frank scrive:

    chettidevodì lanerox? a un velodromo nuovo preferisco un prato anche se incolto. mi sembra ora di smetterla con l’edificazione perpetua.

  • Michelangelo scrive:

    @Lanerox; ci alleniamo in giro e ci sdraiamo suii prati per riposarci, in effetti mi sembra una delle migliori soluzioni.
    M!!!

  • daniela scrive:

    “ma..questa condizione quanto può perdurare, se posso..”

    “calcoli che 18 anni fa, alle regionali, due concorrenti sono rimasti 1 ora e 22 minuti”

    “calcoli che noi in tutto abbiamo un quarto d’ora”

    “faccia attenzione al velocipite, abbiamo appena riverniciato i muri”

  • menthos scrive:

    questa si che si chiama preparazione cinefila…

  • Unto dal Pignone scrive:

    Bèh, nonostante il cameo ciclistico, non ci si perde nulla……

  • r.r. scrive:

    questo signore lo conosco bene abita molto mooolto vicino a casa mia…
    non sapevo avesse fatto questa parte nel film. belin, quando è arrivata la
    scena in questione ho pensato di avere le allucinazioni… il signor S…. è
    un ciclista d.o.c. …esce spesso in bici anche per le commissioni.. ce ne fossero! poi il dialogo è grandioso….surreale!

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