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Muore per salvare l’auto

Alberto in Altro | 24 commenti

Bari, 27 nov. (Adnkronos) – Un giovane di 23 anni, di Bari, e’
morto questo pomeriggio a Modugno per le gravi ferite riportate nel
tentativo di impedire il furto della propria autovettura. Il ragazzo
si e’ aggrappato alla carrozzeria ma e’ stato scaraventato per terra.
E’ stato condotto in Ospedale ancora vivo ma successivamente e’
deceduto. Sull’episodio indagano i carabinieri.

24 commenti su “Muore per salvare l’auto

  • frank scrive:

    sono tanti, troppi i modi per rimanere vittima della grande malattia mentale del nostro tempo: l’auto

  • Asdrubale scrive:

    Se l’auto rimane per esempio l’unico modo per recarsi al lavoro o per altri motivi che si pensano fondamentali quest’azione è giustificabile. FORSE.

    Tuttavia io non mi scaglierei in questo caso contro l’auto, porella, stavolta non ne ha colpa direttamente.La malattia mentale del nostro tempo direi che è forse il fatto che a talune persone l’auto viene imposta come unico mezzo di spostamento dal sistema

  • rotafixa scrive:

    questo povero ragazzo è vittima dell’affetto per la vettura, inculcato fin dalla più tenera età. la vettura è come un membro della famiglia. bisogna rompere questa maledizione.

  • ansiolin scrive:

    Mi sa che soffrite di manie di persecuzione!Andate da uno psicologo, potete andarci tranquillamente anche in biciletta.

  • alespec scrive:

    che simpatico ansiolin!!!!!ahahaha,fai scassare!!!!!

  • Antonio scrive:

    Buonasera ragazzi,sono della stessa opinione di rotafixa,ma senza dimenticare che il poveretto è sopratutto vittima di delinquenti.
    Concordo con quelli che vedono una patologia nel vedere la propia auto come il bene più importante, da difendere a costo della vita,ma per molti è propio cosi’.
    Educare le persone ad un atteggiamento più sano è impresa ardua e solo la scuola può seriamente incidere su questo,ma purtroppo l’insegnamento in Italia è incapace di svolgere con serietà il compito assegnato-
    Pazienza.
    Buona notte e buona bicicletta a tutti.

  • clambfr scrive:

    l’importanza psicologica di un mezzo, che sia dovuta all’affezione o ai sacrifici fatti per averlo, per quanto spesso discutibile è oggettiva. Se cercassero di rubarmi la mia unica bici, su cui pedalo da più di 7 anni e che dorme nella mia stessa stanza, compagna di viaggi e di emozioni, credo la difenderei anche a costo di farmi sparare. Ma anche e soprattutto perché difenderei le mie scelte che mi hanno portato a vivere il mondo innanzitutto dal sellino. Se oggi i ladri di bici non fanno notizia, è proprio perché – oltre a non provocare morti, ma solo denunce di furto – il mondo di significati e relazioni che la bici porta con sè è tutto fuorché profittevole, lontano anni luce dalle logiche sociali homo homini lupus di cui l’automobile è espressione.
    Ciò che per me è di più triste è che questo ragazzo è morto per un mezzo che sistematicamente produce morte..forse un giorno anche lui avrebbe potuto uccidere qualcuno in un “incidente”. Mi auguro solo che con la bici questo non accada mai.

  • frank scrive:

    “il poveretto è sopratutto vittima di delinquenti.”

    per l’appunto, in tal senso avevo postato un secondo messaggio simile al mio primo che è stato cancellato forse pensando che fosse un invio doppio:

    “sono tanti, troppi i modi per diventare assassini a causa della grande malattia mentale del nostro tempo: l’auto”

  • frank scrive:

    “l’importanza psicologica di un mezzo, che sia dovuta all’affezione o ai sacrifici fatti per averlo, per quanto spesso discutibile è oggettiva”

    sul valore psicologico dei mezzi sono molto interessanti le osservazioni di macluhan riguardo il fatto di sostituire e quindi in qualche modo amputare alcune parti del nostro corpo. in tal modo essi diventano parte di noi trasformandoci e trasformando il contesto con cui ci stiamo muovendo. ovviamente ciò riguarda anche la bicicletta.

  • achab scrive:

    però cazzo, anche le mie 3 bici le considero a tutti gli effetti membri della famiglia. Le pulisco, le nutro, le ceresco, le porto a spasso.
    ecco non le modifico troppo. quello sì. Lascio che sviluppino da sole la loro personalità. Certo non sopporterei di vederle sfaticate. Se mi rifiutano il Sella, soprattutto la più giovane, le mando in colonia allo Zoncolan.

