11.02.2009
Caccia aperta alle cinture di sicurezza
Rotafixa in Altro | 55 commenti

questa storia delle borse fatte a mano sta rivelando aspetti comici
breve riassunto di cosa è successo in questi giorni: il qui presente rotafixa trova per terra uno striscione in pvc e pensa di farci una borsa messenger style, complice anche il fatto che ha rimediato una singer a pedale proprio per imparare a farsi le cose da sé anche cucendo.
ne fa una, e poi subito dopo un’altra (vedete su ciclistica).
la prima è cucita ad cacchium, la seconda meno.
ma ambedue, incredibilmente, piacciono, forse per quel loro aspetto decisamente punk (a esser gentili). praticamente tutt* quell* che mi incontrano mi chiedono se gliene posso fare una.
anche un mio amico americano, ovviamente fissato, che in questi mesi è a roma. si chiama cameron, peserà una novantina di chili, grosso e pelato, quasi completamente tatuato, negli usa vive trasportando con il camion pali della luce nelle zone dove passano gli urtagani che li tirano giù e quindi quest’anno ha fatto un pacco di soldi che gli consentono di vivere a roma senza fare un cazzo e dipingere i suoi quadri che nel frattempo vende.
nsomma cameron arriva per un aperitivo e strabuzza gli occhi. parla italiano, ma immaginatelo con un accento da oliver hardy (ollio): "ehi càne, ma tu hai fatto questa roba? la voglio fare anch’ìo". mi tampina per un po’. gli dico ok, ma te la fai tu, io non voglio fare niente, ti do’ la macchina, il filo e il telone, azzi tuoi per il disegno e tutto, se vuoi sto lì con te mentre la fai. e poi mi viene il lampo di genio: "allora io ti do’ macchina telo e filo, ma tu in cambio vai in giro per gli sfasci a cercare cinture di sicurezza". le cinture di sicurezza sono fantastiche per fare lo spallaccio della borsa.
"sfasci?", dice, "sì quei posti dove buttano le macchine", dico. "ok tu dìmmi (con mano a cucchiaio) dòve sòno e io ci vàdo".
una rapida rapida ricerca su google maps dà una ventna di risultati, glieli mando via mail.
sappiate che in questo momento si aggira nelle periferie romane (quelle particolarmente luride) un cristone americano tatuato a bordo di una fixa senza freni completamente ramata, telaio caldaro, ruota anteriore in carbonio a tre razze, rovistando nei cadaveri delle vetture per estirparne cinture di sicurezza. ne ha già trovato alcune, pare che quelle moderne siano differenti e non le può prendere, non so perché, poi me lo dirà all’aperitivo.
55 commenti su “caccia aperta alle cinture di sicurezza”
complimenti rota. molto molto cyberpunk!
Spero che non finisca negli sfasci dei "Casamonica" sulla "Togliatti", quelli te lo scambieno pe’ uno della DIA e lo ‘nfilano dentro ‘na pressa, dopo avergli fregato la bici…
M!!!
forse sono in ritardo per l’aperitivo, ma salutami cameron!
poi mi viene da ridere perchè sono tra le rompiballe che: "me ne fai una?"…..
bc
mi mordo le mani..
ho appena rottamato la mia macchina abbandonando (folgorato dalle illuminazioni di rota) definitivamente le (pochissimo usate) 4 ruote…
e non ho tirato giu’ le cinture… haime’…
http://www.babbocanguro.it
Eccezionale internet, ci fa partecipe della vita delle persone in tempo reale. Molto romantico.
@Valentina: se mi fosse servita una borsa, probabilmente gliela avrei chiesta anch’io. O forse no, perchè sapevo la risposta. Tutto sommato mi piace sta cosa del Rota, che ti fa smuovere il culo cercando di vincere la mentalità attuale che ti porta a pensare "visto quel che costa, piuttosto di farmelo lo compro".
http://lanerossi.altervista.org
lanerossi, quello e’ il bello del rota! che ti stimola un pensiero nuovo: "ma quello che compro vale davvero quello che pago?"
