28.02.2009
Ho lasciato l’italia senza mai andarmene
Rotafixa in Altro | 33 commenti

Mi sono reso improvvisamente conto di essermene andato. Io non sono più in Italia, e non sono più italiano.
E’ come se fossi espatriato e avessi cambiato la mia intera storia.
Non riconosco più in me quasi alcuno dei comportamenti che vedo negli altri. I riferimenti "culturali" di base, per esempio quelli che ci fanno ridere alle battute, quelli che fanno capire ad un gruppo di persone di cosa si sta parlando, i sottintesi, perfino alcuni gesti che aiutano le discussioni, sono ormai sballati ai miei occhi.
Per dire: quando gli altri parlano di calcio io vago con la testa per i fatti miei. Argomento irrilevante, quando non nocivo per una decente socialità. Oppure: visto che da oltre un decennio non vedo tv, non entro nelle discussioni degli altri, quasi sempre incentrate su "hai visto ieri…". O il cinema, idem.
Mi sembra che girino tutti a vuoto, avvinghiati alla mangiatoia di cibi malsani o nocivi. Il tempo inesorabile passa, il chiacchiericcio ronza.
E’ ovvio che ciò sia derivazione della strana vita che conduco avendo scelto, irrimediabilmente, di spostarmi come mi sposto. La mia città non è più la stessa di quella degli altri da un lungo periodo, ma adesso mi sembra anche essere venuta con me in un posto diverso, magari non proprio di questo stesso identico pianeta ma di uno lievemente in asincrono con questo.
In fantascienza dicono "un’altra dimensione" no?
E’ così per me.
Ho aperto una porta e sono scivolato via, senza andarmene mai.
Sensazione meravigliosa.
33 commenti su “ho lasciato l’italia senza mai andarmene”
secondo te e un fattore solo nazionale oppure e un fattore umano….
é un fattore del tutto personale.
Che dire…anch’io vivo senzazioni analoghe da anni ma non ho mai correlato la cosa al mezzo di trasporto. Ho semplicemente che con il passar degli anni sia inevitabile un’aumento di autoconsapevolezza, di saper meglio distinguere cosa è vitale e cosa è superfluo. Ma a parte la fissa, la mancanza di auto cinema e tv, in cosa consiste la stranezza oggettiva della tua vita? Io non riesco a vederla. Conosco piu di una persona che ha queste stesse tue "stranezze" ma non le ho mai considerate non italiane perchè vivono la loro vita fra di noi, con noi che magari non abbiamo queste stranezze tutt’assieme.
Comunque sei un poeta!
è la stessa, identica cosa per me. gli argomenti che riempiono l’immaginario collettivo non mi attraggono più da un pezzo, perché fanno parte dello stesso pattume che pregna di sè la Società.
Può sembrare incredibile, a ben pensarci, quanto possa cambiare semplicemente cambiando la modalità, il mezzo di spostamento. Eppure, se ciò è vero, significa che dietro c’è uno sconvolgimento altrettanto reale e proporzionale – se non di più – dei rapporti tra le varie parti di cui è fatto il sistema sociale in cui viviamo: rapporti che nei limiti del mio vissuto comprendono la freccia non messa dell’automobilista davanti, la maglietta sudata quando arrivi al lavoro o all’università, l’andartene per strade con l’aria pulita e vedere i tuoi simili incazzarsi in una fila di macchine bestiale (che nessuno di loro voleva…).
Ti accorgi di essere fuori da quei rapporti, sebbene e anzi a maggior ragione resti importante la capacità di non dimenticare la tua vita del passato così come la vedi negli altri…dall’esterno. Quello che tu eri e che loro sono rimasti.
Si può lasciare un posto senza andare via fisicamente, perché la felicità è innanzitutto uno Stato dell’anima.
Più che su TV (che bene o male qualche 10 minuti al giorno guardo) o cinema (che non guardo mai ad essere sincero…), io sta cosa la sento sui vestiti… Con i ragazzi della mia compagnia qualche volta viene fuori il discorso abiti ed io inorridisco ogni volta: sembra sia la cosa più importante al mondo.
