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Cattive notizie

Alberto in Altro | 18 commenti

Milano, 28 mar.- (Adnkronos) – Dal convegno organizzato a Milano
‘In bici da Milano in Fiera e all’Idroscalo’ e’ emerso un dato
interessante: l’uso della bicicletta negli ultimi 10 anni e’ aumentato
del 150%. Questo fatto richiama la necessita’ di utilizzare mezzi
sicuri, stabili, resistenti, il tutto garantito e facilmente
verificabile e identificabile dal consumatore da un’apposita
etichetta. Stanno infatti diffondendosi le “biciclette europee a
norma”, progettate e costruite secondo le nuove norme europee Uni che
definiscono una serie di requisiti sulla sicurezza e i parametri
costruttivi ai quali i produttori si stanno adeguando. I telai e le
forcelle dovranno essere sottoposti a dei veri e propri crash-test
mentre i sistemi frenanti devono poter garantire precisi spazi di
arresto a seconda del modello e delle dimensioni della bicicletta.
Le norme, recepite da tutti i Paesi europei, sono destinate a
sostituire tutte le normative nazionali vigenti, in una materia dove
sino ad ora non esistevano regole comuni. Poter disporre di un quadro
normativo unico rappresenta sicuramente un’importante occasione per
l’intero settore in termini di eccellenza e competitivita’ mentre i
cicloamatori dispongono ora di un valido strumento per identificare,
scegliere e acquistare biciclette sicure. Le due ruote ”a norma”
sono facilmente riconoscibili in quanto devono riprodurre – in punti
visibili e in modo indelebile – il numero della norma europea di
riferimento, il nome del fabbricante o del responsabile della
distribuzione.

L’Italia e’ stata in prima linea durante tutto l’iter che ha
portato alla definizione delle norme tecniche europee. L’Uni, in
collaborazione con l’Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo
Accessori) ha gestito la segreteria del comitato tecnico europeo (CEN
TC 333) che ha elaborato le norme, coordinandone i lavori e facendosi
portavoce delle istanze dei produttori nazionali di biciclette e dei
loro componenti, e a livello nazionale supportata da FIAB (Federazione
Italiana Amici della Bicicletta). (segue)

(Zlo/Pe/Adnkronos)

28-MAR-08 17:10

18 commenti su “Cattive notizie

  • Unto dal Pignone scrive:

    Che famo, buttamo via tutto?!…No, ditemelo perchè io da domani devo montare la mia nuova fissa…

  • HCE scrive:

    se penso all’aumento di uso della bicicletta, ed ai problemi di sicurezza che ne conseguono, il primo problema che mi viene in mente non è certo la qualità dei mezzi.
    prima metteri la qualità delle strade, di chi le frequenta alla guida di armi improprie, dei percorsi ciclabili quando ci sono.
    ma questi sono problemi che in itaglia non possono essere affrontati. è anche inutile dircelo, lo sappiamo.

    quanto alla tua fissa, come tutte le bici artigianali, recuperate e modificate, non sarà certo omologabile.
    e fin qui poco male, se uno potrà scegliere la bicicletta certificata e garantita, che diventerà come l’auto, ovvero una scatola nera su cui l’utente non deve mettere le mani, oppure affidarsi alla competenza propria e della propria rete di amici, ciclofficine e ciclisti, ed essere responsabile della gestione e/o della costruzione dei propri mezzi di trasporto.
    fin qui, è una scelta. chi frequenta queste pagine ha già scelto. chi vuole solo disporre di un mezzo di trasporto, senza curarsi di gestirlo, avrà un marchietto luccicante sul telaio, il cui scopo principale sarà mettere fuori mercato i mezzi cinesi a poco prezzo.

    il rischio è però che una certificazione di questo tipo porti ad una espropriazione della libertà di manutenere e modificare la propria biga, che è uno degli aspetti più belli di questo mondo, e anche uno dei motivi per cui i mercanti ed i pubblici amministratori fanno così fatica ad averci a che fare.