ormai le "leggi del mercato" fanno pagare per "essere qualcosa" attraverso un oggetto. si e’ perso completamente di vista l’oggetto in se’, la sua funzione e il rapporto tra costo di produzione (in termini di materie prime tempo e abilita’) e costo di vendita.
dovremmo sempre valutare, quando acquistiamo qualcosa, quanto del nostro tempo impiegheremmo a costruirlo da noi e quali abilita’ specifiche richiede l’ autocostruzione. piu’ il prodotto e’ intriso di "marketing e appeal e trandy" e piu’ conviene l’autocostruzione.
in fondo il gioco di base e’ proprio quello: si lavora e si impiegano il proprio tempo e le proprie capacita’ per comprare manufatti frutto dell’impegno e delle capacita’ di qualcun’altro. a volte e’ meglio usare direttamente il proprio tempo e le proprie capacita’ invece di usare il tramite del denaro.
pero’ sembra che ce ne siamo dimenticati.
(sorvolo sulla santificazione di rotafixa)
ciò che non si considera abbastanza – dico in genere, non qui- è il gusto che provi nel fare cose da sé; né quasi mai si considerano gli effetti accessori, che tanto accessori poi non sono, semmai inaspettati, o comunque poco prevedibili: per esempio le cose che possono accadere a partire dalla tua decisione di dire "ora faccio questo". la storiella di cameron (tra l’altro ieri mi ha portato due belle cinture di sicurezza per me, con tanto di agganci che quindi userò per la chiusura dello spallaccio) ne è uno dei tanti esempi.
qualche tempo fa, con un gruppo di persone a roma, abbiamo pensato di fare esempi concreti di decrescita, una sorta di miniseminari informali per far vedere e toccare con mano di cosa si parla quando si parla di decrescita. io portavo con me la mia bici e illustravo il concetto con quella. in più facevo l’esempio del pane fatto in casa, e chiedevo alla gente: qual’è il beneficio del farsi il pane in casa? quasi sempre mi rispondevano a) il risparmio b) il ritorno alle conoscenze del passato, colpevolmente dimenticate. in realtà volevo fargli capire altro, e ovvero l’inaspettato, la sorpresa che le pratiche di decrescita portano, e dicevo: il vero effetto decrescita di quando ti fai il pane è l’odore che riempie casa. una cosa che non puoi comprare, in nessun modo.
è così in quasi tutto, forse tutto. uno decide di farsi una borsa e poi si trova a mandare un californiano in giro per sfasciacarrozze romani. dove trovi sul mercato una cosa così?
Hai già fatto l’aperitivo? Bello Carico?
M!!!
Lungi da me l’idea di santificarti…
e’ cmq vero che ascoltando certe persone ti rendi conto di alcune cose semplici come ad esempio
che dell’auto si puo’ realmente fare a meno
che il pane lo si puo’ fare in casa
che l’acqua del rubinetto la puoi bere tranquillamente
che allattare al seno un neonato e’ la cosa migliore
che non occorre fare 100 ecografie a una donna incinta
che non lavorare un giorno alla settimana ti fa guadagnare di meno ma ti permette di trascorrere piu’ tempo con la tua famiglia
e molto altro ancora..
Rota e’ una di queste persone, quindi ti ringrazio.
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Paolo, io ti sposerei se tu fossi donna (o se lo fossi io).
Io non riesco a spiegare perchè quando torno su al mio paese e mi ritrovo la sera solo in una casa che avrà 300 anni e i muri larghi un metro che mi raccontano le loro storie. E tu riesci a spiegare che è per l’odore del pane che si fa il pane.
Ieri sera pensavo che sono arrivato a compiere oggi 28 anni senza aver mai fatto una volta la polenta in vita mia. Non è tanto per mangiare la polenta (tanto da quando è morto mio nonno io di polenta VERAMENTE buona non ne mangerò più), ma per farla io…
Tornando in ambito ciclistico, è mille volte più bello costruirsi un attrezzo che comprarlo. Anche perchè costruirlo lo fai perfetto, come serve a te. Io ho fatto la cazzata di comprare un cavalletto centraruote Park Tool e mi rendo conto che non è quello che serve a me. Quello che serve a me è uno come quello artigianale fatto dal mio capo, ma con una piccola modifica. Ora lo costruirò io il cavalletto perfetto alle mie esigenze.
