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“tsunami silenzioso”

Rotafixa in Altro | 74 commenti

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“Un officials liken therise in food prices to a silent tsunami, threatening 100 million of the world’s poorest. The use of food crops for alternative sources of energy like ethanol is one factor behind the price hike.”

ieri il relatore dell’onu sul diritto all’alimentazione, olivier de schutter, ha lanciato un allarme terrificante. l’argomento non è ot su ciclistica, a mio parere.

il mondo, inteso come umanità, sta sottraendo spazio alle colture alimentari, a favore dei cosiddetti biocarburanti, nel tentativo di sottrarsi alla fine del petrolio.

già adesso (ora, in questo istante) ci sono rivolte in 33 paesi del mondo per l’aumento (secondo la fao del 26%) dei prezzi degli alimentari. la corsa al biofuel, secondo de schutter, è “un crimine contro l’umanità, uno scandalo che serve sono ad una piccola lobby”, ed ha chiesto un congelamento immediato degli investimenti nel settore.

tutto questo per cosa?

per fare il pieno.

ci stiamo uccidendo in forme mai viste prima (in pratica tramite l’economia; almeno prima era la guerra variamente motivata, da condannare ma comprensibile) per fare il pieno.

trovate l’intervista qui

74 commenti su ““tsunami silenzioso”

  • nickname nick scrive:

    su questo e alri temi si raccomanda la lettura di ziegler (ottimo divulgatore)

    un quasi best seller è “la fame nel mondo spiegata a mio figlio”

    altro : “la privatizzazione del mondo”

    tra l’altro ricopre un implrtante ncarico nelle un per l’alimentazione ed è stato sempre molto esplicito su questi temi

    va pure in bici

    nick

  • rotafixa scrive:

    ziegler è appunto il predecessore di de schutter

  • kranebet scrive:

    Purtroppo non è “solo” la sottrazione di migliaia di ettari alle colture, che tra l’altro, per l’aumento dei cereali, hanno già ammazzato centinaia di migliaia di persone nelle regioni più povere del mondo oltre che determinato rivolte passate sotto silenzio dai media nostrani, come per es. in Egitto, ma anche le devastanti conseguenza del tipo di coltivazioni: quelle necessarie a produrre il biofuel necessitano in media del 25 – 40% in più di acqua…e sono coltivazioni intensive. L’unica soluzione per poter continuare a bighellonare in macchina sono le celle a combustibile di idrogeno (emissioni zero) o elettriche, salvo il fatto che bisogna generare energia pulita per poter ricaricare le batterie. In ogni caso, una volta trovata la soluzione per l’andare, il problema sarà il fermarsi e la carenza di spazio (da me è già un grosso problema, e sto in provincia). L’unica soluzione è fare come a Barcellona con il bike sharing. Ciao a tutti.

  • clambfr scrive:

    io vedo georgescu-roegen, illich e quant’altri che ci guardano da lassù – o da più giù – e dicono in coro: “ve l’avevamo (pre)detto…”, e poi vanno a farsi un giro in bici.
    Spero tanto che tra un cinquant’anni, dovessi pure non esserci, uscirà un libro intitolato “La grande decrescita”.
    L’economia e quei pochi che la governano, governando anche noi, hanno sfidato la natura, che non guarda in faccia a nessuno: una volta stabilite le regole del gioco, è un direttore assolutamente imparziale.
    Usando i piedi (e la testa), la bici ci darà una mano.

  • Unto dal Pignone scrive:

    @L’unica soluzione per poter continuare a bighellonare in macchina sono le celle a combustibile di idrogeno (emissioni zero) o elettriche, salvo il fatto che bisogna generare energia pulita per poter ricaricare le batterie.@

    Oh, è questo il problema: il famigerato “fabbisogno nazionale” non esiste! E’ stato inventato da chi deve venderti auto, benza e gomme: memorabile la pubblicità in cui ti fanno vedere che se compri quella macchina puoi caricare la zoccola in bici perchè dal paraurti tiri fuori il portabiciclette. Ma come, vado in bici proprio per non usare l’auto e tu mi metti la bici sull’auto?!…
    Siamo in un paese in cui le 4 più grandi industrie son sempre state Fiat, Pirelli, la lobby dei petrolieri e le cooperative edili che vincono gli appalti truccati del Ministero delle Infrastrutture. Quindi hanno insegnato a tutti che “senza auto non si può”, ma è falso. Non ci deve essere fabbisogno nazionale di petrolio perchè se ne può fare a meno.
    E’ chiaro che il petrolio non serve solo alle auto, ma in un paese come l’Italia con acqua, fiumi, monti e venti bisogna avere per forza il petrolio?! Una sera abbiamo subito un black-out per due pali della luce caduti in Svizzera, quando basterebbe costellare le Alpi di stazioni eoliche e gliela venderemmo noi l’elettricità ai cioccolatai! Compriamo il gas facendoci strozzare da quegli ubriaconi dei russi, quando potremmo termovalorizzare i rifiuti napoletani e trasformarli in energia (non che i termovalorizzatori eliminino del tutto l’inquinamento, però…). Lo fanno i tedeschi, che ci fan pagare per ritirarceli e poi se ne fanno energia: cioè, per colpa della Jervolino (che oggi ha dichiarato “da domani cercheremo il sito per il termovalorizzatore…” Da domani…cazzo, è al secondo mandato, governa da 7 anni e dice “da domani”, sta mummia!!!) noi paghiamo i tedeschi perchè si accendano il camino…fantastico!… vogliamo pagargli anche il cinema e il ristorante?!…lo champagne lo offrono i francesi?!…
    Il biocarburante non basta per il fabbisogno nazionale?! Si elimini il fabbisogno. Negli anni passati avevano inventato le domeniche a piedi per la crisi energetica, adesso piuttosto che andare a piedi uno svuota il biberon del figlio nel serbatoio!!!…
    E’ il sistema che va cambiato: c’è gente che fa un ora di macchina (da sola) al giorno per andare a scriver su un PC dati che poi spedirà via mail. Ma dico, siamo impazziti?! La Pirelli aveva il quasi-monopolio della fibra ottica, poi ha smontato tutto e continua vender gomme. Come se la Ditta Caproni avesse inventato il teletrasporto e continuasse a vendere treni a vapore!!!…
    Fino a pochi anni fa c’era chi mi fumava affianco in pizzeria attaccandomi un tumore ai polmoni (senza che glielo avessi chiesto), poi lo han vietato per legge e tutti a dire “ehhhhhh, ma come faremo?!…attacco alla democrazia!!!…” Bèh, mesi fa un fumatore ha scritto al Corriere per dire contento e felice che grazie alla legge non può fumare in ufficio, non può far troppe pause assentandosi per andare a fumare, e quindi senza accorgersene fuma meno e lavora di più (“O’ miraaaaaagolooo!!!…”)
    Bisogna smetterla di usare la macchina “quando si può”, bisogna usarla “solo quando non se ne può fare a meno!!!”.
    Basterebbe vietare le auto (tranne quelle di servizio, come le autoambulanze, e vaffanculo anche a quegli strozzini dei tassisti…) e la gente costretta si abituerebbe a trovare delle alternative.
    Chiunque usi la macchina potendone fare a meno (soprattutto per un trasporto individuale) è un criminale ecologico, cioè un delinquente.
    Poi quando dico ste cose arriva qualcuno e mi dà del fascista…

    P.S.: ITALIANIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!………..

