12.01.2010
“La Bicicletta” di Alfredo Oriani
Ijk_ijk in News | 4 commenti
Segnalo, visto che non lo ha fatto nessuno, questo fondamentale testo sulla bicicletta ed il ciclismo di fine 800.

www.ibs.it/code/9788880633464/oriani-alfredo/bicicletta.html
L’autore, Alfredo Oriani è un vero poeta riconosciuto dalla critica ed elogia la bicicletta come pochi altri hanno fatto prima e dopo di lui. Nel libro c’è tutto: dalla storia della bici all’apologia del velocipede come mezzo di libertà individuale, dalla descrizione delle prime gare sportive all’annuncio della nuova rivoluzione sociale portatata dalle 2 ruote, dalla tecnica ai racconti della suo viaggio attraverso gli appennini con la sua "fixed". Anche se scritto piu di cento anni fa è ancora molto attuale (si parla gia delle ciclabili da realizzare a bordo strada non volute dalle aministrazioni!!)
""è la mia libertà, giacché dal primo giorno che inforcai la sella della bicicletta, mi sentii come un evaso, e voi sapete che solamente i prigionieri hanno della libertà una profonda passione e la più lirica idea"
"La bicicletta è una scarpa, un pattino, siete voi stessi, è il vostro piede diventato ruota, è la vostra pelle cangiata in gomma……….La bicicletta siamo noi, che vinciamo lo spazio e il tempo: soli, senza nemmeno il contatto con la terra che le nostre ruote sfiorano appena "
- "La bicicletta" Alfredo Oriani – Longo editore – 15,5 euro.
4 commenti su ““La Bicicletta” di Alfredo Oriani”
e’ vero, quel libro sembra seguire la poca fortuna dell’autore. devo però ammettere che ce l’ho da diversi anni e ne ho letto solo qualche racconto, annoiato un po da un linguaggio e da qualche storia che mi sembrano un po troppo legate a quei tempi. vedrò di ricominciare a leggerlo
Certo che è un testo di fine 800 scritto da un letterato e non una cronaca giornalistica, anche se i giornali dell’epoca erano scritti con uno stile non molto dissimile. Il linguaggio è a tratti pesante e inutilmente retorico per il gusto attuale. L’autore mi sembra una via di mezzo fra un Pascoli melenso ed elegante ed un Leopardi cupo, poetico ed oltremodo pessimista.
Però quando Oriani parla della bicicletta, del ciclismo, e del cicloturismo, ecco che cambia tutto. Si illumina di gioia di vivere, profetizza un futuro roseo e libero, canta con sincerità la gioia dell’andare in bici.
Si vedono gia le prime automobili ma oriani non si fa incantare dal nuovo miraggio:
"Domani la carrozzella automobile ci permetterà viaggi piu rapidi e piu lunghi, ma non saremo piu ne così liberi ne cosi soli: la carrozzella non potrà identificarsi con noi come la bicicletta, non saranno le nostre gambe che muovono gli stantuffi, non sarà il nostro che la spinge nelle salite."
Poi il raconto della gara in pista all’ippodromo di Faenza del 1894 è qualcosa di mitico…
idefix
La bicicletta (1902). L’opera è divisa in tre parti. Nella prima Oriani sui abbandona ad una dissertazione sulla bicicletta: ne esamina la costruzione, i difetti, le qualità, i vantaggi che può recare al progresso. Passa i rassegna i diversi messi di locomozione [...] per concludere che nessuno dà all’uomo quel senso di assoluta libertà, che gli dà la bicicletta. La seconda parte comprende quattro novelle [...] dove il velocipede, la bicicletta, il tandem e il triciclo costituiscono pretesti esteriori. La terza parte, Sul pedale, orma il nucleo forte e originale del volume. È il racconto del suo solitario viaggio nell’estate del 1897 per la Romagna e la Toscana (mille chilometri, scrive con qualche esagerazione), attraverso campi assolati, borghi, città, luoghi della memoria e della storia, come la Verna, Siena, Montaperti, Pisa. È il libro più importante e più bello dedicato in Italia al ciclismo e alla bicicletta.
http://www.fondazionecasadioriani.it
idefix
"Il piacere della bicicletta è quello stesso della libertà, forse meglio di una liberazione andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo, senza servitù come in treno.
La bicicletta siamo ancora noi , che vinciamo lo spazio e il tempo; stiamo in bilico e quindi nella indecisione di un giuoco colla tranquilla sicurezza di vincere; siamo soli senza nemmeno il contatto colla terra, che le nostre ruote sfiorano appena, quasi in balia del vento, contro il quale lottiamo come un uccello.
Non è il viaggio o la sua economia nel compierlo che ci soddisfa, ma la facoltà appunto di interromperlo e di mutarlo, quella poesia istintiva di una improvvisazione spensierata, mentre una forza orgogliosa ci gonfia il cuore di sentirci così liberi.
Domani la carrozzella automobile ci permetterà viaggi più rapidi e più lunghi, ma non saremo più né così liberi né così soli: la carrozzella non potrà identificarsi con noi come la bicicletta, non saranno le nostre gambe che muovono gli stantuffi, non sarà il nostro soffio che la spinge nelle salite.
Seduti come in un treno non ci tornerà più l’illusione di essere giovani, correndo coll’impeto stesso della giovinezza; non avremo trionfato del vento, non ci saremo ritemprati nella fatica al sol; ma la nuova macchina c’imporrà le preoccupazioni dei propri guasti non riparabili al momento, c’impedirà di sognare, perché non potremo più guidarla istintivamente, e ci darà il senso doloroso del limite, appunto perché separata da noi, sospinta da una forza che non può fondersi colla nostra"..
di Alfredo Oriani
Scritto in occasione di un suo viaggio in bicicletta nel 1918 tra l ‘Emilia e la Toscana. tratto da IN BICI -"Il piacere della bicicletta" di Enrico Caracciolo"