Sarò io un caso patologico in merito, ma non so nemmeno da quanto tempo non entro più in un negozio di abbigliamento (vabbè, ormai amici e parenti si sono rassegnati a regalarmi solo vestiti, invece di altre cose inutili, così abbiamo risolto tutti il problema
)
http://lanerossi.altervista.org
non sono il solo allora. ciò mi rincuora.
ho lasciato la stessa nazione e la stessa città. per ora anch’io in forma astratta, presto materialmente.
tallbiker.net
io a volte penso di aver lasciato questo pianeta. per ora mi trovo su marte, penso di far rotta su venere appena troverò la corrente favorevole, da lì spero di spiccare il volo per altre galassie, magari ci si vede
bella rota
davvero
Vale, non vale (!): tu il pianeta l’hai lasciato davvero, vivi davvero in un altro mondo… E che mondo!!
Rota ha fatto una scelta radicale, che si può anche apprezzare o condividere. Non credo sia per forza l’unica scelta giusta però, a me piace seguire la tv e non solo per il mio mestiere ma anche perchè le stesse distorsioni della TV (che ormai vediamo benissimo e non ci beviamo più come una volta: in questo senso i TG berlusconiani non sono più pericolosi perchè li smascheri subito e ti fai comunque un’idea della verità) aiutano a capire la deriva del mondo.
Per il resto anch’io sono un po’ fuori dal mondo, l’altro giorno dal medico ho sfogliato una di quelle riviste di gossip e mi faceva ridere che tutti i personaggi nominato erano nominati solo per nome: Maria Cristina, Flavio, Alessandra……Alessandra chi?!…..ma chi cazzo sono?!..
In ogni caso l’uso della bici o il rifiuto della TV fanno parte di uno dei tanti modi di rifiutare una certa deriva sociale che sta ammorbando il mondo, ma non sono le uniche e non sono nate adesso (gli snob che rifiutavano la TV esistevano anche 30 anni fa…).
Di certo la bici aiuta a vedere cose che il popolo bue non vede…..
p.s.: ieri sera sono andato a far la spesa con la mia bella: due bici, due capienti Messenger Bag, due schiene sane. Il supermercato era piena di coppie giovani: le donne riempivano il carrello, gli uomini tenevano in mano le chiavi della macchina…..
Non mi riconosco nel concetto "rifiuto" della TV o dell’auto. Provo a spiegarmi, è come quando mi dicono "Sei ateo?" (a-teo) e io rispondo "no sono normale, non credo neppure a Mago Zurlì" perché ritengo che negare una cosa sia in qualche modo un’inizio di ammissione della stessa. Forse è per questo che non riesco a vivere con l’amarezza (che invece percepisco in Mastro Rotafixa e in altri) il mio essere diverso da una parte significativa del mondo che mi circonda. Forse perché cerco di no giudicarlo e perché (a) ho la fortuna di avere accanto persone con sensibilità analoga alla mia e (b) da inguaribile ottimista penso che alla fine da ogni tracollo si può rialzarsi migliori. Intanto imparo dal mio socio e maestro, il Reverendo Menthos, a montare una serie sterzo e un movimento centrale.
da parte mia nessuna amarezza, essere riuscita ad aprire altre porte "spazio temporali" ha compartato scelte consapevoli e meditate (per quanto riesca a meditare io, metà fuoco e metà acqua, metà istinto e metà ragione e pensiero…più cazzate varie!), poter immaginare e cercare di realizzare un altro modo di stare al mondo, anche in altri luoghi, con poche zavorre fin quando non mi sono accollata troppi animali, alcuni di una "certa" mole….
la tv qui c’è, e non è snobbismo non guardarla, solo una sensazione di noia e tempo perso che me la fa a volte accendere e spegnere dopo poco, tutto già visto e previsto, facilmente intuibile, quindi noiso, tempo perso…per me.
aver rotto certe catene non vuol dire essere fuori dal mondo o non avere "compagni" di strada o di "sentiero", forse solo essere più selettivi, cercare di mettere a fuoco quello che veramente ci serve in tutta la rumenta che ci circonda.