  • valentina scrive:

    siccome sono/siamo matti, una settimana fa siamo andati a vedere un dammuso mezzo diroccato a pantelleria, dove magari andare a vivere quando avremo smesso di tirare il carro..o farci tirare.
    è su un cocuzzolo con un chilometro di sterrata che la jeep che ci ha accompagnato faticava, ma noi abbiamo l’asino e le gambe e una jeep non ce la compreremo mai.
    terra aspra e assetata coltivata solo dalle braccia dell’uomo, comunque generosa, grata di non essere stata sfruttata fino all’inverosimile.
    non ci arriverà mai ne luce ne acqua, ma dagli arabi hanno imparato a riempire le cisterne, e informandomi…si può produrre energia in molti modi…dal vento e dal sole.
    terra coltivata a vigna e capperi e anche gli ulivi secolari lì non sono alberi ma cespugli tappezzanti per difendersi dal vento, e anche noi dovremo cambiare qualcosa per adattarci all’ambiente…consumare molto ma molto meno per poter vivere!!!
    è una scelta impegnativa ma si può fare, le privazioni sarebbero ripagate dalla potenza di quella natura e da quello che si vede, un’orizzonte infinito e un altro modo di percepire se stessi e il mondo, con ben altre priorità…sempre che calino il prezzo!!!
    altrimenti sempre più a sud…

    ps bentornato unto…e il maniglione anti-panico?!

  • Lanerossi scrive:

    No, dai, c’è ancora qualcuno che crede che la soluzione sia l’idrogreno?

    Ora mi diranno anche che la novità è l’olio di colza nel diesel e che la macchina elettrica non inquina assolutamente.

  • a_ scrive:

    @unto:
    Il problema delle energie alternative sta in due punti. il primo è che hanno un costo maggiore rispetto alle tradizionali (petrolio e gas) e il secondo è che hanno un grosso impatto sul territorio in termini di stravolgimento ambientale, quindi non sono accettate dalle comunità locali in modo passivo.
    Per la questione auto, anche qui è un macello. Basti pensare al servizio televisivo che il Tg2 (mi pare) dedicava alle multe per gli automobilisti che infrangevano il codice della strada e che il Tg2 presentava così: “ora che dovranno rinunciare agli introiti dell’Ici i comuni dovranno far cassa attraverso le multe”. Senza neppur notare che l’Ici la pagherebbero tutti, le multe solo chi INFRANGE il codice della strada. Non tutti gli automobilisti. Questione di mentalità. Ma noi siamo anche il paese dove il parlamentare che viene beccato a parcheggiare in divieto di sosta (Carlucci) non si scusa davanti alle telecamere ma rivendica il diritto alla privacy!
    Ma dove vogliamo andare?

    @valentina:
    qualche anno fà ho soggiornato un paio di notti in un rifugio di montagna sulle alpi. nulla di eccezionale, ma abbiamo iniziato a parlare con il gestore, un tipo molto simpatico. Insomma, nel rifugio non arriva elettricità ma hanno un generatore eolico e alcuni pannelli solari. Fatto sta che ci facevano funzionare solamente le lampadine. Per il frigorifero era necessario comunque trovare energia in altro modo (se non ricorod male funzionava a gas). Tutto bello quindi, ma in realtà poco praticabile dall’uomo medio!

  • valentina scrive:

    a_ quanti anni fa?
    e poi chissà….magari non sono nella media, magari sotto o sopra! ;-)

  • Unto dal Pignone scrive:

    @Il problema delle energie alternative sta in due punti. Il primo è che hanno un costo maggiore rispetto alle tradizionali (petrolio e gas)@
    Se misuri il costo di petrolio e gas al netto degli effetti collaterali forse sì (vi siete mai chiesti quanto si spende in più in sanità vivendo in città come Milano o Pechino?!…), e comunque mi viene difficile credere che si sia abbandonata la macinazione a mulino perchè costava troppo: quanto costa un litro di acqua che scorre nel fiume?! E un chilo di vento olandese?!…

    @e il secondo è che hanno un grosso impatto sul territorio in termini di stravolgimento ambientale, quindi non sono accettate dalle comunità locali in modo passivo.@
    Scusa, quale sarebbe lo stravolgimento ambientale creato da un elica montata sulle Alpi affianco ad un traliccio dell’elettricità?!…lo sai quante tangenti legalizzate devi pagare per montarti pannelli solari sul tetto?! Quale stravolgimento ci sarebbe in città i cui balconi sono tempestati di condizionatori d’aria (ma come cazzo facevano a sopravvivere quando ero bambino che il condizionatore non ce l’aveva nessuno…) e parabole “de Sgai Divì” sulla grondaia?!…ma poi, di quali comunità aprli?! Quelle di chi vuole la Superstrada per raggiungere il centro commerciale?! Vicino Biella hanno appena sventrato mezzo aprco naturale per una superstrada votata 20 anni da un parlamentare della zona che voleva la superstrada per farci correre la sua auto blu. L’hanno costruita adesso che tutte le ditte tessili della zona stan chiudendo, ma se parli coi residenti ti dicono “eh, ma così arriviamo a Biella in un attimo….e poi questa superstrada porterà lavoro a tutti…” A tutti chi?!…

  • rotafixa scrive:

    disgraziata di una valentina, e lo dici così che vuoi diventare pantesca? fammi sapere se possiamo fare qualcosa insieme, le nostre due famiglie intendo.

    a_: se per uomo medio intendi quello passivo, nutrito con il cucchiaino fino alla morte, hai ragione.
    se invece fai la media dell’umanità, l’uomo medio normale può costruire una capanna con niente, figurarsi rinuciare al frigo (in alta montagna poi…)
    ps
    due anni fa ci si è rotto il freezer, mai aggiustato, stiamo benissimo lo stesso. stavo pensando di togliere tutto il frigo, secondo me si può fare, secondo le mie figlie NO!

