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Hoepli

Frank in News | 3 commenti

Dal 1990, anno di pubblicazione di "La Bicicletta" di Franco Boninsegna, l’evoluzione nella tecnica ciclistica è stata notevole. Finalmente l’editore milanese ne prende atto con la pubblicazione di "La bicicletta da corsa", scritto da Guido Rubino. L’autore dimostra la sua competenza (se mai ce ne fosse bisogno), analizzando punto per punto materiali, telai, geometrie e componenti, montaggio e manutenzione in maniera chiara e approfondita, pur senza eccedere con tabelle e dati utili più per un testo di tecnologia che a capire come metter le mani sulla bicicletta. Non trascura nemmeno il passaggio da ruota libera a ruota fissa, anche se piuttosto brevemente e relativamente al suo uso in allenamento. Il libro è completato da un ottimo impianto iconografico che fa rimpiangere gli schemi meccanici di Boninsegna solo a un "deformato professionale" come me.

Nota a margine, la dedica: "ai miei genitori che mi hanno fatto diventare ciclista non comprandomi il motorino" 

3 commenti su “Hoepli

  • anTTon scrive:

    Ciao!

    Seguo il blog da un bel po’ di tempo, ma non ho mai partecipato nei commenti…pigrizia, egoismo, boh! chi sa!  
     
    Scrivo per dire che ho comprato questo libro citato da Frank un paio di mesi fa e devo dire che mi sembra un libro veramente istruttivo per quelli che vogliono iniziare a capire come sono fatte e come funzionano le bici da corsa. Certo è che per quelli che vogliono approfondire un po’ più nel tema, ha delle mancanze notevoli in quanto a tabelle o schemi meccanici come dice Frank.  
    Comunque, mi sembra un libro consigliabile…costa 23€ (Fnac)

    Agur!

  • leudh scrive:

    Ho comprato a suo tempo il manualetto di Boninsegna… Molto bello, disegni e testo essenziali, nulla a che vedere con le grafiche edulcorate e speciose di oggi, spesso a nascondere il nulla di contenuto.

    W

    • frank scrive:

      eh caro mio, la computergrafica e i render da cad 3d hanno sostituito il disegno a mano anche sul baldassini. anzi, sulla copertina non c’è più nemmeno la rappresentazione del tecnigrafo, ma di uno schermo di  computer.

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