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Pogliaghi da stayer

Menthos in Altro | 14 commenti

ogni tanto ci penso… ma che bolidi facevano, questa doveva stare a pelo di una moto a 60/70km/h per chilometri dentro un velodromo, resistere alle vibrazioni ed essere compatta e reattiva agli sforzi, padellona e forca girata

14 commenti su “Pogliaghi da stayer

  • redarrow scrive:

    Io vorrei vedere anche la foto, di quello che faceva girare in pista quel bestione :-) )

  • frank scrive:

    reverendo, non te la cavi così, con due parole. parlando di bici i numeri li trovo piuttosto antipatici, ma qui s’impone:  che rapporto e che sviluppo ha  sto "mostro" (in senso buono, naturalmente)? e cos’è quel perno sotto la punta della sella? (sembra quasi un ammortizzatore). forcella con retrocorsa? manubrio rialzato rispetto all’attacco? mi sembra notevole anche la differenza di diametro tra le due ruote, o sbaglio ed è quella solita delle bici da pista?

  • clambfr scrive:

    Credo che la padellona montata da Ulrich in una famosa cronometro non si avvicini neanche a questo piattone…forse al termine della corsa la usavano per friggerci le uova.

  • Michelangelo scrive:

    Si pedalavano in pista dietro alle motociclette che tagliavano l’aria, la forca veniva montata al contrario in modo che la ruota fosse "più sotto" e ci si potesse avvicinare maggiormente alla moto che "tirava"; il rapporto potrebbe essere un 62/12, la ruota davanti una 650.

    Con molta probabilità i forcellini dietro avevano anche forma e disegno differente l’uno dall’altro.

    Porrei anche l’attenzione sul sistema di tenuta della pipa sulla forca…

    M!!!

  • Rotazioni scrive:

    Stiamo sui 70 denti. Sapete mica cos’è quell’aggeggio attaccato sotto al sellino?

  • Lanerossi scrive:

    La bici è da stayer, che era la specialità della pista detta anche mezzofondo. Correvano su distanze intorno ai 100km, dietro a derny di grossa cilindrata (rispetto a quelli attuali usati per il keirin), che avevano un rullo posteriore sul quale praticamente il ciclista appoggiava la ruota anteriore.

    In questa maniera in scia potevano raggiungere velocità considerevole, anche sopra i 70 all’ora per molto tempo (Bruno Vicino, grandissimo campione di stayer dopo i 30 anni, mi pare arrivò a 80kmh per un’ora, se non di più). Se guardate sui vecchi cataloghi Campagnolo trovate infatti corone da pista fino a 70 denti (questa direi che si avvicina molto). Qui monta forse un 13 o un 14 dietro…

    La forcella ha rake negativo per poter "stare più sotto" al battistrada, anche per questo motivo credo si usassero ruote da 24" anteriori. Forse in questa maniera, con un obliquo molto "orizzontale" si otteneva anche un telaio più stabile: nel mezzofondo non c’erano brusche accelerate, ma progressioni graduali ad esempio in fase di sorpasso (che era tutt’altro che veloce).

    L’attacco manubrio rispecchia quelli da pista in uso fino agli anni ’60: è possibile regolarlo in lunghezza, la parte superiore e dentata per permettere varie posizioni a seconda dell’atleta o della specialità.

    Ultima cosa, lo strano aggeggio sulla punta della sella: serve a tenere la sella più ferma possibile rispetto al telaio, è un semplice tirante. A volte c’erano anche davanti sul manubrio, che non si ricordo se si agganciassero sulla forcella o giù più in basso ai forcellini.

    La specialità degli stayer è ormai scomparsa da qualche anno: sarebbe impensabile farli correre in un velodromo da 250 metri…

    http://lanerossi.altervista.org

  • menthos scrive:

    bellali, il blog siete voi ;)

  • giuliano.g scrive:

     La fotografia è a maggior risoluzione di quel che appare nel blog, ho contato 68 denti (anche se ce ne sono alcuni nascosti che ho dovuto estrapolare). Non è poi questo gran mostro… 

  • Unto dal Pignone scrive:

    Se fate un giro da Ciclistica, potrete ammirare una guarnitura GPM lasciata lì in esposizione da mio cognato: credo sia un 67 denti, se non ricordo male…..

     

  • matteo scrive:

    Qua non mi sembra troppo tempo fa:

    http://www.youtube.com/watch?v=lFTamxcoGQk

    mi chiedo: come si fa a sorpassare? se c’è la moto davanti, come fa il ciclista ad accellerare o cambiare traiettoria? dov’è la tattica? decide tutto chi guida la moto? boh…

     

    :D

     

    • Lanerossi scrive:

      Be’, qualche gara si fa ancora, ma ormai non c’è più la popolarità di un tempo… Si è corso seriamente fino a inizio anni ’90, poi la cosa si è via via spenta.

      Nella gara si vede bene la linea degli stayer: la fascia bianca sulla parte superiore della pista è la zona di sorpasso per capirsi.

      ttp://lanerossi.altervista.org

  • Lanerossi scrive:

    No, decidono insieme. C’erano delle "parole in codice" per dire "sorpassa", "accelera", "rallenta" ecc.

    Per sorpassare si passava all’esterno (ma allora i velodromi erano di 400 metri e con rettilinei degni di questo nome), oltre ad una linea tracciata sulla pista (non ricordo il colore) detta appunto "linea degli stayer", per mantenere un margine di sicurezza fra i due concorrenti, in maniera che non ci fossero possibili contatti.

    Di certo la gara era molto meno dinamica di un’americana, ma l’alta velocità, soprattutto se vista dal vivo, dava una spettacolarità particolare.

    E poi ricordiamo che se abbiamo avuto Antonio Maspes, è perchè c’erano gli stayer… La leggenda (o quasi) racconda che il giovane Antonio venne attirato al Vigorelli ad assistere alle prime gare incuriosito dal rombo dei derny….

    http://lanerossi.altervista.org

  • joeFunny scrive:

    aggiungo che una delle abilità stava anche nell’abbigliamento e nella postura del pilota: i pantaloni dovevano creare la giusta turbolenza verso il concorrente che veniva sorpassato, così come in fase di sorpasso il pilota si ruotava per "far prendere aria" allo sfidante.

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