  • valentina scrive:

    rotafix, parliamone, ti invio le foto del rudere.
    neanche a dirlo, dei capperi te ne occuperesti tu…io ci metto l’asino e ‘na barca che cammina (a impatto zero), hai visto mai!!!
    con te sopra la media e io sotto magari funziona, comunque mai belli allineati!!! ;-)

  • rotafixa scrive:

    mai. viene naturale.

    hai comprato il manifesto?

  • massi scrive:

    A proposito de “il Manifesto” ieri un paio di articoli mi hanno fatto riflettere. Si parlava di energia, innanzitutto uno scienziato affermava che purtroppo il petrolio e il gas sono l’unica fonte attualmente esistente. Un barile di oil equivale a 25.000 ore di lavoro umano, due persone al lavoro per un anno. Prendete un auto caricate bagagli e quattro amici, mettete un euro di benza, dopo 7-8 km vi fermerete. Ora andate in India caricate le stesse cose su un risciò date un euro al tipo che vi trasporta…poi cominciate a correre. Questo per dire che in realtà il petrolio costa pochissimo, quasi zero di fatto. Il carbone ha raddoppiato la produzione e la popolazione mondiale, con il petrolio si moltiplicò poi per 10 lo sviluppo. E’ dal 1972 che si studia l’ andamento del consumo, della produzione e della scoperta di nuovi giacimenti, ebbene per molti siamo vicino se non oltre il PICCO, significa che da domani mattina la produzione non farà altro che calare. Ora il concetto sconvolgente è questo: per costruire pale eoliche e pannelli solari ci vogliono “qualche” migliaio di ore di lavoro, acciaio alluminio etc. e come penseremo di far andare le acciaierie per costruire tantissimi impianti? A legna? Insomma il 70% del petrolio mondiale viene SPRECATO per muovere culi pesanti e merci voluttuose e inutili. I NOSTRI GOVERNI SONO COMPOSTI DA CRIMINALI, ci riempiono di cazzate invece di pensare a queste cose leggermente più importanti di Totti o del ponte sullo stretto!

  • sergio scrive:

    Esatto, e allora, quando avremo accumulato abbastanza soldi con lavori che al 100% hanno a che fare col petrolio e il gas, svolti a centinaia di km da casa per cui ci si reca in auto o in aereo, allora ci compreremo tutti il dammuso o la baita per vivere coi ritmi della natura e i capitali investiti in fondi di paesi emergenti così lavorano loro per noi, che bello come siamo ecologici.

  • valentina scrive:

    sergio, sbaglio o noto un certo sarcasmo?
    per quanto mi riguarda cerco di fare il mio per inquinare il meno possibile, l’ho già detto più volte. ridurre al massimo i consumi, fare attenzione a quello che mangio e da dove viene, senza essere maniacale ecc ecc
    solo la prima che mi viene in mente, mai il condizionatore d’aria (è un attrezzo criminale!) e vivo in una regione torrida.
    e tu?
    se poi per mia natura sono più in sintonia in un dammuso (infatti ho già scelto da anni di andar via da roma ) che in un condominio dove ormai mi sentirei in gabbia…bè…nessuno e perfetto!
    ps. non ho soldi investiti, anzi non ne ho, se avessi delocalizzato, in posti dove puoi inquinare come ti pare, far lavorare le persone per un tozzo di pane senza sicurezza sul lavoro forse sarebbe diverso, ma sarei diversa anch’io e bla bla…devo continuare?

  • massi scrive:

    Ma de che parli? Accumulare denaro, capitali investiti, baite…riordina le sinapsi, fatti una canna per una volta, rileggi l’intervento, rifletti, poi spegni il pc accendi la tv e davanti lo schermo avanza le tue lucide analisi e le tue proposte illuminanti.

  • massi scrive:

    Comunque per rimanere in tema questo è stato nominato l’anno della patata, il che sembra una cazzata e invece visto l’innalzamento dei prezzi di riso e grano questo tubero può salvare la vita a milioni di persone.Il suo prezzo infatti è stabile, contiene molti carboidrati e vitamine( l’ideale per i ciclisti!) ma soprattutto ha bisogno dell’80% di acqua in meno del riso,l’unico problema è che non si mantiene come i cereali per molti mesi; insomma come direbbe un famoso “attore” italiano evviva la patata!

  • valentina scrive:

    …e meno male che è l’anno della patata, non sono riuscita a mangiarne una buona!
    le avranno innaffiate troppo? :)

  • rotafixa scrive:

    vale ma con la terra che hai intorno perchè non te le pianti tu, le patate?

    ne prendi una, la tagli in 4, mezzi i pezzi sottoterra, annaffi e te ne vai.

  • Michelangelo scrive:

    rieccomi qui dopo un po’, sono felice di ritrovare il polemico sporco di rocchetto e tutti gli altri.
    @Unto; se solo riproponi una cosa del genere, vengo li e il maniglione antipanico, hai capito vero? Invece che sulle alpi, mettiamole nel bel mezzo dell’Adriatico anche fuori dalla portata visiva e abbiniamole con altri sistemi per la produzione di energia così da non rovinare le montagne e non avere impatti sulle popolazioni…
    Attenendomi al T, in alto ho letto citati due libri illuminanti scritti da Ziegler, un simpatico professore svizzero che, oltre a decostruirsi scrive dei libri che dovrebbero essere letti nelle scuole, intendendo i luoghi dove si forma il pensiero e si acquisiscono le conoscenze che ci permettono di diventare donne e uomini.
    La facilità di approvvigionamento, la richiesta “bassa” e la logica dalla lobby del petrolio hanno manenuto besso il prezzo del affinchè si fosse tutti schiavi della stessa fonte energetica e non si spendessero soldi, investimenti, nella ricerca di qualcosa di diverso.
    I costi eccessivi che qualcuno cita più in alto, come fa notare Unto, sono solo quelli apparenti, senza prendere in considerazione quelli indiretti.
    Il vero costo che dovrebbe sopportare la nostra società sarebbe quello di ripensare e riappropriarsi del tempo, delle relazioni umane e dei saperi.
    Dovremmo imparare a non sprecare, a non prevaricare gli altri e a rispettare i contesti con i quali entriamo in contatto.
    Lo stesso Ziegler ha scritto altri libri che se ben letti e collegati ai due già citati possono lasciare delle profonde tracce sulle coscienze degli individui.
    Prometto che domani o alla peggio dopodomani vi fornirò titoli e autori di altri testi che trattano l’argomento dai quali prendere delle buone basi di riflessione.
    Il problema è che si torna a casa, si spreca energia in vario modo, magari davanti alla TV accesa con altri 250W di luci e cose varie, al posto di leggersi un bel libro accendendo solo delle lampade a basso consumo.
    Resto convinto, fino a quando qualcuno non mi dimostrerà il contrario, che sia una questione di ignoranza (dal verbo ignorare altre possibilità).
    Ben ritrovati a tutti, M!!!

