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Literary machines

Rotafixa in Altro | 5 commenti

 

questo tipo, tra le altre cose,  ha inventato negli anni ’60 la parola "ipertesto". perché scrivo ciò? ora mi spiego. 

si chiama ted nelson e ha scritto alcune cose interessanti, tra cui "literary machines", che é uno dei miei testi preferiti. 

é stato il primo umano moderno a sconvolgere la lettura lineare. l’ha fatta diventare ciò che oggi conosciamo, cioé i salti, i link, tra pagina e pagina (elettronica, web): apparentemente, oggi, alla ricerca delle proprie voglie, dei propri capricci; e in realtà, in origine, provando e riuscendo a rendere  tridimensionale la lettura. oggi usiamo le sue intuizioni e le sue realizzazioni (vedi il progetto xanadu) senza neanche pensarci su due volte. facciamo click. 

vorrei fare un parallelo con la bici. azzardato, direi, ma semplice, come l’ipertesto (cioé un collegamento dovuto essenzialmente alla fantasia). 

le bici come i libri sono meccanismi. ogni testo/bici è un prodotto meccanico e insieme della creatività. la bicicletta è un oggetto sensibile, cioé si può sentire, toccare, odorare. gustare direi pure. ma serve ai propri scopi, agli scopi di ognun*, per andare dove ciascun* vuole. 

anche il libro, il testo, è così: ne senti il bisogno, spesso lo leggi, a volte lo scrivi, e sempre più spesso oggi, anche grazie a ted nelson, senti più ovvio il bisogno di collegare le pagine e le idee. sono meccanismi che contengono software e si lasciano usare da hrdware che contiene software. macchine letterarie. alcune leggere e altre pesanti, sta a te scegliere. ma macchine, e con uno scopo che serve a te, per connettere

la leggerezza dei bit ci ha fatto recentemente ripensare (questo é il mio parere, eh)  anche a scegliere una leggerezza nell’andare fisicamente. le generazioni che hanno visto crescere l’informazione/informatica (almeno le ultime due, la precedente ancora schiumava di rabbia con valvole e piani e piani di macchinari pesanti, come mio nonno che lavorava al primo computer italiano al cnr) hanno imparato il valore della leggerezza. e ultimamente ci stanno tornando, con un po’ di ritrosia e a volte sconcerto ma sempre più spesso. 

perciò penso che chi oggi sceglie mezzi pesanti per spostarsi sia obiettivamente fuori dalla modernità. 

a me ‘sta cosa non me la toglie dalla testa nessun* e ci penso sempre, continuamente. quindi grazie a ted che ha pensato all’ipertesto. 

 

 

 

5 commenti su “literary machines

  • redarrow scrive:

    Interessante questo Fullposter.com ;-)

     

    per il resto concordo, c’è voglia di leggerezza in giro….

  • ijk_ijk scrive:

    Riflessioni sicuramente interessanti, che portrebbero allargarsi in maniera esponenziale a tutti gli addentellati ( o link, o hyperlink per rimanere in tema) che la nostra fantasia puo facilmente scovare. Mi trattengo quindi dall’entrare nel merito perchè si aprirebbe una diga e si generebbe una discussione infinita, mal gestibile in forma scritta, almeno da parte mia.

    Però ti faccio un’appunto critico che ti prego di prendere positivamente:  meno elaborazioni teoriche e piu concretezza/azione. Per me sei un poeta e non un filosofo. Più dei contenuti dei toi testi, io apprezzo enormemente la forma, lo stile, ed il potere evocativo di certe tue espressioni "spontanee" che trovano eco immediata nel tuo pubblico di cui arbitrariamente interpreto la sensibilità. E’ vero che il destino di molti talentuosi è stato quello di eccellere in alcuni campi o arti o sport mentre avrebbero voluto fortemente primeggiare in altri completamente diversi. Mi sa che vale anche per me…

  • rotafixa scrive:

     hai ragione jikjik

    io darei foco a lo mondo. e sono anche vecchio per farlo. 

    bisogna smuoverci, e io da solo non ce la faccio. mi date una mano?

  • nicolonovati scrive:

    azzeccatissimo il parallelo tra bici e libro!

    ogni pagina nuova, ogni pedalata è sempre lì pronta ad aprirti nuovi orizzonti e prospettive!

    bellobello!

  • frank scrive:

    interessante, ma preferirisco ancor di più  kandinskji quando insegnava a superare quel condizionamento imposto dall’abitudine alla lettura per cui vediamo una lettera anzichè la sua forma grafica

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