  • achab scrive:

    più che altro, qualche giorno fa ho letto di un tizio picchiato a sangue, fino a ridurlo in condizioni critiche, in una piccola area di sosta sull’autostrada. Causa, mi par di capire, una manovra che ha costretto a rallentare un’auto che sopraggiungeva, sicuramente a velocità illecita, sulla corsia di sorpasso. L’autista costretto a rallentare, per l’onta subita, ha costretto l’altra auto a fermarsi. E’ sceso e ha riempito di pugni, l’altro autista. poi è ripartito. l’altro autisa a guidato per un po’, finché ce l’ha fatta. Poi si è fermato a un autogrill, a chiedere del ghiaccio, con il volto tumefatto e pieno di sangue. Dove si è sentito male, colpito da infarto per le ferite riporate.

  • lollop41 scrive:

    In momenti di panico si fanno cazzate… non penso che il poveretto abbia pensato di rischiare la propria vita per salvare la macchina (spero), ma in quei momenti ti può scattare un non so che che fa spegnere il cervello…

    E poi è vero che la macchina è pericolosa, ma penso che sarebbe potuto capitare con qualunque bene, dalla catenina, al portafoglio, all’orologio e udite udite… si anche per una bicicletta!

    Mai sentito di ragazzini minacciati col coltello per farsi dare la bici (o le scarpe o quant’altro…).

    Penso che il ragazzo sia morto per una scelta avventata in un momento in cui pensare era difficile, da qui a dire che la responsabile è la macchina e che lui con quella macchina avrebbe ucciso qualcuno mi sembra voler tirare la cosa per i capelli.

    Signori, pedalando si ha tutto il tempo per riflettere… non diventiamo anche noi degli estremisti schizzofrenici.

  • achab scrive:

    non penso che il senso di questo post fosse quello di condannare o idelogicamente stigmatizzare. Quanto piuttosto di vedere uno spaccato di oggi. Così come l’episodio del tizio ridotto in fin di vita sull’autostrada, che citavo prima. Ogni tanto occorre fermarsi, fermare le cose, azzerare, mettere tra parentesi i propri credo e dirsi: ma come siamo messi?
    tutto qui. Penso fosse questo il senso del post.
    Anche una bici può essere estorta con la forza, certo, e anche per una bici cui tieni, per la quale hai messo da parte risparmi, combatteresti per non fartela rubare. Tutto vero. Però è diffcile che tu legga di un tizio che si è fatto uccidere per non farsi rubare la bici. Come è difficile che tu legga di due ciclisti che litigano picchiandosi a sangue a uno stop o a un semaforo. Come è difficile che tu legga di un ciclista che tiri dritto fregandosene, se ne vede un altro in difficoltà (perché ha forato o altro) lungo la strada. Come è diffcile che tu veda altre persone oltre ai ciclisti e agli alpinisti che quando si incotrano lungo strade poco battute, riscoprano un gesto semplice e naturale come il saluto. Come è difficile che tu legga di un ciclista che investe e uccide dei bambini (anche sul marciapiede).
    tutte cose che invece capitano con l’auto.
    Il paragone tra i due beni di consumo non regge. C’è poco da fare. E risulta fuorviante.

  • Unto dal Pignone scrive:

    Saro’ noioso, ma e’ difficile commentare senza conoscere i fatti. Magari il morto era un fanatico della propria Uno Turbo con adesivo O’Neill sul lunotto (di quelli che hanno riempito la mia giovinezza di incubi), magari era solo un povero precario da 1000 euro al mese, costretto a sudar sangue per comprarsi una macchina per poter andare al lavoro in una zona troppo cara per prendeci casa vicino e mal servita dai mezzi (ne conosco tanti).
    Certo, non accetterei di morire per l’auto (ma forse nemmeno per la bici) ma a volte la paura di entrare in certi tunnel fa fare gesti incoscienti: quando ti rubano la macchina le rotture di cazzo son cosi’ grandi che il valore dell’oggetto e’ il meno….

  • clambfr scrive:

    “sul valore psicologico dei mezzi sono molto interessanti le osservazioni di macluhan riguardo il fatto di sostituire e quindi in qualche modo amputare alcune parti del nostro corpo. in tal modo essi diventano parte di noi trasformandoci e trasformando il contesto con cui ci stiamo muovendo. ovviamente ciò riguarda anche la bicicletta.”