  • Michelangelo scrive:

    A proposito di patata… piace a tutti, prescindendo da questo, la patata è la base alimentare di buona parte del sud america, il problema è che anche in questo caso ci sono dei grossi problemi sul concetto di germoplasma e proprietà dei genomi.
    Nei PVS importantissime sono altre due colture, manioca e batata, il vataggio della patata sta nella capacità di adattamento ad ambienti differenti.
    Parola di Agronomo.
    M!!!

  • massi scrive:

    “non si spendessero soldi, investimenti, nella ricerca di qualcosa di diverso”. Il problema non è solo economico in termini di soldi: col denaro contante non si spostano le tonnellate, tantomeno in mare aperto, non si fonde l’acciaio, non si salda l’alluminio. Ripeto anche abbassando i consumi mondiali al minimo, un pò bisognerà riscaldarsi d’inverno, qualche treno dovrà pur camminare, se ci scoliamo tutte le riserve di petrolio non ci sarà più la possibilità di realizzare centrali eoliche o solari. Anche i progetti di Rubbia hanno bisogno del petrolio per essere realizzati. Usare il greggio come ogni altra risorsa terrestre, con PARSIMONIA per decostruire la nostra economia. Sembra un paradosso, ma si potrebbero evitare terribili scenari dei prossimi decenni. Altro che le fandonie che và dicendo Scajola sul nucleare, solo agli italiani si possono dire tante menzogne senza paura di essere smentiti, basta avere tre televisioni nazionali!

  • Michelangelo scrive:

    Come massi, credo che l’integrazione delle fonti sia l’unica alternativa, la parsimonia è imprescindibile se vogliamo dacostruire e continuare ad esistere e coesistere su questo pianeta che è un sistema finito.
    M!!!

  • valentina scrive:

    …senza scordare quanta energia rinnovabile e pulita si potrebbe ricavare dal mare, sia dalle correnti che dal moto ondoso.
    per ora ci sono pochissimi impianti, uno nello stretto di messina che sfrutta le correnti costanti. sono anche impianti “relativamente” economici.

    rota, per le patatate mi sa che ci provo…me mancavano solo quelle!!

  • Michelangelo scrive:

    Vale il difficile sarà trovare le quelle giuste, non ne comprare di “selezionate” e non usare quelle che trovi al supermercato, sono spesso trattate contro la germinazione ed è più facile che marciscano sottoterra pittosto che fare la piantina, cerca nei tuoi paraggi qualcuno che le coltivi per l’orto di casa sua e fattene dare alcune, stai sicura che saranno meglio adattate all’ambiente, alle condizioni climatiche (scarsità d’acqua nei periodi di maggiore necessità della pianta) e più resistenti ai patogeni specifici.
    E che cazzo ho studiato proprio questo…
    M!!!

  • rotafixa scrive:

    ‘a michelà, la patata l’avemo studiata tutti

  • Michelangelo scrive:

    si, ma oltre a quella ho studiato tutte le colture presenti in Italia, mi sono appassionato a quelle del paesi in via di sviluppo, so come si vinifica, caseifica, panifica ecc.
    se vuoi posso dirti come far lievitare perfettamente l’impasto per delle ottime rosette, anche con delle farine di bassa forza, immagino l’argomento possa interessarti, caro il mio pelato… acneh se con te non ce se po’ fa la passata, al massimo la passatella al bar…
    M!!!

  • rotafixa scrive:

    iiiihhh

    se vai così d’aceto me sa che la tua vinificazione ce la risparmiamo…

    piuttosto vieni a fare giardinaggio con noi a piazza degli zingari, il 29 sera.

  • Michelangelo scrive:

    proprio volentieri, tutto dipende dalla salute del nanetto e della moglie, non vorrei compromettere l’opportunità CM…
    Se vengo me porto la bottiglia di Negroamaro per facilitare le operazioni.
    M!!!

  • sergio scrive:

    Vale e Massi:Sto dicendo che trasferirsi nel dammuso è comunque molto elitario (non so cosa costa un dammuso ma ormai credo non li regalino più). Vivo nella regione più popolata d’Italia, lo so bene cosa è l’intasamento di strade, anima e polmoni dovuto al petrolio (carburante+pneumatici+asfalto+caldaie+++++), giro in bici nonostante vivo dove le salite vanno da 6 al 18% (in forma, ma ho passato i 40 e non la trovo più come prima, fino al 12% riesco a farle con la fissa), non ho la tv, non ho l’asciugacapelli, uso la stufa che lo so che inquina ma almeno brucio legna che taglio io perciò in Italia, con la motosega del c…o…non ho mai imparato ad abbattere gli alberi con la scure, però le “bore” le taglio a pezzi a mano, stasera devo fare due castagni in un posto dopo il lavoro, li faccio gratis mi tengo la legna, però ari-c…o la porto via con l’auto (va a gas anche se è euro3, ma sempre di petrolio fetente si tratta), però per vivere lavoro in tranceria, su nastri d’acciaio delle acciaierie dell’est, energia elettrica per le presse a centinaia di kw che viene da dove viene, olio emulsivo a bidoni, saldatrici che impestano l’aria, producendo componenti che vanno su cucine e forni a gas, lavatrici, lavastoviglie che sono simboli della nostra società che sta in piedi consumando energia, i quali vengono poi spediti in spagna, turchia, polonia, uk, usa, germania, e ancora rispediti in giro per il mondo per cpminciare finalmente a consumare energia in casa della gente, capite che, partendo proprio da me, pur facendo un po’ di economia, mi rendo conto che poi la mia sopravvivenza quotidiana (compreso 700 euro di mutuo su 1160 di stipendio) è legata ad un sistema che a me come a tutti, ci rende responsabili di consumi astronomici? Vorrei riuscire a calcolare almeno quanta ne uso io durante il mio turno di lavoro (9 o 10 ore) e vedere quanto pesa il mio stipendio in termini energetici (almeno a monte e fino alla mia parte di trasformatore). Poi se riuscirò un giorno andrò a vivere in montagna, non a Bormio o in Trentino, in montagna con le capre e le mucche e a fare il fieno, tagliandolo con la ranza, lo faccio ogni tanto aiutando amici, e la schiena fa male ora di sera, osti se fa male. Ma nemmeno possiamo pretendere che 58 milioni di persone riescano a vivere così…

