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Le isole dei principi

Rotafixa in Altro | 17 commenti

a circa 10 miglia da istanbul c’e’ un gruppo di nove isole, di cui quattro abitate. in nessuna di queste e’ consentito usare auto private.

questa sopra e’ la stazione degli autobus di buyukada.

le ciclabili sono in mezzo alla strada. tutti si muovono in bici o in carrozza a cavallo. nell’aria gli odori sono all’incirca questi: fuoco di legna, iodio, kebab, tabacco alla mela, resina di pini e merda di cavallo.

il massimo della doppia  fila e’ sul breve corso principale, quello con la massima concentrazione di negozi tra cui due supermercati:

una  differenza gigantesca, vergognosa, con un’altra isola di mia conoscenza, piu’ piccola e con un numero infinitamente minore di abitanti, esigenze, negozi.

 

17 commenti su “le isole dei principi

  • frank scrive:

    impossibile: di sicuro senz’auto non possono andare a lavorare, a far spesa, dal dottore, al cinema, al teatro, allo stadio, a portare il cane a fare la cacca, dagli amici, al ristorante, in camporella, in piscina, a correre, ecc.

  • Michelangelo scrive:

    L’evoluzione della specie.

    M!!!

  • cauz. scrive:

    a milano invece va in scena l’involuzione della specie (autoestinzione, almeno)

  • Gabriele scrive:

    @cauz: dal mio punto di vista quello che interpreto come sarcasmo (autoestinzione, almeno) è fuori luogo: stamattina una persona in quell’incidente è morta. Poco importa che fosse in auto, conta solo che l’ennesimo incidente sulla strada si è portato via un’altra persona.

  • clambfr scrive:

    Appurata l’ambiguità del termine "autoestinzione", la nostra o quella delle auto, se si tratta della seconda credo sia inevitabile che qualche rappresentante della specie umana le segua…sono ancora in pochi a volersene disfare volontariamente. Poi però non c’è molto da lamentarsi se accadono incidenti come questo, o questo.

      • frank scrive:

        ne avevamo già discusso , ma -come puoi leggere da molte risposte-  ti diranno che non è vero.

      • giuliano.g scrive:

        forse non ti sei accorto che l’"incidente" al quale contrapponi quell’atto di maleducazione ha portato alla morte di una persona. Oh, ma scusa, bisogna applicare il famoso "due pesi, due misure", la bilancia da laboratorio per i ciclisti, e quella a piattaforma da dazio per tutti gli altri.

        [Il che non significa che quella donna coi tacchi a spillo in bicicletta non fosse una maleducata irresponsabile. Spero solo che tanta indignazione in quella lettera fosse appunto data dalla considerazione che se persino un "ciclista" si comporta male, allora proprio non c'è più speranza... peccato che sia una generalizzazione non certo degna d'un magistrato] 

        • ilgamba scrive:

          Non potevi sintetizzarlo meglio:

          "due pesi e due misure"

          • giuliano.g scrive:

            aggiungo solo per i posteri, che potrebbero perdere il senso di quanto detto:

            1) uomo in auto uccide persona

            2) maleducata in bicicletta provoca distorsione a pedone su marciapiedi

            secondo la pratica che metti tra virgolette (1) equivale a (2).

            Ironicamente altri invece accusano proprio chi distingue tra (1) e (2) di applicare "due pesi e due misure". Non mi stupisce che matematica e fisica siano tra le discipline meno digerite… (e pure il diritto).

            Dato che non sono un superficiale e mi piace scomporre le cose, posso capire anche l’equivalenza di (1) e (2) pur applicando, come è giusto, la stessa misura… quando questa è la misura del moralista. E chissenefrega delle conseguenze, delle responsabilità e di tutte queste sciocchezze!

          • Unto dal Pignone scrive:

            C’è una legge superiore a qualsiasi Codice della Strada ed è la legge del buonsenso. Quella ciclista (come molti commentatori là dentro) semplicemente non l’ha usata. Esattamente come fa quella carne in scatola su 4 ruote tutti i giorni, solo che di quello non se ne scrive. E’ la vecchia legge del giornalismo, secondo cui il cane che morde l’uomo fa meno notizia dell’uomo che morde………..il gatto!

            Da qui a far di tutta un’erba un fascio ce ne corre però, altrimenti dovremmo pensare che questo magistrato valga moralmente come  quello che concesse ad uno stupratore l’attenuante che la vittima non era vergine (!!!). Noto invece, con una vena di tristezza, che l’episodio è utilizzato per demonizzare l’intera categoria dei ciclisti, anche quelli che come me salgono sul marciapiede solo in Foro Bonaparte e solo perchè costretti (perchè i pietroni del pavè sono separati da pericolosi solchi in cui ci si potrebbero far sguazzare i coccodrilli…), procedono a passo d’uomo, tenendosi il più lontano possibile dai portoni onde evitare incidenti e avvisano educatamente i pedoni del proprio arrivo da dietro onde evitare di spaventarli.

            Quella ciclista non era una ciclista: era semplicemente un’italiana…..

            Leggo che qualcuno vorrebbe vietare le biciclette, secondo il bizzarro concetto che "Se le piste ciclabili non ci sono non si va in bicicletta. Se le strade sono pericolose per la bicicletta si va a piedi o in tram". Curioso modo di risolvere il problema del traffico e della sicurezza nella città di Milano, incorraggiando il pericolo invece che eliminandolo. Sarebbe tutto più semplice se più persone andassero in bicicletta, invece no, c’è gente che piuttosto che essere investita da un mezzo che a 40 all’ora ti procura un graffio preferisce essere asfaltato da mezzi che si rivelano armi di distruzione di massa anche a 30 all’ora.