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che si può dire, lanerossi, auguri! ti auguro tante polente nel ventinovesimo
pure io avevo un progettino di centraruote, ma dove si trova la materia prima? una tavola di legno, tre sbarre di ferro, cavolo sarò stupido ma non capisco dove posso trovarle…
voglio liberarmi dalla mia mentalità da supermercato… quanto chiederà un fabbro per fare due chiavi da serie sterzo del giusto spessore? che non siano elastiche, che non si consumino e che non mangino gli spigoli dei dadi? che siano minimamente portatili? che non taglino i palmi delle mani?
e cosa mi servirebbe se volessi farmele da solo?
e se mi permettete, dove cavolo trovo del maledetto nastro catarinfrangente, anche non adesivo, che non costi SEI euro al metro?
sono in crisi…
be’ allora intanto auguroni. stai messo meglio di me quando avevo 28 anni.
e fatte ‘sta polenta. io, di mio nonno, sono riuscito a ricostruire (dopo mille fatiche e non vincendo la reticenza di mia madre, gelosissima di suo padre) una salsetta che mi ricordo da quando avevo 4 anni, piuttosto tossica per un bambino trattandosi di pomodori, peperoni e peperoncini alla brace e poi mischiati insieme con moltissimo olio d’oliva e aglio. dell’aglio ancora non ho capito se va scottato sulla brace o no, penso di sì però poco ma non ho capito quanto. si chiamerebbe, nel nostro idioma, ammogghiu, o ammogliu.
per il cavalletto prova a pensare a due tubi innocenti mesi a croce (cielo/terra, orizzontale) sull’orizzontale metti uno degli snodi dei ponteggi e ci metti la bici, protetta da un tubo di gomma aperto da un lato. metodo che ho imparato all’ex snia, funzionissima.
ah il centraruote. se non vuoi comprarlo usa una forcella anteriore per la ruota davanti, e la parte posteriore della bici per la ruota dietro. puoi usare i pattini dei preni, se ce l’hai, per centrare bene. oppure delle cose tipo cacciavite o biglietti da visita o carte di credito o roba del genere al posto dei pattini, spero di essermi fatto capire…
Ma se basta puntare con la saldatrice un dado sufficiente grande e usare poi due viti a passo fine ma di diametro sufficientemente grosso per avere la precisione al decimo di millimetro. Dai, mi cadi sulle cose più semplici :D
Ho capito, vi mando il progetto.
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Caesar, io faccio raccolte di ferro vecchio, avrei a disposizione tanto di quella materia prima da far paura. Ed ho qualche amico che lavora nel settore della meccanica, per cui pezzi di dimesioni precise li portano fuori dal lavoro pagandoli prezzo di costo.
Per farti gli attrezzi più che un professionista, rivolgiti a conoscenti. Le chiavi da serie sterzo sono una delle cose più difficili, non da fare, ma da fare che durino: sono infatti temprate credo (molto dure superficialmente). Gli spigoli puoi arrotondarli di mola o di lima.
Alla fine basterebbe una lastra del giusto spessore ed un taglio preciso, meglio prima stare scarsi e lavorare poi di mola e di lima.
Se volete condivido le quote e le idee del cavalletto centraruote.
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@Mangiagatti; la polenta si prepara con la farina di granturco, non con quelle istantanee, se nella casa di cui fai cenno c’è un "fogher" e sono certo ci sia, ci si mette su il paiolo e si scalda l’acqua con fuoco di legno, il paiolo si appende alla catena o si monta sul treppiedi (a seconda delle zone in Italia troverai l’uno o l’altro), quando l’acqua è bella calda, un po’ prima del bollore che normalmente aspetti per la pasta, ci cali mezzo pugno di sale e piano, piano aggiungi la farina, mentre compi l’operazione con il "ramaiolo" giri lentamente e continui a farlo, per una quarantina di minuti, anche dopo che hai teminato di "fioccare" (come la neve) la farina, quando la consistenza è quella che desideri e senti gli avambracci belli stanchi, predi il paiolo e stendi la polenta su un piano di legno.
A questo punto si evidenziano le differenti culture gastronomiche tra le varie regioni italiane e gli innumerevoli modi per condire o accompagnare la polenta.