F.to
fuori dal mondo ma sempre incazzata…contro la malarazza!
http://www.youtube.com/watch?v=cf_yLNZFCYI
….altro è la distrazione, non penso si parlasse di questo.
L’amarezza io la vivo solo vedendo amici che si perdono in cazzate…
http://lanerossi.altervista.org
anche io non guardo la tv, preferisco fare altro. e non mi interessa il calcio, mai piaciuto. talvolta, di rado, vado al cinema, e credo che ne valga la pena. quando riesco vado a teatro, e, cercando di scegliere bene, e’ un’esperienza veramente intensa. ma non mi sembra di essere "su un altro pianeta" per questo. forse ho la fortuna di frequentare persone che hanno "altre visioni" dell’esistenza.
@vale: la malarazza, proprio quella di roi paci dovevi prendere? e’ quella che mi piace di meno… prova a sentire la versione di ginevra de marco.
buona bici
andrea
Innanzitutto grazie Rota perchè riesci ad esprimere esattamente certe sensazioni che provo anch’io. E la frase "sono scivolato via senza mai andarmene" sarebbe bastata ad esprimere il tutto. Questo significa poesia. Non colgo quell’amarezza che intuisce Alberto, forse perchè conosco Rota abbastanza bene, e difficilmente mi trasmette amarezza, anzi.
Vale, quella di snobismo non era un accusa generalizzata, ma era solo un esempio di certa gente particolare di un momento storico particolare.
Per il resto la TV per alcune persone è comunque un contatto col mondo, positivo negativo che sia, se poi qualcuno riesce a farne un uso intelligente o addirittura a fare a meno meglio, ma è la sua demonizzazione di default che non mi trova d’accordo. Non mi sento in colpa perchè seguo le partite di calcio, anche se odio anch’io il tifoso medio (che infatti mi dedica affettuosi insulti quando sui forum sportivi ne celebro l’ignoranza media…) e seguo lo sport in maniera diversa dall’italiano medio (io la penso come gli antichi greci…).
Ed essere "fuori dal mondo" non è per forza un pregio, dipende da cosa si intende per esso. Esempio: recentemente per lavoro sono stato a contatto con una delle ultime discendenti di una delle famiglie italiane storicamente più ricche, la più ricca in assoluto fino a quando, grazie al boom dell’auto, la familgia Agnelli le strappò il primato. Sta sciura incartapecorita è una di quelle snob che non ha mai avuto nè guardato la televisione, il Festival di Sanremo lo ha seguito solo fino a quando ha avuto l’invito ufficiale e la forza di andare a seguirlo di persona, pomeriggi dei week-end passati tra un cocktail dall’ambasciatore e una partita di polo etc., etc… Una tizia d’altri tempi che pare uscita da un film sulla Londra Vittoriana (me l’immaginavo a prendere il thè delle 17,00 con Sherlock Holmes, convocato per la sparizione di particolari lettere compromettenti…).
Durante una pausa caffè sta qua mi tira fuori un pistolotto contro tutti questi immigrati extracomunitari che ormai infestano le nostre strade fino a quando tira fuori una chiusa da standing-ovation: "No, no, devo andare a Roma a parlare col Ministro delle Colonie…"
nessuna amarezza, alberto. tutt’altro. è come se avessi uno sguardo limpido, direi da bambino, sulle cose dell’esistenza. non corro dietro a queste o quelle parole d’ordine, so dire no e mi gusto di più il sì, le paure vere o fittizie dei miei contemporanei mi riguardano solo indirettamente -per causa loro-, i miei timori sono fondati su elementi reali e consolidati, animaleschi, umani, dunque mi vivo meglio l’incognito, fortunatamente ineliminabile. i miei vizi sono quelli classici, i miei piaceri pure. li puoi ritrovare in qualsiasi testo antico, pari pari. inoltre – e qui non so se é età ed esperienza o fortuna di aver superato avversità- ho ampliato notevolmente la capacità di sentire, e per questo non smetterò mai di ringraziare quel mezzo magico che amiamo.
che c’è di meglio?
