23.06.2010
Breve storia di una bicicletta disegnata che scompare
DedaDritto in Altro | 2 commenti

Potete ammirare questo "murales" nella piazza principale della poco ridente (anzi, da ridere qui non c’è proprio un ca##o…) cittadina di Lonate Pozzolo (VA), dove risiede il sottoscritto, ma ancora per poco.
Qualcuno l’ha disegnata, quando non è dato saperlo, proprio di fianco all’ingresso dello storico bar della piazza, insieme ad un’altra scritta altrettanto nota ai lonatesi che inneggia al proprietario del bar stesso: "Meglio 100 giorni da pecora che 1 da Mario!".
Narra la leggenda che diversi avventori, uscendo dal locale dopo avere alzato un po’ troppo il gomito, abbiano provato a saltarci in sella per tornare a casa, immaginate voi con quali risultati.
Ora la bicicletta blu sta pian piano scomparendo, vittima del tempo che passa e degli agenti atmosferici… Posto qui questo ricordo, dove ci sono tante altre belle biciclette e soprattutto persone che le apprezzano.
2 commenti su “Breve storia di una bicicletta disegnata che scompare”
Ciao ciao bici. Con un po’ di cuore potreste anche rimetterla in sesto, no? Comunque post apprezzato.
ciao.
la bicicletta è stata disegnata nel 91 da "qualcuno" della vecchia "compagnia del commercio"…. compagnia di motociclisti e da qui anche la riproduzione del cruscotto di un kawasaki
ora ha più di 20 anni. io ero poco più che adolescente all’epoca. é stata disegnata perchè l’allora proprietario del bar (prima di mario) aveva fatto casino, e non poco, perchè non voleva che si poggiassero le bici sul muro appena verniciato dopo anni di incuria. per tutta risposta gli hanno piazzato una bella bicigletta blu che è tutt’ora là.
il riferimento a "Mario" non è relativo a mario del bar, che tra l’altro ora non ne è più il proprietario da diversi anni, ma è relativo al povero Mario, un uomo già all’epoca in pensione e con problemi mentali che girava il paese sempre con le sue cartoline e libricini vari entrando in tutti i negozi per salutare o cose del genere. spesso aveva atteggiamenti compulsivi e schizzofrenici, ma a tutti faceva molto ridere quando gli si diceva: MARIO… fa no girà i ball che se no te mandi a Vares (all’ospedale psichiatrico) e lui rispondeva: te ve ti a Vares. No ti No ti no ti no ti no ti ti ti ti ti ti all’infinito.