  • Gaetano scrive:

    Evidentemente vogliono fare di tutto per far scendere la percentuale di uso della bici, già BASSISSIMA, nonostante l’aumento, in Italia.

    E’ come il ponte sullo stretto: che cavolo lo fai a fare, un ponte che sta in mezzo una Salerno-RC DA RALLY e una Sicilia dove per andare IN TRENO da CT a Palermo (250km) ci metti 6 ORE (se va bene).

    Bici a norma? Ok. PRIMA PERO’, CITTA’ A MISURA DI BICICLETTA.

  • pillo scrive:

    Figurati se l’Itaglia non era in prima fila per complicare o burocratizzare le cose e per rendere ancora più complessa la vita a chi va in bici e magari se le autoproduce.

    Comunque la normativa eventuale è del tutto inapplicabile: è vero che pochi usano la biga, ma tutti ne hanno almeno una, e non penso siano intenzionati a cambiarla perché un vigile gli dice che non è omologata.

    A logica sarà tipo “marchio di qualità” e balle varie per distinguere sul mercato le porcate cinesi dalle componenti serie.
    Se così non fosse io propongo una rivoluzione, ci sta benissimo per una cosa del genere

  • Tody scrive:

    Come tutte le cose, in Italia, se ne parlerà soltanto… Le bici omologate ci saranno insieme al mercato alternativo: cinese, autoproduzione, cannibalismo, insomma, un pupurry di regole nessuna delle quali osservate come si deve! Che il prossimo governo ce la mandi buona…
    getta l’auto e prendi la bici (omologata, cannibalizzata, di produzione propria od artigianale che sia… ma, prendi la bici) Tody

  • Tody scrive:

    Quoto pillo

  • bbio scrive:

    ..ma scusate se devono essere omologate significa che deve essere garantito che vengono fatte tutte in modo uguale: perche’ non vanno direttamente a sparare un colpo alla nuca degli artigiani telaisti gia’ in estinzione? vogliono farsi spazio in un settore per investire (e fare fruttare) i capitali accumulati in questi ultimi anni? o vorrebbero lasciare credere che un telaista dovrebbe fargli 4 o 5 telai (perfettametne!!) uguali da sottoporre a crash test, prove di fatica e di trazione? con quali costi? non fanno prima a fargli saltare la bottega? perche’ non fanno le certificazioni anche di chi prepara mobili artigianali? forse perche’ la speculazione avrebbbe poco spazio (nella produzione di massa c’e’ gia’ l’iGHea)..
    se rendono obbligatoria la certificazione imparo a fare telai (bene, s’intenda!) e poi li butto nei bidoni della spazzatura casualmente sotto casa di chi ne fa richiesta.

  • massi scrive:

    Questa storia segue una logica automobilistica, la logica dei crash test provoca ancora più incidenti. Dal 1885 il telaio delle bici ne ha fatti di test cazzo! Allora ci vorranno dei test anche per le gambe delle persone, visto mai se uno corre per prendere il bus e gli si rompe un menisco?! Potrebbe essere un pericolo anche quello!E’ chiaro che mi rifiuterò a priori di rispettare certe norme, che faranno il tiro al piattello per fermarmi?

  • Unto dal Pignone scrive:

    Il problema del cash test è ridicolo: una bici non si schianterà mai a 120 all’ora perchè non è quello che un ciclista chiede.
    Mi apre la stessa manovra fatta dalla grande ditribuzone epr ammazzare i negozianti, adesso se la prendono con gli artigiani.
    Noi ci ridiamo ma è seria la cosa: se ad un certo punto abbiam dovuto buttare i caschi da moto a favore di queli omologati, ci toccherà buttare via le bici artigianali che abbiamo?!
    Faccio un esempio: in cantina ho una bici fantastica di un gregario di Saronni arrivatami tramite amici comuni ricevitori del dono. Questa bici ha fatto non so quanti chilometri, due tappe del Giro d’Italia, più vari chilometri sotto il mio culo. Domanda: secondo la Comunità Europea è abbastanza sicura?!…

  • Lanerossi scrive:

    Ma questi li pagano per pensare?