Due raccomandazioni, non dimenticare di alimentare il fuoco mentre giri la polenta, in Veneto si taglia solo ed esclusivamente con il filo.
Un suggerimento, dalle tue parti fanno una farina di granturco "bianco" che, sono sicuro sia quello usato da tuo nonno, in questa "insignificante" differenza rispetto al mais "giallo" ci sono almeno 4 (quattro) secoli di stroria e fatica dei contadini veneti che piano, piano hanno "selezionato" un ecotipo perfettamente adattato all’ambiente di coltivazione con una "variabilità genetica" molto più ampia dell’intera base genetica delle innumerevoli "varietà ibride" selezionate dalle ditte sementiere; senza arrivare a parlare e discutere dei tanto vituperati "OGM".
Se i mari fosser de "tocio" lariolèà e le montagne "poenta" laiolà…
P.S. la polenta, come il riso, "muoiono" nel vino, con l’acqua te se gonfia la panza.
BUON APPETTITO.
M!!!
Michelangelo, l’ho vista fare tante di quelle volte che potrei fare un trattato sulla polenta, non occorrono le istruzioni
La polenta bianca è tipica della zona del veneziano, roba da gente di mare. Noi la si fa con la farina gialla.
Quella vicentina di solito è molto bassa e fatta con farina macinata fine, anche nelle zone di montagne, rispetto alla tradizione del resto dell’Italia settentrionale (che usano, nelle zona montane, farina a grana grossa e spesso con un po’ di crusca).
Molti sbagliano a farla (mia mamma compresa…) e viene sempre troppo molle, al punto che è necessario servirla con il cucchiaio (che tristezza). Mio nonno riusciva a farla della giusta consistenza, bella "morbida" da girare nel paiolo (giuro che è una parola che ho imparato in italiano alle medie… e che ancora mi suona strana), si distende facilmente sul tagliere (idem per paiolo), ma non troppo… Restava alta 3 centimetri e il tempo di portarla su in casa (si faceva nella casa vecchia, di là della strada) si rapprendeva bene e si tagliava col filo, che era annodato sempre al manico del tagliere.
La fetta del bordo era sempre la più prelibata.
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"te g’he voe i corostoi stamani?"
Praticamente gli antenati dei "corn flakes" (o fiocchi di mais); si tratta della polenta che resta nel paiolo dopo aver versato la polenta, si lascia che asciughi ben bene e puoi si staccano pian, piano con la punta del coltello, si raccolgono in un canovaccio e la mattina dopo si mettono nel latte. In questo modo si recupera un po’ di cibo si pulisce la polenta e si risparmia il sapone; il paiolo si lava esclusivamente con acqua altrimenti si invelenisce la polenta.
La polenta nel bellunese la fa chiara, el sorc (granturco) giallo si usa per le pite (galline).
M!!!
il paiolo in rame si lava con acqua e poi si lucida con sale e aceto
e io la polenta la faccio sulla stufa a legna, usando sempre legna di faggio e con la farina gialla(bramata)
continuo a rigirarla col mestolo in legno finchè non è ben asciutta e compatta
poi la riverso sul talgiere(coperto con un tovagliolo) e servo accompagnadola con:
-panna d’affioramento
-latte
-bruscitt(una sorta di ragu)
-formaggi vari
-salsiccie
e tutto ciò che la fantasia suggerisce
quello che avanza si taglia a fette di circa 1/2 cm di spessore e si frigge in padella accompagnadolo a uova all’occhio di bue.
il paiolo dopo essere stato svuotato si rimette sul fuoco finchè si stacca la crosta di polenta da sgranocchiare a fine pasto o all’aperitivo successivo…
resta inteso che chi gira la polenta deve avere forti braccia e deve essere sempre rifornito di vino possibilmente rosso e fresco(stando vicino alla stufa bollente si suda)
Matteo
Nel vano della "stufa economica" cuoci anche il coniglio?
Invitami.
