20.07.2007
L’altro Tour
Alberto in Altro | 6 commenti
Autet ha scritto a Ciclistica: Meno di un anno fa mi hanno regalato la mia prima bici da corsa. Una entry level, comprata per poche euro, pochissimi euro. In meno di otto mesi sono caduto nel tunnel. In particolare
in quello delle salite. Faccio quasi solo quelle, penso
quasi solo a quelle, leggo solo di quelle. Mi dici Stelvio e
per me è come se dicessi il nome di una tragedia Greca.
Non c’è strada in salita, valico, che percorra in macchina
o che veda dal treno che non veda dal punto di vista delle
bici.
Bene, da diverso tempo mi chiedo come fanno i professionisti
a percorrere certe distanze, con certo ritmo, con medie
velocità che crescono di anno in anno, giro dopo giro,
tour dopo tour. Come fanno i loro valori ematici a
risulatare inalterati (le urine adirittura immacolate:
paiono pipì di bambino,dicono) dopo lo sforzo. Come è
possibile dopo uno sforzo prolungato come può essere
l’ascesa allo Zoncolan o il Mortirolo, o lo Stelvio,
arrivare frechi come rose, più informa dei giornalisti a
seguito, senza fiatone e soprattutto, mi domando, con sangue
pressoché normale, come umo appena sveglio.
Ecco ora forse avrò la risposta.
6 commenti su “L’altro Tour”
Ciao a tutti amici ciclisti…
Rimane insoluto il dilemma di qualche giorno fa…Che ci fa Dario Pegoretti nel video di “Parlami d’amore” dei Negramaro?
E come mai il frontman Giuliano Sangiorgi ha una maglietta col logo Dedacciai?
Pubblicità Progresso?
‘Aridaje!…
In Vinokourov veritas
25.07.2007
Fosse un’azienda, sarebbe il momento della messa in liquidazione. O forse no, siamo già ben oltre: alla bancarotta fraudolenta. Come volevasi dimostrare, anche questo sbandieratissimo Tour della pulizia si conclude in largo anticipo. Si può tirare lo sciacquone. Clamoroso e sconvolgente? Ma per favore. Gli olalà di sorpresa lasciamoli tutti ai francesi, maestri mondiali dell’ipocrisia. Noi che non abbiamo l’anello al naso, che queste loro moine false e cortesi abbiamo sempre odiato, non possiamo che salutare il caso Vinokourov come un terrificante trionfo della verità. Muore in culla, soffocato dal cinismo e dalle bugie umane, il neonato ciclismo della svolta.
Rallegriamoci, nella disperazione: l’ipocrisia francese e l’ipocrisia dell’Uci, la federazione mondiale della bicicletta, si prendono lo schiaffo che si meritano. In tanti l’abbiamo detto, alla vigilia: così non va, così non si fa. Dopo aver mostrato i muscoli nell’edizione dell’anno scorso, cacciando Ullrich e Basso, stavolta hanno fatto partire gente ancora più sospetta e inguaiata. È bastato inventarsi l’idiozia dell’autocertificazione, questo grottesco documento che i ciclisti firmano per affermare la propria onestà (loro, liberi docenti in menzogna spudorata), ed ecco il numero da illusionisti: tutti al via del Tour pulito. Al via Valverde, al via Rasmussen (che si prende pure la maglia gialla), al via Contador (per lui, quella bianca). E al via anche il popolare «Vino»: lui addirittura deborda, facendosi vanto alla vigilia d’essere preparato dal dottor Ferrari, che definire discusso è carineria.
Con queste premesse, con tutta questa polvere sbrigativamente nascosta sotto il tappeto, bastano poche tappe per smascherare il puerile trucco. E rieccoci qui, a babbo morto, tutti quanti convinti che così, davvero, il ciclismo non sia più una cosa presentabile. C’è poco da aggiungere: non sta più in piedi. Era già in ginocchio, adesso è steso. Si può pure pensare di abbassare la saracinesca per un periodo di tempo. Un anno, due anni, tre anni. Forse, la cosa migliore sarebbe chiudere sino al termine di questa stagione, in modo da rimettere insieme quattro cocci. Facciamolo. Ma nessuno può garantire che poi, dalle ceneri, rinasca davvero qualcosa di più serio e di più credibile. Fosse solo un problema di corridori, basterebbe adottare una mossa: la radiazione. Vinokourov viene preso? Vinokourov cambia mestiere, sempre che ne trovi un altro. Invece, con le regole di oggi, fra due anni può essere di nuovo tra i piedi. Pronto ad essere dipinto dagli ineffabili telecronisti Bulbarelli&Cassani, per fisico e per talento gli eredi naturali di Ollio&Stanlio, come «un esempio da esibire ai giovani che si accostano a questo sport» (proprio l’altro giorno, battuta bellissima).
No, purtroppo non è solo un problema di corridori, di regolamenti, di radiazioni. Qui neppure una chiusura di dieci anni permetterebbe di risolvere la cancrena alla radice, cioè la rimozione di questi cervelli tortuosi che comandano a Palazzo. Questa brava gente che finge di fare pulizia, mandando a casa gli amici dei nemici e tenendosi in corsa gli amici degli amici. Che usa due pesi e due misure. Che distingue tra figli e figliastri. Che invoca la forca contro i corridori italiani e non ha nulla da ridire contro gli spagnoli, tutti a piede libero, senza alcuna inchiesta a carico. Che ne sarà, allora, del ciclismo? Per un lungo tempo, sarà quello straordinario esercizio di salute e di libertà che un numero sempre maggiore di famiglie pratica sulle strade del mondo. Quanto alle grandi gare, senza televisioni e senza sponsor al seguito, diventeranno sempre più piccole. Come si merita la piccineria dei loro padroni.
Fonte: Cristiano Gatti, il Giornale di mercoledì 25 luglio 2007
Link: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=195191
Cristiano Gatti de “Il Giornale”?
Lo stesso quotidiano dove scrive Filippo Facci?
Speriamo che Gatti gli Facci un q.lo così.
Amen per il tour de France
Forse sono tutti drogati.. ma io non riesco a non guardare il ciclismo! è troppo bello.. gli unici puliti sono rimasti cassani e bulbarelli..
“Cavo Auvo, oggi dobbiamo usave toni mesti. pevchè questo è il mio spovt.. il ciclismo è la mia vita.. Noi pensavamo che Vinocuvov stesse facendo una gvande impvesa, e invece ci stava solo pvendendo in givo”
“Forse sono tutti drogati.. ma io non riesco a non guardare il ciclismo! è troppo bello.. gli unici puliti sono rimasti cassani e bulbarelli…”
Puliti è una parola grossa: Cassani è un ipocrita e Bulbarelli mi pare tutto fuorchè scevro da sostanze strane…
p.s.: il ciclismo ha una sola cosa bella, come tutti gli sport: la pratica in prima persona…