Devo dire che condivido molto, di questo post. forse più nello spirito che nei singoli passaggi. Per esempio io sono tifoso e seguo il calcio. Dunque per me parlare di calcio non è "irrilevante".
Tuttavia, tralasciando questo che è un’inezia, mi associo allo spirito.
La cosa dura è che ho due figli. Due bambini al momento. E non voglio tagliarli fuori. Voglio il loro bene. Ma mi trovi in evidente difficoltà. I miei valori sono "strani", o comunque diversi. non posso dire che questo è un bel paese non posso nemmeno dire che fa schifo perché mi domanderebbero perché non li porto allora via.
Penso che non abbiano davanti un gran bello scenario.
Di una cosa sono fiero però: dicono a scuola e all’asilo che il loro papà fa delle gare in bicicletta. Quando non gli credono, mi chiedono una foto: gli dò quelle 2 che ho (delle uniche Gf che ho fatto). E i loro compagni li guardano sopresi e ammirati.
In mezzo, una selva di Audi e BMW come se piovesse (oltre che di panze sovrappeso e facce da sberle). Però capita anche di vedere, un giorno, un altro papà, anche lui con una bici da corsa, addirittura fissa. Capita di parlargli, capita che i tuoi figli ti chiedano: ma, papà, quella ruota là dietro è diversa da quella della tua (io non ho la fissa, ma una normale bdc), capita di fare amicizia, di mettere su una squadretta goliardica di papà che hanno tutti la bicicletta e che appena possono scalpitano per un briciolo di selvaggezza.
E allora, capisci che non sei l’unico. E che sono loro quelli diversi. Quelli che senza la BMW sotto il culo, da soli, non sanno fare niente: né soffrire (verbo alieno al nostro paese), ma nemmeno godersi la vita. Li vedi che non appena il figlio, che regolarmente non cagano di striscio, gli rovescia il gelato sui sedili della bella macchina, scattano in una crisi isterica violenta e deprimente per qualsiasi bambino.
bella questa dei bambini.
ho due figlie. quando erano più piccole (adesso purtroppo hanno capito e si stanno allontanando dalla beatainnocenza) alla domanda delle maestre "e che lavoro fa il tuo papa’?" loro rispondevano "fa le biciclette", abbastanza orgogliose pare.
Ecco, ora scopro che il B**** ha pure due figlie. Chi l’avrebbe mai detto?
http://lanerossi.altervista.org
Non vale, quella delle panze sovrappeso è una cattiveria: io ci vado in bici, in città e fuori; faccio le granfondo (la prossima è la solita Novecolli), corro tre volte a settimana, mangio poco (relativamente), ma la panza ce l’ho lo stesso. C’ho il metabolismo di un bradipo addormanetato, mica è colpa mia?
Comunque per il resto approvo tutto…
Piccolo anneddoto: qualche anno a, dirigente nuovo in azienda, mi convoca per fare conoscenza. Sto’ simpaticone mi chiede, letteralmente, "Che vuoi fare da grande?" aspettandosi il pistolotto sulla carriera, l’azienda, la professionalità. Lo guardo dritto in faccia e enza pensari su dichiaro: "Il chitarrista". E’ stata la mia rovina, forse, ma la sua faccia in quel momento resterà impagabile per sempre.
In fondo anch’io, che guardo la TV, sono fuori dal mondo…
ma non hai detto che le figlie sono due?
M!!!
Local Hero, quoto tutto: il problema non è la TV o l’auto ma la filosofisa che ci mettiamo nella vita di tutti i giorni. Comunque non aver paura di far sentire i tuoi figli diversi: anch’io, per vari motivi che non starò qua a raccontare, da piccolo mi sentivo diverso da molti miei coetanei e adesso ringrazio i miei genitori per questo. Perchè oggi a vedermi diverso dalla massa sono solo orgoglioso…
p.s.: ehm…Rota, quella foto di BadCat è uno di quegli scatti grazie ai quali Fabrizio Corona s’è arricchito!…
tanto per dimostrare quanto sono amareggiato e quanto poco mi goda le giornate e le serate, digrignando i denti in un cupo rancore verso tutto&tutti…
tzé…
ah ah ah che foto…poi dicono l’amarezza!