M!!!
certo!! me li fornisce un contadino della zona in cambio del fieno dei prati.
ogni tanto passa e mi fa "ti lasciato un conoglietto…"
di solito sono bestie enormi che qua in città ci sogniamo… eho una ricetta speciale per cucinarli…
Matteo
La polenta col latte l’ho scoperta pochi anni fa (mia mamma la mangiava sempre – per necessità – da piccola), di solito la mangio a 1000 e passa metri sui prati del Trentino, con un amico particolare che la fa in mezzo ai pascoli, bruciando i rami di mughi ed abeti che si trovano in giro.
La "polenta onta" (quella fritta, grossomodo) non mi piace granchè… Anche se una volta, facendo una grigliata, ho messo delle fette di polenta nella teglia dove c’erano le salsicce e le bracciole tenuto in calda mentre finivo di cucinare il resto. E’ venuta una meraviglia, ripassata nel "pocio"…
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lanerossi, vergona! neanche una polenta in 28 anni!!!
comunque la consistenza giusta arriva con l’esperienza. se ti sembra molla la lasci sul fuoco un po’ di piu’. a bergamo la polenta si fa un po’ piu duretta. e’ cotta quando la crosta che si forma sul paiolo comincia a staccarsi.
a.
ps e’ bello iniziare con le borse per finire alla polenta….. rota, ma il pane fatto in casa, come viene? e’ buono? io l’ho mangiato buonissimo in puglia, pero’ fatto nel forno al legna in una masseria, ma cosi’ non vale: e’ troppo facile!!! com’e’ quello cotto nel forno di casa?
come vuoi che venga…
ottimo. uso solo farina di grano duro. a volte un misto di farro e bianca 0.
ps ciclistico: sto utilizzando tubolari vecchi e sfasciati per fare portafogli.
sei troppo avanti…. mi fai quasi paura! ;-P
a.
ps: rota, dove trovo un ricetta per il pane? mi hai messo la curiosita’ addosso….
@999; di ricete per il pane ne esistono infinite, parti dalla base e ci aggiungi fantasia, gli ingredienti essenziali sono farina, acqua, lievito e un pizzico di sale. Detta così sembra facile, nella realtà dei fatti prova solo a considerare quante tipologie di pane hai incontrato nella tua vita e ti renderai conto che le variabili con solo 4 ingradienti posso essere innumerevoli.
Il forno a legna rende il pane squisito per come irraggia il calore, la cottura non è diretta ma per riverbero e di conseguenza l’effetto che ottieni è opposto a tutti gli altri tipi di forno. Oltre a ciò, le temperature in un forno a legna (quelli a cupola) sono quasi il doppi rispetto ai normali forni di casa.
Nel bergamasco fanno la "polenta taragna"… Raccontacela!
M!!!
Mi, la polenta taragna e’ della valtellina e della val brembana. la farina e’ un misto di granturco e grano saraceno. si prepara come una polenta normale e a fine cottura si aggiungono parti uguali di burro e formaggio branzi o formai de mut tagliato a tocchetti in modo che si sciolga nella polenta.
e’ praticamente un piatto unico (mooolto pesante) anche se nell’opulenza odierna si usa accompagnarla con pietanze a base di carne (brasati vari) o funghi. il mix e’ in grado di bloccare la digestione per un paio di giorni e fornisce una quantita’ di calorie bastante per una settimana.
marti
L’evoluzione ci ha fornito di determinati organi interni perchè questi ci aiutino a sopravvivere e svolgano compiti e funzioni a volte gravosi… non mi postro mica appresso 7 metri d’intestino e 8 etti di fegato per cazzeggio; se stanno li è giusto che anche loro facciano il loro lavoro.
M!!!
Io mi faccio le cinture coi copertoncini usati. E vengon pure stilose, se mi spiegate come postare le immagini ve le mostro….
mi avete convinta, stasera polenta, ne vado matta, e poi oggi il il clima si presta anche quaggiù! un freddo da mòriri
una mia amica bresciana mi ha insegnato a farla senza troppo sbattimento: si gira all’inizio e poi si lascia sul fuoco al minimo fin quando si stacca dalle pareti della pentola…zero sbattimento…per i puristi sarà una bestemmia
ne faccio tanta e domani la passo alla piastra e poi ci metto su lardo di colonnata o gorgonzola, già sbavo, meglio che la chiudo che oggi non ho neanche pranzato, vado a cucinare…
e la terragna? che ci dite?