  • Unto dal Pignone scrive:

    Massi, il concetto del non eliminare (ipocrisia utopistica) del tutto ma semplicemente limitare è quanto sostengo io da sempre, per questo studio soluzioni alternative senza sparare certezze da Bibbia (Michela’, le pale sulle Alpi sono un idea, se trovi un posto migliore in cui diano meno fastidio va bene: ma tu a 3000 metri quante volte ci vai?!…).
    Ieri ho visto una trasmissione su La7 (Reality) in cui si parlava della scelta del Comune di Scansano (dove si produce il famoso Morellino, marchetta per render simpatico il post…) di aver creato un parco eolico. Residenti divisi sulla scelta e dalla quale questione si evincono tutti i vizi della fauna italica. A partire dal Comune che ha partorito l’iniziativa perchè il risparmio in realtà c’è ed è un 2% che si incassa il Comune (aaahhhhh, altro che ecologia….), poi c’è il produttore di vino che abita in un castello ed ha paura che ci rimetta la qualità dell’uva facendo calare le vendite (!!!), i residenti sfavorevoli perchè la bolletta tanto non è diminuita e quindi non c’è risparmio (cazzo, per una volta che passare all’ecologia non ha costi supplementari!…), altri sfavorevoli perchè si diceva che le pale rovinano il paesaggio (invece i tralicci coi fili della luce sono una figata come la Tour Eiffel!…ma magari questa gente preferirebbe i cavi sotterranei come a Milano, così ogni sei mesi dovrebbero sfasciare i campi come si fa in città coi marciapiede ad ogni guasto alla rete…), pochi cittadini favorevoli, etc…
    Un campionario di provincialismo del più becero, unica voce accettabile quella di uno svizzero residente a Scansano che faceva notare che all’estero si parla da tempo di alcuni effetti collaterali che le pale crerebbero (si parla di disturbi di salute che causano sintomi simili a quelli della depressione, etc…). Io da anni dico che le pale dovrebbero stare in zone non abitate (tipo le vette di montagne o colline disabitate), in ogni caso quell’unica collina con 10 (dovevano essere 17 ma il solito TAR ha bloccato tutto…) pale chiarisce come tutto in Italia nasca dall’iniziativa singola, senza un progetto nazionale di sistema (su altro forum per aver detto sta cosa mi han dato del comunista sovietico. Non ridete!!!…), con l’opposizione del solito comitato per il mantenimento della situazione medioevale del feudo.
    Chissà se un giorno usciremo da questa logica da cortile….

  • valentina scrive:

    a proposito di consumi inutili, con un occhio seguo il giro d’italia.
    cronoscalata. che bello non salgono le ammiraglie. solo le moto. vabbè meglio di niente!
    non avevo capito che poi le moto scendono a valle elitrasportate…dall’elicottero!!!
    mi sfugge qualcosa. ma non hanno il senso del ridicolo?

    sergio, un dammuso non te lo regalano più, ma costa sempre meno di un monolocale nella periferia della periferia più squallida di roma.
    non so se è una scelta elitaria, sicuramente una scelta di vita!

    michelà, parto a caccia di patate, grazie della dritta :)

  • rotafixa scrive:

    che copione. meno male che ha citato l’onu, va….

    CHIESA: CARD. BAGNASCO, ALLARME FAME NEL MONDO, E’ COME TSUNAMI SILENZIOSO =
    ANCHE L’ITALIA FACCIA LA SUA PARTE PER AIUTI E SOLIDARIETA’

    Citta’ del Vaticano, 26 mag. – (Adnkronos) – L’aumento vertiginoso dei prezzi di alcuni beni essenziali alla vita di interi popoli come il grano e il riso e’ equivalente a uno tsunami silenzioso e sta producendo una serie di catastrofici effetti a catena sulla vita
    di centinaia di milioni di individui in tutto il mondo generando la morte di 25mila persone al giorno per fame e malattie. La comunita’
    internazionale deve muoversi per far fronte a questa situazione e anche l’Italia deve fare la sua parte. E’ questo il drammatico allarme
    lanciato questo pomeriggio dal cardinale Angelo Bagnasco nel corso della prolusione con la quale ha aperto i lavoro della 58esima assemblea generale dei vescovi italiani che si tiene in Vaticano. Bagnasco ha parlato ”dell’emergenza alimentare che ha tra le sue cause principali l’impennata dei prezzi dovuta all’aumento del
    costo del petrolio. Solo il prezzo del grano e’ cresciuto del 130%! Siaggiunga che a causa della siccita’ c’e’ stata una riduzione dei raccolti in taluni grandi Paesi produttori, come l’Australia. Oltre che al passaggio di molte zone agricole da colture commestibili a colture destinate alla produzione di biocarburanti”. ”L’effetto a
    catena di questi fattori – ha detto il presidente della Cei – ha portato alcune nazioni a sospendere le esportazioni, di riso in
    particolare (rincarato del 74%), determinando un’ulteriore scarsita’. Tra l’Africa, il Sudest asiatico e il Centro America, questo ‘tsunami
    silenzioso’, a dirla con l’Onu, sta mettendo a rischio la sopravvivenza di almeno 100 milioni di persone, incapaci ormai di provvedere al proprio sostentamento minimo”.

  • valentina scrive:

    azz…rotafì
    ho sproloquiato su tutto e me sò dimenticata de comprà Alias, e mi interessava pure tanto.
    riesci a linkarlo? muchas grazias
    F.to una distratta patologica imperdonabile
    alias vale

  • frank scrive:

    1 – ma di che cazzo di solidarietà ciancia la chiesa? il card bagnasco vada davanti alle varie scuole di preti e suore (per le quali -tra l’altro- continuano a pretendere soldi statali) a vedere quante brave mamme e quanti bravi papà sprecano benzina per portare i loro pargoletti a scuola.

    2 – alias: sul sito del manifesto il link c’è, ma è riservato agli abbonati. si potrebbe sapere almeno i titoli dei libri di cui -come mi par d’aver capito- si parla? :)

  • Michelangelo scrive:

    @Unto, li mettiamo nel mezzo dell’Adriatico lontani dall’udito e dal corpo dei cittadini; il problema delle pale, non è l’impatto visivo quanto quello acustico e sullo stato di salute generale delle popolazioni, il funzionamento genera delle basse frequenze che a lungo andare possono creare stati di stress e depressione.
    Il produttore di Morellino ha una preoccupazione legata all’immagine che si vende dell’azienda, il tizio poco ne capisce di uva e viti se ha detto una cosa del genere, la circolazione, non sono ventilatori nè producono impatti microclimatici.
    Per quanto riguarda le montagne, le frequentavo spesso prima di legarmi a mia moglie che, essendo marinara stretta, era convinta fosse un’impresa salire a monte Mario, ora ha scoperto che Monte è un’altra cosa e io ho conosciuto meglio gli scritti dei “classici”, rinunciando apiù di 3000 mslm.
    M!!!

