18 set 2009
Bicicletta libera in contromano.
Nel cuore di Notting Hill, qualche mese fa, le telecamere inquadrarono impietosamente un illustre residente del quartiere mentre con la sua bicicletta inforcava contromano Dawson Place. David Cameron, il leader dei conservatori, abita lì vicino e ogni mattina sale in sella e vola verso Westminster. Nessuna scorta, una pedalata veloce, caschetto in testa. David Cameron ha solo un vizio: prende i sensi unici dalla parte sbagliata.
Quel giorno, colto in flagrante si scusò e pagò la multa. Le regole sono rigide e dare il cattivo esempio non è proprio una bel modo di presentarsi per chi aspira a Downing Street. Si cosparse, dunque, il capo di cenere: ”So che obbedire alle leggi del traffico è importante, chiedo scusa”. In tanti applaudirono David Cameron. A destra e a sinistra. Ma non perché aveva riconosciuto l’errore: era un atto dovuto. Quanto, piuttosto, per la marachella di cui si era reso responsabile, rivelatrice di un istinto che i centomila ciclisti londinesi condividono: l’insofferenza per lo strapotere dell’auto, un sentimento che si manifesta in una crescente “indisciplina” al manubrio. L’infrazione di Notting Hill è stata la classica ultima goccia: se anche David Cameron si fa beffe della segnaletica che impedisce l’accesso in determinate direzioni, ciò significa che il vaso è colmo. Domanda: come venire incontro ai poveri ciclisti che si avventurano negli slalom in mezzo a colonne di macchine e di double-decker, sfidando pericoli e gas? Come incentivare l'uso delle due ruote? Come convincere i londinesi che con la bici si arriva prima in ufficio? Semplice. Londra vara un progetto pilota che per ora si limiterà al “Royal Borough di Kensington e Chelsea” ma che i responsabili della circolazione hanno tutta l’intenzione di estendere all’intera capitale, con la benedizione del ministero dei trasport. Se funzionerà, addirittura, potrebbe essere introdotto anche in altre città britanniche. Si tratta di una piccola rivoluzione: ai ciclisti sarà consentito di risalire contromano le vie a senso unico. Non dovranno più temere di incorrere nelle sanzioni. I cartelli del senso vietato saranno ritoccati con l’aggiunta “eccetto che per i ciclisti”. Il messaggio è chiaro: chi usa la bicicletta non va punito ma premiato. Libertà nella giungla. Resta da risolvere bun problema, quello dell’incolumità. Pedalare in senso vietato è pericoloso, come evitare gli incidenti? Il Cyclists’ Touring Club ha una proposta pronta: limitare la velocità delle macchine a 20 chilometri all’ora nelle strade di Kensington e di Chelsea interessate al progetto. Entusiasta il sindaco Boris Johnson, un ciclista “professionista”. Investito in maggio da un camion non ha desistito nella sua battaglia antitraffico e antiauto. Anzi. Per lui è diventata una questione di principio. Un buon segnale: a Londra la “lobby” dei centomila ciclisti conta sempre di più.
Dal Corsera
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commenti
Azz mi hai anticipato!!! L'ho postato anch'io ma forse quelli dal pellizza da Volpedo han visto ch'era un doppione...
Cmq Sempre indietro qua in ITalia!
I due Gioielli: BMX & FIXED
pedalare in contromano non è necessariamente pericoloso, anzi: riesci a vedere i veicoli che ti vengono incontro, permettenndoti di evitarli. ovviamente ciò presuppone che te ne stai a margine della strada e procedi piano. d'altronde chi è abituato a camminare lungo le strade sa benissimo che deve procedere proprio in contromano
infatti. inoltre c'è un altro vantaggio: le auto parcheggiate a lato della strada hanno modo di vederti meglio e fare attenzione con gli sportelli; il ciclista, a sua volta, può vedere più facilmente se all'interno dell'auto c'è qualcuno che si appresta a scendere. tutto ciò può aiutare a salvare rotule e cranio!
Sono convinto che un ciclista contromano non stia commettendo chissà quale infrazione e la sua pericolosità resta confinata a se stesso e al massimo alla carrozzaria scintillante di qualche auto però, ammesso che tutti si andasse in bici e ognuno facesse il cacchio che vuole, il casino sarebbe assicurato.
Credo che la cosa migliore si sperare in ciclabili in ogni strada e precedenza della bici su tutti gli altri veicoli, dopo averlo provato, vi assicuro che è una cosa fantastica, si pedala in città con la tranquillità della stradella di campagna, ci si guarda intorno e si torna ad apprezzare i propri luoghi.