Valentina, scusa se mi permetto, ma il primo ingrediente per la polenta è che il "cuoco" sia uomo padano nato a nord del 45° parallelo (che guarda caso corrisponde grossomodo alla linea separatrice descritta dal Po).
E’ come se io mi mettessi a fare i babà, l’ammatriciana ecc. Posso anche farla l’ammatriciana, ma sarà un volgarissimo sugo con gli stessi ingredienti, non sarà mai "vera".
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lanerossi, perfettamente d’accordo, non a caso vivo con un padano da dieci anni che cucina daddio…di solito la polentina la fa lui, e in cucina meno mi vede e meglio sta
solo che ora è in senegal e mi devo arrangiare da sola, speriamo bene…tocca pur mangiare!
Restando in campo alimentare, ci sarebbe un’altra specialità, i gnocchi co la fioreta (o gnocchi di malga).
Erano il cibo più povero (e più buono) che ci fosse, li mangiavano i nostri montanari durante l’alpeggio in malga. Stavano 2 mesi sopra i 1000 metri con le vacche e i rifornimenti erano scarsi, si mangiava quel che c’era.
Quel che c’era era latte, formaggio, un po’ di farina gialla e un po’ di farina bianca. Con quella bianca si impastavano gli gnocchi, si aggiungeva la "fioreta", la prima fioritura del latte quando si fa il formaggio, un prodotto semiliquido (la ricotta è quello che viene dopo…). Col cucchiaio si buttavano in acqua bollente, aggiungendo per condirli burro fuso (anzi, rosolato mi hanno insegnato) e qualche foglia di salvia. L’uovo nell’impasto è permesso a noi moderni solo per riuscire a tenerlo insieme (che spreco sarebbe stato ai tempi!).
Sono divini.
@Rotafixa: se ti servono tubolari vecchi, bucati, rovinati ecc. io ne ho un bel po’, non li ho mai buttati via (come faccio con tutto quel che riguarda la bici… e se poi viene buono in qualche maniera? Per fortuna ho il posto per farlo). Te li mando giù con l’altra robetta che ti aspetta?
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yes, thanks basta che non spendi troppo di spedizione. possono andare bene due mozzi post e una guarnitura.
certo che sei proprio un leghista… mo’ quasi quasi me metto a fa’ la polenta pur’io.solo che non mi piace.
ps a proposito di piatti poveri: mai sentito parlare della "gnotta ‘i cocci"? significa zuppa di sassi ed è letteralmente una zuppa di sassi (di mare). piatto, anzi scodella, eoliano. più povero di così si schianta.
A proposito di borse e riciclo di camere d’aria
http://ciclofficinacuccagna.blogspot.com/2008/02/e-borsa-fu.html
Bella regà, sono mesi che sto un pò impicciato e soprattutto ho dmenticato la password del profilo, e poi…e poi il discorso commrciale mi aveva un pò raffreddato, ma discorsi come questi mi raccendono come la brace sotto la cenere quando si aggiunge della buona legna stagionata bene!
1- Se arriveranno dei tubolari vicentini al rione Monti quelli ancora buoni verranno confiscati seduta stante dal sottoscritto, a costo di minacciare Rota con un frullino con disco diamantato per l’acciaio!
2- Queste ricette non c’entreranno nulla con le bici ma son come l’oro colato per me.
3- Le borse arte-fatte dal Rota sono fichissime ve lo assicuro, anche la prima con le cuciture punk, per non parlare della seconda fatta con le parti dello striscione con le scritte sopra, quasi un opera d’arte!
4- Non vedo l’ora di avere tempo per farmene anch’io una, sempre che il buon Rota sia disponibile.
5- A proposito di ricette povere la mia cultura pastorizia delle montgne d’Abbruzzo me ne suggerisce un paio: la "panonta" che è semplicemente una fetta di pane abbrustolito sulla brace sulla quale si deposita per alcuni minuti una fetta di lardo di guanciale…che poi veniva tolta! Troppo preziosa! Rimaneva allora solo l’unto del guanciale ed il profumo. E poi "l’acquacotta". Si soffrigge dell’aglio e peperoncino si aggiunge acqua calda, quando bolle si rompono delle uova dentro e mentre si cuociono "in camicia" ci si ammollano delle fette di pane duro. Una volta tolto il tutto dal fuoco si grattuggia del pecorino sopra. D’inverno è un piatto eccezionale!