  • valentina scrive:

    “ma di che cazzo di solidarietà ciancia la chiesa?”

    mi chiedevo la stessa cosa e mi chiedo anche se lo stato vaticano invia aiuti economici ai paesi colpiti da calamità naturali, come molti altri stati fanno, o si limita a farsi costruire e restaurare chiese dallo stato italiano senza neanche dire grazie, anzi rompendoci le palle tutti i giorni su come dobbiamo pensare e comportarci.
    ma quanto li dovremo sopportare ancora questi parassiti?

  • Michelangelo scrive:

    @vale; guarda che la chiesa è una grossa associazione fatta di uomini e donne diverse e con molteplici anime, ti assicuro che nel terzo mondo è una presenza gradita e fattiva e dove nella maggior parte dei casi, non fanno distinzione neppure sul credo religioso, aiutano e basta, anche da noi se ne trovano esempi, sempre più rari; ciò non toglie che sia un’associazione vecchia secoloarizzata e che dal 2005 ad oggi ha fatto dei passi indietro sotto la guardia del pastore tedesco.
    Sia chiaro non sono un clericale è che nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare dei bellissimi esempi di umanità, proprio all’interno della chiesa, legati al loro credo e che vivono delle loro regole ma in grado di aiutare realmente il prossimo.
    M!!!

  • valentina scrive:

    bel pezzo

    mi farò perdonare con qualche giro di spritz…la prox offro io!

  • valentina scrive:

    M!!! non parlavo dei padri comboniani o di gente impegnata sul territorio, qui e altrove.
    parlavo dello stato vaticano e di tutti quei parassiti coperti d’oro.
    c’è una bella differenza!

  • svitol scrive:

    mi chiedo anche se lo stato vaticano invia aiuti economici ai paesi colpiti da calamità naturali

    ORDINA il Bagnasco: anche l’Italia faccia la sua parte per aiuti e solidarietà.

    Date l’otto per mille a noi e poi voi fate la vostra parte.
    Quelli che riabilitano Galilei dopo trecentocinquanta anni.
    E tanto è forte la nausea che la chiudo qui.

  • Michelangelo scrive:

    QUASI DIMENTICAVO;
    ieri vi ho fatto la promessa per dei titoli di libri, mi permetto di indicare:
    “Come sopravvivere allo sviluppo” di Serge Lacoulatouche della Bollati Boringhieri, credo sia difficile da trovare, mette l’accento sull’assurdità di concetto di sviluppo in un sistema chiuso con risorse limitate;
    “La verità nascosta sul petrolio” di Eric Laurent della Nuovi Mondi Media, descrive per grandi linee il sistema lobbistico finanziario lucrativo che sta dietro all’industria petrolifera.
    “I giacimenti del potere” di Guido Rampoldi della Mondadori.
    Il primo a mio modestissimo parere, insieme ai due di Ziegler citati da Nick, andrebbero fatti leggere in tutte le scuole superiori.

  • Unto dal Pignone scrive:

    Michelangelo, sulla Chiesa “l’armiamoci e partite” di Svitol e la distinzione tra Caporale e Recluta (in Argentina, per il regime dei Generali han pagato solo i soldati semplici…)fatta da Vale hanno riassunto benissimo il concetto di come va il mondo. E il Vaticano non è differente…

    Tornando all’argomento del topic, leggevo che un pieno equivale a circa un anno di cibo di una persona. Qui i discorsi vanno scissi.

    1) Per quanto riguarda l’aumento dei prezzi degli alimentari, il biodiesel non è l’unico colpevole, e probabilmente (per ora) è ancora una causa minore. Se la produzione mondiale di grano/etc è 100, quella usata per ricavarne carburante è un 3-5% (non ricordo esattamente le misure ma l’incidenza era qualcosa di simile).

    Certo, anche un aumento del prezzo del pane del 2% per motivi “automobilistici” è una roba che fa vomitare, comunque…

    Al momento credo che l’aumento del tenore di vita di qualche centinaio di milioni di persone tra India e Cina (che hanno incrementato moltissimo il consumo di carne) e un periodo di forte siccità (l’Australia è stata particolarmente colpita ed era un forte esportatore di cereali) sono le cause peggiori.

    Al momento, però…

    Non escluderei completamente qualche speculazione (su futures etc) data la velocità dell’aumento. Ma ovviamente non ho nessuna prova e nessuna informazione. E’ solo un’osservazione sulla “pendenza” del trend, che può essere spiegato comunque anche attraverso altri meccanismi (effetto tunnel x gli elettronici…).

    2) Uno degli problemi del biodiesel è che per ottenere biodiesel (che dovrebbe ridurre le emissioni di CO2) si disbosca brutalmente e la vegetazione che sostituisce la foresta assorbe molta meno CO2 della foresta (se no basterebbe sostituire il legno amazzonico con campi di girasole…).

    In particolare, la scelta di usare il mais per ottenere biodiesel è particolarmente pessima: praticamente si produce + CO2 per litro che non usando petrolio.

    Altre piantagioni sono migliori, mi pare in particolare la canna da zucchero, ma in ogni caso, o disboschi (aumentando cosi CO2) o sostituisci piantagioni per uso alimentare con piantagioni per uso carburante…

  • massi scrive:

    Secondo me il biodiesel dovrebbe essere solo autoprodotto direttamente dal contadino per far andare i propri mezzi agricoli, altrimenti è un’affare peggio del petrolio.