M!!!
si mich, può darsi, ma più che incanalarsi sulle piste ciclabili secondo me è bello perdersi per le vie della città, girare per strade e stradine e vicoli, talvolta anche lasciandosi guidare dai sensi unici, concedersi al cazzeggio pedalante, fermarsi dove si vuole e quando si vuole, correre o rallentare e fermarsi in surplace a un incrocio o procedere quasi a passo d'uomo, chiedere una strada a qualche passante approfittandone per parlare un po, scorrere sull'asfalto liscio o saltellare seccamente sui lastricati, fermandosi di fronte a un cane che attraversa noncurante la strada seguendo l'invisibile sentiero di un odore o facendo scappare i gatti sotto le auto parcheggiate.
@frank; sono perfettamente d'accordo, pensa se tutto ciò tu lo potessi fare con la certezza che nessuno t'ammazza, rileggi quello che ho scritto sopra, intendo pari km di ciclabili e starda normale e dove non è possibile la realizzazione di una ciclabile, la bici ha la precedenza su tutti gli altri veicoli.
Pensi sia una cosa assurda? ti assicuro che non è così, l'ho visto, l'ho provato e ci siamo concessi il lusso di perderci come ci pareva in una cttà che non conoscevamo, ci siamo guardati attorno dal sellino della bici in assoluto relax, su asfalti che sembravano velluto o su pavè leggeri, sempre perfettamente puliti per evitare che i ciclisti fossero soggetti a forature, quando volevamo ci si accostava segnalandolo (alzando il braccio), si hiedevano informazioni o spiegazioni. Per non parlare delle ciclabili extraurbane, su entrambi i sensi di marcia delle strade dove, anche li, la pedalata era per godere dello stare li, in quel luogo, fantasticando su qualsiasi cosa ci passasse per la testa, senza nessuna preoccupazione.
Ti premetto che pedalavo un cassone largo 1 metro.
M!!!
Leggevo stamattina su non so più che quotidiano a distribuzione gratuita che anche in Italia (prima che a Londra) c'è già un esperimento del genere... a Trento e Reggio Emilia se non sbaglio.
mi dicevano quelli della ciclobby che il problema è il codice della strada, visto che prevede una barriera per la quale non c'è spazio. Non so come abbiano risolto questo inghippo a R.E. Credo comunque che la questione di Londra non sia semplicemente la realizzazione di corsie contromano, che già da tempo esistono, per esempio in alcune strade a Cambridge, con la semplice presenza di una riga per terra, ma la generalizzazione di questa possibilità a tutte le strade (eccetto, immagino, quelle ad alta percorrenza, come le red routes).
a quanto pare in Francia è già in vigore nelle zone a 30km/h.
http://www.fiab-onlus.it/ciclistifrancia.htm
Piuttosto, volete tutti mettervi le cinture catarifrangenti? Io no, o meglio, solo se lo decido io. Purtroppo pare che questo vogliano far passare, e la FIAB, che a volte mi pare un'altra organizzazione all'italiana, è pure d'accordo. Lo trovate qui: http://www.fiab-onlus.it/giubbino.htm
Domani scrivo loro una letterina, fatelo anche voi!
In fondo ti stanno solo proponendo di mettere un catarifrangente, mica di togliere il sellino...
Sono delle bretelle, te le butti su e chi se ne frega, le uso pure a piedi per correre di sera.
M!!!
Una sera qualcuno viene investito in bicicletta e finisce all'ospedale, ma per un caso non aveva addosso le bretelle. Bene, in tribunale la parte avversa, che pure è nel torto marcio perché procedeva disattenta a velocità sostenuta, sostiene che non t'ha visto perché non eri catarinfrangente! Al ciclista verrà dato concorso di colpa (se va bene) e oltre le ossa rotte la beffa.
Se invece sarà morto, saranno i suoi parenti a veder andarsene via senza una macchia sulla fedina chi lo ha ucciso.
Sono tutti cavilli introdotti, come l'obbligo di usare le piste ciclabili, per poter colpire chi non si conforma. È per questo che i ciclisti britannici si sono opposti, con successo, all'obbligo di usare le piste ciclabili. Purtroppo non basta, se non si introducono regole come in Olanda dove la colpa ricade sull'automobilista, come nel caso
http://www.singletrackworld.com/2009/05/killer-driver-escapes-prison-because-cyclist-wasnt-wearing-a-helmet/
Notare che non c'è l'obbligo di usare il casco, figuriamoci se ci fosse stato. Sempre dal Regno Unito però:
http://news.scotsman.com/mobilephonedrivingban/Five-years-for-driver-who.3833105.jp
quindi un giudice che sa soppesare i torti.