    Ormai mi mettono a norma anche i femori e se non ce li ho a norma non posso camminare, ma munirmi di pratica sedia a rotelle ISO…

    @rotafixa, ma i tuoi telai hanno fatto i crashtest? Ci mettiamo a produrre telai di contrabbando?

  • gi0rgi0 scrive:

    Esistono già da anni, a livello nazionale, normative che regolamentano la costruzione delle biciclette e dei componenti con cui sono montate. Queste nuove credo che servano per uniformare la faccenda a livello europeo. A chi si costruisce le bici coi ravatti, non credo che gliene freghi granchè..

  • frank scrive:

    si tratta di vedere quali sarebbero le conseguenze: gli standard costruttivi saranno un requisito indispensabile per circolare su strada o avranno importanza solo per eventuali e future coperture assicurative?
    chiunque lavora nell’industria sa benissimo che non sarà una certificazione a garantire veramente la qualità del prodotto venduto: prima di tutto il test può riprodurre solo alcune delle condizioni di impiego, poi perchè potrà verificare al massimo la resistenza del telaio a un certo tipo di sollecitazione. e comunque non è sempre detto che il prodotto finale corrisponda veramente al prototipo testato, nella struttura, nelle tecniche costruttive e nei materiali.
    di sicuro ci sarà un aumento dei costi della componentistica che nel frattempo sarà rimasta esattamente quella che era, solo con un bollino in più.
    ringraziano le società di certificazione.

  • mao scrive:

    Ma figurati se stanno a vedere tutte le bici che ci sono in giro, e che cazzo ne sa un caramba che sei partito da un telaio e ci hai fatto la bici attorno. E la sciura con le borse della spesa sul manubrio della Atala del 65? tutte balle. Avranno l’omologazione (ma non ci credo) le bici da grossi produttori. Ma quelle da 100 euro che al distributore costano 20 compreso trasporto non l’avranno mai perchè costerebbe più della bici stessa, come fai a risalire con quali standard fa i pezzi il cantinaro in vietnam? A dire il vero ogni nostro artigiano potrebbe avere la certificazione in poco tempo, ma non c’è la mentalità…comunque le forcelle ormai sono in carbonio e fatte in Giappone o Taiwan o Cina ecc. ed è il componente più a rischio, e di test ne fanno davvero tanti, soprattutto perchè negli Usa se un pezzo si rompe e dimostrano che è colpa del costruttore sono cavoli. Non penso sarà un problema.

  • cello scrive:

    son un po’ stanco di tutte ‘ste menate a norma di questo e di quello. e quindi me ne sbatto, e quoto massi: se vogliono fermarmi mi devono sparare. poi vediamo se la mia biga di recuxo e’ a norma o no.

  • RacingCats scrive:

    E’ il frutto della politica ANTI-CINESE. La politica delle norme restrittive e dei marchi di sicurezza serve ad ostacolare il prodotto cinese “a marchio cinese” lasciando liberi i marchi europei di commercializzare i prodotti cinesi dopo avere applicato i vari bollini di conformita’. Con l’aggiunta di qualche 100 euro per lo scomodo ;-)

  • falkar scrive:

    Si, tanto se ti vengono addosso a 60 km/h, la bici si accortaccia anche se è fatta di adamantio.

  • rotafixa scrive:

    io mi faccio un cu*o così a cercare tubi e congiunzioni, figurarsi se mai butterò un telayo per i crax test.

    manco le bombe si meritano, ‘sti genii.

  • valentina scrive:

    ho comprato il bullone nuovo che regge il canotto reggi sella (al posto di quello da muratori che c’era) e sulla confezione c’era scritto “Per il montaggio di questo pezzo, si consiglia di ricorrere a un tecnico qualificato”

    ahhahahhh!! per avvitare due brugole, cose da pazzi, di questo passo ci consiglieranno di chiamare l’elettricista per cambiare una lampadina.

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