  • Unto dal Pignone scrive:

    Sì Massi, l’idea non è male. Infatti il mio scritto apparentemente sembra contestare la notizia del topic e invece è esattamente il contrario. Il prezzo delle risorse alimentari cresce del 20% eppure l’incidenza delle coltivazioni a biodiesel è intorno al 5%. Com’è possibile che questo aumento mandi alla fame milioni di persone?! Semplice.
    1) Diminuendo le risorse dei paesi produttori per far spazio al biodiesel non diminuisce l’offerta ai compratori (occidente e primo mondo in primis). Ne consegue che le risorse che vergono a mancare vengono negate alle popolazioni residenti, perchè è chiaro che il padrone preferisce vendere a chi paga di più (sul mercato internazionale si può speculare di più, più difficile quando vendi al Supermercato dietro casa…). Non voglio scadere nella solita polemica no-global sinistrorsa (credo di essere al di sopra di ogni sospetto…) dell’Occidente che affama il terzo mondo, ma la situazione è evidente a tutti…
    2) Per l’azione dei soliti speculatori (non a caso citavo i Futures…), l’incidenza delle coltivazioni del biodiesel al 5% sul mercato causa una speculazione e un aumento del prezzo delle risorse alimentari tra il 10 e il 20% (poi se volete spiego il perchè). Paesi come USA o Europa possono anche sopportare aumenti del genere (due mesi fa la mia birra preferita al GS sotto casa costava 0,90€. Un mese fa mi sono incazzato per l’aumento a 1,29€, ieri era a 1,45€. In due mesi! Incazzato ho comprato lo stesso, ma immaginate il cinese che compra grano australiano o il bulgaro che compra riso cinese…) mentre altri paesi di altre zone del mondo no. E una volta partito il treno delle speculazioni, chi li ferma?!…

  • Unto dal Pignone scrive:

    Ah, dimenticavo. Tutto questo per dire che se il contadino si riserva un angolo di piantagione per farsi il biodiesel per il trattore potrebbe anche starci. Ma dovendolo produrre per il mondo delle cotonate col suv in doppiafila fuori dalle scuole di danza, la situazione diventa tragica….

  • Michelangelo scrive:

    Caro lo zozzo de rocchetto;
    hai centrato parte del problema, il prezzo dei cereali a livello mondiale viene fatto da 5 società (nel petrolio sono 7 e 2 sono consorziate) che agiscono sulle borse di NY e Boston, le loro scelte di trattenere o invadere il mercato delle commodities (per fare lo sborone), condizionano l’andamento dei prezzi nel breve e nel lungo periodo, agendo sulle capacità di stoccaggio e conservazione, sono in grado di far loro il mercato. Dura legge delle economie globali, in mano a pochissimi. Gli aspetti speculativi sono molto più pericolosi e incisivi dei vari andamenti climatici, in posti diversi del mondo. Il petrolio a basso costo ha consentito anche questo, che sia possibile trasportare un genere alimentare a basso valore aggiunto, quali i cereali, su grandi distanze potendo ancora guadagnare, tutto ciò a creato la possibilità di concentrazioni di capitali in mano allo sparuto gruppo di società di cui sopra.
    Sugli aspetti che rigardano le emissioni di CO2 non sono totalmente d’accordo con te, è vero che un campo di mais consuma molta più acqua della stessa superficie a foresta ma è vero anche che il mais fissa molta più anidride carconica di qualsiasi altra pianta per ragioni metaboliche, i biocarburanti avrebbero proprio questo vantaggio cioè reimmettere nell’atmosfera la CO2 che le piante hanno preventivamente fissato chiudendo il bilancio in parià, al contrario dei combustibili fossili, i quali liberano in atmosfera CO2 proveniente dal sottosuolo.
    Il vero punto è chiedersi, ma serve realmente tutta questa energia al mondo e tutta questa emissione di inquinanti e fruttamento delle risorse?
    Non possiamo realmente rinunciare a nulla?Inutile che mi dica che tutti noi lo facciamo già.
    M!!!

  • Unto dal Pignone scrive:

    Michelangelo, sul fatto che la soluzione primaria sarebbe rinunciare al 70% di (inutile) traffico automobilistico siamo fin troppo d’accordo. Prima di arrivare a questa utopia, cercherò di semplificare la mia riflessione sulle piante: il potere taumaturgico del mais che descrivi non trova riscontro tra le mie fonti. Qualsiasi pianta erbacea o ad arbusto assorbe meno anidride carbonica di qualsiasi specie arborea, e conseguentemente rilascia meno ossigeno.
    Ora, per coltivare piante per biodiesel o togli piantagioni alimentari (e questo lo abbiamo detto) o disboschi facendo perdere al pianeta potere riossigenante ma è un controsenso: l’anidride carbonica che scampi usando biodiesel te la ritrovi abbattendo foreste, l’ossigeno che guadagni bruciando meno petrolio lo perdi tarpando le ali ai “polmoni verdi” del pianeta.
    Non sono un agronomo come te, ma fra documentari in Amazzonia e Canada, coltivazioni di bonsai e piante carnivore, qualche libro l’ho letto anch’io.
    Il biodiesel al momento è un ottima idea che all’atto pratico non si è rivelata risolutiva. Come dici tu, la prima soluzione da adottare sono le rinunce a cui noi già provvediamo. Tocca spiegarlo alla famiglia Addams…

  • Michelangelo scrive:

    SOLO A SCOPO DI CHIARIMENTO, SO BENE CHE SI DOVREBBE PARLARE DI BICI MA VOGLIO DIVAGARE SUI “CICLI” DELLE PIANTE:
    RIDUZIONE DEI CONSUMI E INTEGRAZIONE DELLE FONTI DOVREBBERO ESSERE ALLA BASE DELLE CONSIDERAZIONI QUANDO SI PARLA DI POSSIBILE PERMANENZA DELLA SPECIE UMANA SU QUESTO PIANETA.
    Unto ha ragione solo in parte, spiego meglio, si deve partire dalla superficie al suolo e su questa considerare la capacità di copertura verde della specie (attenti, non pensiate che necessariamente un albero copra più di un’erbacea), detto questo ci sono da considerare delle particolarità fisiologiche delle diverse specie; le piante hanno dei sistemi per la riduzione delle perdite d’acqua all’aumentare delle temperature e dell’irraggiamento solare, le stesse interrompono la fotosintesi quindi la sottrazione (fissazione) del carbonio dall’atmosfera per evitare di subire uno stress idrico, il mais e la canna da zucchero, tra le specie coltivate, hanno un adattamento fisiologico ai climi di origine che permette loro di continuare la fotosintesi ben oltre il livello delle altre specie (si parla di ciclo C3, nei casi normale e C4, per queste due colture). Detto ciò c’è da considerare il tempo di copertura del suolo, la foresta copre sempre, le colture solo quando presenti in campo, è vero che nel caso di colture per biodiesel, sarebbero possibili anche 3 cicli in un anno ma, lascio solo pensare alle sonseguenze sulla cosiddetta “stanchezza dei suoli”.
    Per tutte queste ragioni credo si debba fare molta attenzione alle potenzialità dei biocarburanti, anche se ammetto che a livello ambientale dovrebbero essere meglio dei carburanti fossili.
    Una soluzione che si prendeva in considerazione era la possibilità di recupero a fini energetici dei residui colturali, se ci si pensa, delle colture viene realmente sfruttata una minima parte.
    I nostri vecchi usavano i resti delle potature per scaldare le case e scaldavano solo le due stanze che usavano, non tutto l’appartamento coi riscaldamenti a palla per lasciare le finestre aperte d’inverno, si mettevano un bel maglione e andavano a dormire presto, sotto belle coperte e si ammucchiavano moglie e marito per scaldare le lenzuaola.
    M!!!