    Frank, penso non sia difficile accettare la prospettiva di McLuhan sui media (qualunque essi siano) come estensioni del corpo; d’altra parte,l’innesto di una protesi è uno shock tale da richiedere l’anestetizzazione di quelle stesse parti. Da ciò si deduce che mentre l’(ab)uso dell’automobile porta all’atrofia del cervello, la bici al contrario – sia una full, una graziella o una fixa – lo ossigena.
    E il canadese osservava una cosa fondamentale, che torna a proposito della differenza radicale tra una bici e un’auto:
    “nell’automazione esiste una componente fondamentale (…)è il fatto che, in ogni macchina automatica come in ogni galassia di macchine e di funzioni, la generazione e la trasmissione di energia sono separate dall’operazione che di questa energia si avvale. (…) Questo non si è mai potuto dire per i sistemi meccanici. Qui è sempre esistito un rapporto diretto tra energia e lavoro fatto”
    E sarebbe stato interessante chiedergli cosa ne pensava dei furti d’auto e di un mondo che va a petrolio, e della possibilità di vivere alla velocità della bici, con le idee e le socievolezza che rende possibili…

  • frank scrive:

    “E il canadese osservava una cosa fondamentale, che torna a proposito della differenza radicale tra una bici e un’auto”

    però precisava anche di voler tenere un punto di vista neutro per svolgere solo un’analisi e di considerare comunque positivamente nel suo complesso il progresso dei mezzi di comunicazione. in questo senso l’automobile sarebbe sempre successiva alla bicicletta. ma come ogni teoria, anche questa è frutto di un’astrazione ossia di una semplificazione della realtà che è sempre molto più complessa. può servire a spiegare alcuni aspetti di un fenomeno, non la sua totalità.

  • penone scrive:

    sono cubano e ciclista..all’inizio degli anni 90 il nostro comandante ebbe due idee geniali il; il “periodo especial” e la motricità umana, che vuol dire – siccome manca la benzina mandiamo tutti in bicicletta e fece arrivare migliaia di bei biciclettoni cinesi.
    La prima cosa che si rompeva erano i freni ( e via alleggeriamo) Il problema era che il cubano è un ciclista-bambino e in piena euforia si lanciava giù per le discese dell’Habana con moglie figli e nonna sulla canna, senza freni se non i piedi (senza scarpe). Ma all’habana ci sono gli incroci dove passano pochi mezzi a benzina e anch’essi senza freni .
    Beni i miei fratelli morivano come mosche in grnadi incidenti anche tra biciclette. La moria dovuta alle biciclette divenne un problema sociale, ma io m’innamorai della bicicletta che non avevo mai avuto.

  • amerigo scrive:

    non so quale sia il senso del post d’ingresso, forse ha ragione achab, o al contrario è solo provocatorio.
    comunque sia, l’auto tanto odiata è solo una delle tante cose che delinquenti di tutto il mondo spinti da facili guadagni ogni giorno cercano di asportare. le cronache sono piene di rapine e di persone che hanno perso la vita per difendere la proprietà di un loro valore… anche solo affettivo.

  • clambfr scrive:

    forse per ritrovare un qualcosa di paragonabile si deve tornare indietro fino al neorealismo, a “Ladri di biciclette”…il fatto che oggi il suo posto sia stato preso dall’automobile non può che far riflettere

  • rotafixa scrive:

    diocàn

    gliele faccio io a fidél le fixe.

    non si rompe niente, costano pochissimo, valgono moltissimo.

  • Unto dal Pignone scrive:

    “forse per ritrovare un qualcosa di paragonabile si deve tornare indietro fino al neorealismo, a “Ladri di biciclette”…il fatto che oggi il suo posto sia stato preso dall’automobile non può che far riflettere”

    Ecco, l’esempio del film è eloquente. L’auto ha preso il posto che nel film (e nella vita di quei tempi) aveva la bicicletta. Quando lo vidi per la prima volta da bambino un mio compagno ignorante e viziato disse “minchia, tutto sta manfrina per una bici”. Non aveva capito un cazzo…
    Forse il caso del topic è più o meno simile, almeno spero…

  • Giovanni scrive:

    Sinceramente, a volte mi chiedo se su questo blog si passi più tempo a criticare il mondo auto-centrico, che a immaginare un mondo bici-distribuito.

    Peace

    G

  • frank scrive:

    eh, caro giovanni, per le auto non sprecherei altro che parole, mentre per la bici contano solo i fatti.

  • arcipuffolina scrive:

    vittima della grande malattia mentale del nostro tempo.. vittima dell’affetto per la vettura.. la vettura è come un membro della famiglia..

    anche io detesto le città piene d’auto e mi muovo in bicicletta, ma voi state davvero male! estremismo contro estremismo.. bah! contenti voi..

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