6- Le ricette per fare i colori, le vernici, le colle le vado cercando col lanternino da anni ed ora ne conosco moltissime. Ma c’è un metodo per fare le preziosissime lacche vegetali che non si ha più memoria, sono cinque anni che ricerco ma niente. Ora ho conosciuto una persona che addirittura ha dato la tesi su queste lacche; unendo loa mia esperienza empirica e la sua conoscenza teorica sono sicuro di riuscire a riprodurle! Se interessa vi terrò informati.
7-Grazie.
8- che piacere ri/leggerti.
grazie a te massi
Massi, quella del lardo mi ricorda molto le storie dell’unica aringa (lo scopeton) su cui tutta la famiglia strofinava la polenta.
Sembra una leggenda, invece sono storie che i miei genitori (freschi sessantenni) hanno vissuto.
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Indovinate un pò…ieri sera vado a cena dai miei, arrivo tutto infreddolito e…che trovo a tavola?Un bel piatto fumante di acquacotta fatta da mio padre!! Con la variante della cicoria di campo! Ancora mi lecco i baffi.
e un po’ che non vi scrivo ma sta discussione è veramente interessante, ulla polenta ( sto a Pescara quindi non ho nulla da insegnare ) ieri un’ amica l’ha ripassata al forno 10 min mettendola in una teglia bassa e ricoperta con un letto di funghi insaporiti con salsa tartufata e pezzetti di salsiccia di fegato che non so da voi ma da noi si usa molto… il risultato fantastico. Sula questione pane invece c’è un bel sito nazionale Kucinare.it dove ci sono ricette casalinghe ma dove potete trovare anche il procedimento per farvi in casa il lievito di birra.
per il resto mi vien da dire che tutto questo è la dimostrazione che la bici non è un mezzo ma uno stato della mente, una visione della vita e tanto per aggiungere un tassello vi dico soltanto che a dicembre l’azienda in cui lavoravo come progettista ha licenziato metà dei dipendenti io mi sono licenziato per mettere su,insieme a due amici un piccolo negozio di vendita e riparazione bici nella città di pescara, mi sto facendo da me parte degli arredi e i piccoli lavori di muratura ora l’unica cosa che manca come al solito sono dei documenti burocratici ma credo che al piu’tardi apriremo nel mese di aprile.
Fabrizio, la polenta riscaldata è quasi più buona di quella appena fatta.
Se hai voglia di scambiare un po’ di idee con un collega, per vedere se ne può venir fuori qualcosa di buono, basta che mi mandi una mail!
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@Massi; ben tornato, me mancavi… La storia delle lacche mi sa che la accenno a quello squilibrato tuttofare di mio padre, cià so che sbrocca, brontola dice che non capisci un ..’zo e poi me batte l’indirizzo per estorcere saperi. Le stesse si posso usare anche sui legni? Non volermene a male, non ne capisco una m..chia.
@Fabrizio, a te un caloroso OLE’ per la "salita".
M!!!
state vedendo l’effetto decrescita di cui parlavo sopra.
la discussione gastronomica non è un OT. é esattamente la stessa cosa.
si tratta di attitudine.
Unto, a me interessano le tue cinture di copertoncini! le mie si stanno sfasciando a forza di portarci lo U-lock da 2Kg…
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Ecco un esempio
)))
au revoir
@caesar; non so come l’abbia fatte lo "zozzo de rocchetto", posso dirti come me l’ero fatte il, non con i copertoncini ma con le camere d’aria: ti serve una fibia simile a quelle che usano per le cinte militari, quelle che infili un capo della cinta e poi tiri spostando un piccolo asse verticale sul retro della fibia, sostituisci la vecchia cinta in stoffa con una camera d’ariabucata e la passi nei calzoni: personalmente ho spesso d’usarla perchè misporcava i pantaloni e in più non scorreva bene perchè di gomma.