            Molti paesi stranieri la pensano diversamente ma vedo che nei commenti tali stranieri vengono addirittura derisi ed attaccati perchè vengono a disturbare con la propria civiltà la simpaticissima dittatura italiana dell’auto, vera appendice fallica dell’Homo Italicus moderno. Difficile far capire certi concetti in un paese in cui un intero quartiere accoglie a bottigliate i carabinieri intervenuti per arrestare un camorrista.

            Mah sì, andiamo tutti in auto, avveleniamo i polmoni dei nostri figli e intasiamo le strade di sicurissimi suv con airbag, così avremo finalmente risolto il problema del traffico a Milano. Eh sì, il problema principale di Milano sono proprio le biciclette, già. Però chissà perchè sarei pronto a scommettere che tutti quei commentatori che lì tuonano contro i ciclisti che passano col rosso, vanno sul marciapiede oppure contromano sono gli stessi che abitualmente in prossimità di un incrocio sorpassano i ciclisti per poi tagliar loro la strada per svoltare a destra, negano la precedenza ai pedoni quando ci son le strisce ma NON il semaforo e parcheggiano spudoratamente in doppia o tripla fila. Eh sì, perchè i cattivi son sempre gli altri…..

            Non avanzerò illazioni sul fatto che un tale storia così improbabile (quella della "cotonata in tacchi a spillo che sfreccia a tutta velocità per poi

            svanire come un razzo"

            manco Spielberg sarebbe riuscito ad inventarla…) e raccontata in maniera ancor più improbabile (

            "…non ho mai attraversato una strada al di fuori delle strisce pedonali…", ma per piacere Bernadette… )

            appaia sul giornale di proprietà della crema confindustriale italiana, quotidiano cittadino di una metropoli che ha un sindaco petroliere. Certo però che è difficile non accorgersi che le auto costano tanto, consumano tanto e quindi arricchiscono ACI, stato, comune, istituzioni, appaltatori del recupero multe, agenzie per le infrazioni, avvocati, notai, assicurazioni, meccanici, gommisti, benzinai, parcheggiatori abusivi ed autorizzati, autolavaggi, etc… Quindi fanno comodo, per una questione di interessi.

            Se possedere un auto costasse 20 € all’anno ed essere un ciclista 30000 €, avremmo le ciclabili che attraversano le Chiese e farebbero gli ecoincentivi per passare dai telai in acciaio a quelli in carbonio. E magari ci godremmo sui giornali qualche fantascientica storia raccontata da qualche retorico magistrato investito da un’auto dentro il cortile di casa…

          • giuliano.g scrive:

             Purtroppo il livore contro i ciclisti non è solo questione italica. L’imbecillità non conosce confini. Anche in un paese apparentemente civile come il Regno Unito appaiono notizie su gravissime infrazioni commesse da ciclisti, come quando David Cameron fu ripreso mentre passava col rosso (eh già, come se S.B. venisse ripreso in bicicletta, e per giunta fregandosene delle regole del CdS – altro che evasione, presunto riciclaggio, interessi privati, etc.)… scusate, riprendo il filo…  e i commenti a queste notizie sono spesso molto simili a quelli più beceri che ieri ho letto sul corriere. Non parliamo degli Stati Uniti (che non mi azzardo a definire un paese civile). Tuttavia in questi Paesi esiste una classe politica sana, in mezzo a quella marcia, che si prodiga a cambiare le cose. Vengono fatti studi e prese misure legislative. Noi, da parte nostra, abbiamo una tradizione ciclistica più radicata (soprattutto rispetto agli US), e forse in fondo meno aggressività repressa, una questione legata anche alla minor repressione sociale, vedi rispetto assoluto delle regole, che piace tanto ai benpensanti. Tuttavia in paesi come il Regno Unito non esiste (hanno tentato ma non ci sono riusciti!) una regola così negativa come quella dell’obbligo di utilizzare le famigerate piste ciclabili quanto esistono. Questo perché i principi fondamentali sono molto più sentiti. Da noi invece si invocano e scrivono leggi che strangolano la persona, soprattutto quando fa comodo per reprimere gli altri.

            È per questo che dico:

            Amici, Milanesi, ciclisti, prestatemi orecchio: dobbiamo riunirci per decidere cosa richiedere, sia a livello di leggi (da cambiare o creare, a livello nazionale) che di azioni concrete (a livello della nostra città). Ci sono dei candidati alle primarie che per una buona volta sembrano disposti ad ascoltarci.

            Alcune idee sulle richieste da fare le ho, vorrei confrontarle con quelle di altri. Fatevi avanti, boia faus! (ue’, ma allora sono un extracomunitario!)

  • rotafixa scrive:

    qui invece sono tutti rilassati. nessuno alza la voce. tutti sono per strada. molti vecchi in buona o ottima forma. da noi invece c’e’ la civilta’.

     

  • valentina scrive:

    sono tornata un mese fa dalla turchia, sono un bel po’ avanti rispetto a noi, bella gente!

  • rotafixa scrive:

     agganciando qui questa discussione mi avete ricordato un viaggio bellissimo. 

    poche, pochissime ore prima di tornare in questo paese disperato ero qui

    cercate di sentire cosa voglia dire

  • frank scrive:

    richiamando la discussione non avevo e non ho alcuna intenzione di riparlarne: era solo un avviso per il gamba che stava entrando in un ginepraio. infatti non aggiungo altro, anche per non "sporcare" oltre il tema di questo post.

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