08 lug 2009

Via le piste ciclabili inutili

In

Uso la bicicletta per spostarmi in città tutto il giorno, tutti i giorni dell’anno (salvo qualche giornata in cui le condizioni meteorologiche sono troppo proibitive) da molti anni. Vado al lavoro, porto i bambini a scuola, vado a fare piccole compere: sempre in bicicletta. Negli ultimi tempi ho visto con piacere la nascita di diverse piste ciclabili in città e ovviamente le utilizzo il più possibile nei miei percorsi anche se a volte devo allungare la strada che devo fare ma ci guadagno in sicurezza. Ho visto anche che il numero dei ciclisti è decisamente aumentato, penso anche per merito delle piste ciclabili che consentono anche a chi non si sente sicuro in bicicletta in mezzo al traffico di poter usare le due ruote con tranquillità. Purtroppo quasi nessuna è pista ciclabile dedicata, cioè solo per le biciclette, la maggior parte sono miste pedoni-biciclette e questo certamente non è l’ideale. Credo però che, con il dovuto rispetto reciproco, la “convivenza” sia possibile. E anche questo è successo: all’inizio i pedoni mi guardavano con sospetto quando mi incrociavano sulle piste ciclabili, poi, visto che la maggior parte dei ciclisti non usa le piste ciclabili come piste da corsa, mi sembra che anche i pedoni si siano più “rilassati”. Per questo sono rimasta molto sorpresa nell’apprendere dalla stampa locale che una delle prime cose che vuole fare la nostra nuova Amministrazione è quella di togliere due piste ciclabili: quella di via Papa Giovanni e quella di Viale Giulio Cesare. Se per la prima posso capire la disarmonia rispetto al contesto (anche se mi illudevo che prima o poi si potesse collegare alle altre piste ciclabili) proprio non capisco perché togliere quella di Viale Giulio Cesare. La spiegazione che leggo sull’Eco di Bergamo è quella di non essere pista dedicata solo alle biciclette. Come ho detto prima, quasi tutte a Bergamo sono così. E allora perché non toglierle tutte? Così noi ciclisti ricominceremo a viaggiare nel traffico e tanti riporteranno la bicicletta in cantina.

http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/80273_via_le_ciclabili_inutili_intervengono_i_verdi_ma_anche_i_cittadini/

commenti

la stessa cosa successe a s.donato milanese con il cambio della giunta.

 cari Frank e Binjip, da una parte è triste vedere in che direzione vanno questi nuovi amministratori, perché non credo che siano così ben informati da agire così per favorire il traffico ciclistico. Cosa voglio dire? Semplice, spesso la circolazione su piste ciclabili porta a più incidenti che la circolazione puramente su strada. Non credo che le statistiche debbano essere una guida assoluta quando applicate al caso singolo, ma molti studi in paesi che pure sono più avanzati del nostro in questa materia portano a tale conclusione. Non ho dati recenti, ma un bel riassunto si può trovare su:

http://www.cyclecraft.co.uk/digest/research.html

e una lettera di John Franklin, autore di Cyclecraft, a un rappresentante di Sustrans, un'associazione per il trasporto sostenibile:

http://www.cyclecraft.co.uk/digest/sustrans1.html

 

si, ma per essere significative quelle statistiche dovrebbero riferirsi alle percentuali di traffico ciclistico su strada e su pista ciclabile.  comunque anch'io preferisco andare su strada che esser "ghettizzato" su un certo tipo di pista ciclabile.

infatti mi pare che tutte (o praticamente tutte) quelle statistiche sono rapportate al relativo traffico. Nemmeno questo basta ovviamente, o si fa come Thompson, Rivera & Thompson (mi pare) che per poter sostenere che il casco riduce gli infortunii significativamente usarono due diverse popolazioni (in senso statistico!). I figli di benestanti (col casco), e i figli di emarginati in quartieri poveri (senza casco). Bingo!

Una certa influenza dovuta all'esperienza di chi usa la strada (parlo delle piste, non dei caschi...) ci sarà pure, ma i rapporti di incidentalità sono piuttosto notevoli.