@rota; a proposito di gomma e rimanendo all’argomento del post, credo che lo spallaccio della tua borsa, realizzato con la stoffa della borsa stessa, sia meglio delle cinture di sicurezza. Il telo gommato della borsa credo sia meglio perchè non scivola mentre pedali e di conseguenza la borsa resta più o meno all’altezza e nel punto della schiena dove scegli di appoggiarla, le cinture di sicurezza, sebbene più resistenti, sono un po’ scivolosette e di conseguenza la borsa tenderebbe a scivilare in avanti durante la pedalata.
M!!!
@ Michelangiolo- Io parlavo proprio di lacche da fare sul legno! Il procedimento è in realtà quello usato dagli antichi tintori di tessuti, gente che raccatava, per esempio, pipì di uomini ubriachi e poi la stagionava per qualche mese, erano quasi alchimisti e spesso malvisti dalla popolazione, che però ammirava quei tessuti colorati.
@Massi; lessi da qualche parte che sta cosa della pipì era fondamentale per il blu d’occitania, il tutto prima dell’avvento dell’indaco. Non so cosa cacchio significa, per quel che mi riguarda i colori sono poco più di 7 però mi stupisce quante cose strane si sia inventato l’uomo per i propri scopi. Parlando con un’amica che fa la ceramista mi ha detto che per dipingere lei non usa gli stessi colori che si vedono a cottura ultimata bensì altri, li per li mi è risultato un po’ strano, c’ho riflettuto su un po’, mi sono fatto aiutare dal tuttor del Cepu e quando ho capito la sono andata a vedere al lavoro… lo consiglio a tutti, come entrare da un ebanista!
M!!!
al momento le novità sono queste: sto facendo una serie di portacose (portafglio o portattrezzi) con i resti dei tubolari sminchiati. sono piacevoli da vedere e facili da fare. li stiamo mettendo al gazometro per autofinanziarci.
daje de singer.
e ricordatevi che la ciemmona sta per arrivare, con tutto l’ambaradan delle iniziative precedenti.
@ Michelangiolo- Newton scoprì che i colori sono sette, ma si possono ridurre a tre fondamentali,quelli della stampante, ma un pittore che sia degno di questo nome ti dirà che sono due (giallo e blu), per i primitivi erano tre ma non quelli della stampante, se guardi un tramonto sono letteralmente infiniti…insomma nessun filosofo artista o fisico ci ha mai capito definitivamnte un ciufolo (m a differenza dei suoni per esempio). Le lacche anno proprio questo effetto, he cavolo di colore è quello? UN rosso, ma dà sul blu, oppure è viola, ma c’è anche una fumatura sul giallo! Insomma affascinavano, come oggi i nostri poveri occhi ormai tricromi sono affascinatida uno schermo piatto lcd, da un display o da un telefonino. RIPRENDIAMOCI LA CAPACITA’ DI PERCEPIRE PIU’ COLORI, DIVERSE SUPERFICI, INFINITE DIFFERENTI SFUMATURE! I colori insomma sono un discorso infinito che mi affascina sempre più. Consiglio un libricino fenomenale: Storia dei colori Manlio Brusatin Einaudi. Ciao
mi hai convinto, se è ancora edito me lo accatto o cerco di rimediarlo in biblioteca. Per me i colori conosciuti resteranno quelli dell’arcobaleno più il marrone, il bianco e il nero, se non altro ne saprò un po’ di più.
Che i verdi siano tanti lo so benissimo anche se non so come identificarli, se vado in un bosco i miei occhi li percepiscono, non so dargli un nome, so solo che mi fa effetto vederli tutti.
M!!!
ecco i portafogli fatti con i tubolari.
non so se ne avete già parlato, ma c’è una ragazza ungherese che fa borse con le camere d’aria…
articolo http://www.polkadot.it/balkan-tango
online shop http://supermarkethq.com/designer/1345/products
Se avete letto Libera nos a Malo (e se non lo avete letto, che aspettate?), c’è una bella paginetta sulla Camara Daria in quanto materia prima.
http://lanerossi.altervista.org
bella massi, bella rota…ecchime
6 pronto pe stasera bellinz?
prontissimo.
sarà un panico.