bc
Che bel tema. Personalmente cerco di non creare delle mie scelte esistenziali dei rigidi feticci per sentirmi diverso e per fuggire in chissà quale universo parallelo. A fuggire mi pare di essere un ladro. Invece, mi piace radicarmi nelle cose e pensare, con un certo orgoglio – e supponenza forse – di essere io nel giusto e fregarmene dei cliché, dell’abbigliamento, del calcio, di Dio, dell’ultima monovolume, del Grande Pisello, del partito democratico, dell’hamburger… Mi si passi il termine: autenticità, sempre e dovunque, come la pedalata sincera e sudata che ti fa uscire dalle rampe finali del Nufenen Pass. E’ vero che vado in Duomo e mi ritrovo in piazzale Lodi minacciato dagli Schumacher che sgasano al verde, ma penso che 1) non inquino 2) sono attivo fisicamente 3) sono veloce 4) faccio davvero la cosa giusta e senza retorica. Non è autoconosolatorio ma una fotografia delle cose. No, l’alieno non sono io ma chi potrebbe fare di meglio (per sé e, non secondario, per gli altri) e non lo fa.
E’ il campo insidioso della soggettività, ma penso che l’autenticità la trovi in tanti modi: la bici, la pagaia, il trekking, il mezzo pubblico, l’alimentazione sana, la cultura… ma sì, anche il calcio a chi piace (lo detesto visceralmente).
Alla fine mi dico che il punto non è fuggire da qualcuno ma scoprire/riscoprire la propria qualità di vita. Che sia ‘sta qualità, il sottoscritto non sa…
Mizzeca che pistolotto, ma oggi non tengo niente da fare in ufficio… Mi sono spupazzato un 10000 fisse su fixed gear gallery e mi sento ispirato…
Sorry brothers, cin!
@ leudh:
Mi è capitato di trovarmi in cima a una salita dolomitica, mi pare fosse il passo Gardena, quest’estate e trovarlo invaso da un raduno di Ferrari rombanti. Rombavano da ferme, in fila. Saran state una trentina. Ho mandato a cagare, mentre salivo, e le affiancavo, lato conducente, uno ad uno tutti i conducenti, tra l’applauso generale delle persone intorno. A volte, viene da pensare, basta dare il la e la gente ti segue. A volte è solo paura, timore, conformismo indotto.
A volte è solo paura, timore, conformismo indotto.
concordo. e non a volte, penso che sia la massima parte dei casi (inguaribile ottimista).
così per esempio è andata con la fixa. quando ero da solo i compagnucci di merende della cm mi prendevano per il c**o, poi piano piano qualcuno si è lanciato nell’avventura, ora la fixa è quasi paradigmatica, fioriscono i siti che ne parlano, c’è addirittura un forum da qualche tempo, e persino gente che ne sta facendo un mestiere.
ma all’inizio quasi tutti ridacchiavano credendomi pazzo, o al massimo valutavano bici e parole come un esercizio puramente creativo, non vero.
prima o poi la soluzione alle perdite di tempo si trova, il problema è che il tempo stesso è breve. meglio partire ora a cambiare vita che aspettare un’imbeccata.
Io credo che le vere rivoluzioni si facciano dando l’esempio, meglio se inconsapevolmente. Proclami e manifestazioni tuttalpiù cambiano le apparenze ma nella sostanza il mondo rimane lo stesso. Mi piace molto l’atteggiamento di Alberto che sente piu importante montare bene una serie sterzo od un movimento centrale che non filosofare su chi vive meglio o peggio, su chi è libero o chi è schiavo.
Mi sa che questi discorsi siano autofertilizzanti e che una volta iniziati non abbiano mai fine..
visto che ha imparato a montare la serie sterzo, immagino che ora anche alberto avrà capito cos’è il "ragnetto". :P hehehe
autofertilizzarsi può anche servire a mantenere vive le proprie convinzioni, lasciatelo dire dall’Agronomo.
M!!!