  • Unto dal Pignone scrive:

    @Unto ha ragione solo in parte, spiego meglio, si deve partire dalla superficie al suolo e su questa considerare la capacità di copertura verde della specie (attenti, non pensiate che necessariamente un albero copra più di un’erbacea)@

    Infatti, non pensiate che necessariamente un elefante contenga più sangue di un criceto… :-D
    Michelangelo dai, su valori di fotosintesi etc. hai ragione, ma è indubbio che nessun campo di mais potrebbe mai sostituire una foresta. Anche se il mais avesse maggior potere ossigenante non puoi non considerare lo sviluppo verticale delle piante e relativa superficie dei palchi: anche se il mais avesse l’80% in più di potere ossigenante rispetto ad una sequoia, non puoi non calcolare che la sequoia ha una dimensione pari all’8000% in più.
    Sennò basterebbe metter delle fioriere con due pannocchie e un girasole dove abattono gli alberi per farci aprcheggi e avremmo risolto, ma non è così….

  • Michelangelo scrive:

    A proposito di CICLI anche se non di BICI…
    Resto della convinzione che prima di tutto si debba TAGLIARE i consumi; i miei nonni, in un freddo paese alpino, prima dell’urbanizzazione, usavano i resti delle potature per scaldare la cucina e la stanza attigua dove mangiavano, non scaldavano a palla tutta la casa col metano per aprire le finestre in pieno inverno, indossavano maglioni anche dentro casa, andavano a letto presto, si ammucchiavano come due serpi (ho 4 zii oltre mia madre) e così dormivano beati e contenti in un letto umanamente caldo (CREDO SI MEGLIO USARE ANTICONCEZIONALI e effettuare un minimo di CONTROLLO DEMOGRAFICO).
    Oltre al taglio dei consumi, è fondamentale INTEGRARE LE FONTI ENERGETICHE, in modo da ridurre gli sprechi, nella stessa ottica, è controproducente pensare ai mega impianti, che conseguentemente hanno mega sprechi, si dovrebbe PRODURRE ENERGIA vicino a dove si consuma riducendo gli sprechi.
    Il Petrolio a basso prezzo ci ha tarpato il pensiero e non ci ha fatto pensare a possibili alternative, ne ho una in mente sulla quale sto studiando da un pò cercando di simularne i costi e i tempi ri recupero dell’investimento (altrimenti mi dicono sia inutile).
    @Unto; per quel che riguarda le piante e la capacità di fissare CO2, si devono prendere in considerazione diversi aspetti, si parte dalla superficie dell’appezzamento e si considera la capacità di copertura fogliare, non è detto che un albero ne abbia più di un’erba; oltre a ciò si deve pensare alla capacità di fotosintesi della pianta, normalmente la vegetazione ha dei sistemi di protezione per eliminare le perdite di acqua, oltre certe soglie di radiazione luminosa, si chiudono gli stomi (piccole aperture sotto le foglie) e si blocca la fotosintesi (sottrazione di CO2 dall’aria e liberazione di O2), Mais e Canna da Zucchero hanno un adattamento particolare ai climi ad alto irraggiamento, la loro fisiologia ha previsto un adattamento che ne modifica i cicli interni, in pratica riescono a fotosintetizzare anche quando altre specie si bloccano, per questo consumano molta più acqua.
    Per contro c’è da considerare il tempo di copertura della vegetazione, se è vero che una foresta è in loco tutto l’anno, è altrettanto vero che alle latitudini tropicali è possibile effettuare 3 cicli produttivi di mais in un anno, coprendo praticamente sempre il terreno, questo però induce enormi consumi di acqua e “stanchezza del terreno” che in poco tempo non ce la fa più.
    Alcuni sostengono che una possibilità sia il recupero delle biomasse verdi cioè a dire, l’utilizzo a fini energetici dei residui di coltura, fatti due calcoli, noi utilizziamo la minor parte della pianta a fini alimentari, il resto lo si “butta”, alternativa potrebbe essere il recupero e si torna ai miei nonni che usavano i resti di potatura delle viti per accendere la stufa economica, con la quale cucinavano e si scaldavano.
    M!!!

  • Michelangelo scrive:

    HO ripostato perchè non vedevo il vecchio e la risposta.
    è chiaro che preferisco una foresta allo sfruttamento dei suoli.
    Sebbene sia un Agronomo, il mio spirito è molto più AGRICOLO, prima di tutto il rispetto dell’ambiente in cui vivo, se voglio continuare a restarci.
    Non possiamo pensare, come specie, di fare il cazzo che vogliamo, il Mondo è un sistema chiuso e finito, le risorse limitate e anche la capacità della natura di mettere una pezza alle nostre cazzate lo è.
    A scopo divulgativo; la più grande fonte di Ossigeno sono le alghe unicellulari che si trovano nelle acque, la più grande estensione del pianeta.
    In Ciad, le donne raccolgono queste alghe, le seccano al sole e le utilizzano come alimento, fonte di energia e sali, lo fanno da sempre, da quando il deserto ha soppiantato le foreste, lasciando la lacrima del lago Ciad sullo splendo volto dell’Africa.
    M!!!

  • Unto dal Pignone scrive:

    Michelangelo, non entro nei termini scientifici perchè non sarei al tuo pari e farei la figura del pirla. In ogni caso mi resta difficile credere che sostituendo l’Amazzonia con pari superficie(*) coltivata a canna da zucchero ci guadagneremmo in ossigeno. Anche senza star lì a far calcoli su capacità fogliare e potere di fotosintesi, direi che così ad occhio….. ;-)

    (*) qui sta l’errore: parliamo di superficie coltivata (bidimensionale) dimenticando che parliamo di piante con chiama e palchi (tridimensionali). Ricordo quando da “Sempai” esposi al mio “Oyokata” le mie perplessità sul fatto che una pianta molto più grossa “beveva” molto meno di una più piccola e il mio maestro mi invitò a misurare non la grandezza della pianta totale ma dei soli palchi fogliari…

  • Michelangelo scrive:

    SINTETIZZANDO:
    RIDUCIAMO I CONSUMI, ELIMINIAMO GLI SPRECHI, RIUTILIZZIAMO TUTTO QUANTO RIUTILIZZABILE, INTEGRIAMO LE FONTI IN MODO RAZIONALE E DIAMOCI DA FARE, TUTTI…
    Inutile dirlo a te che pur di non sprecare hai montato un maniglione antipanico al posto del manubrio.
    Le piante sanno bene come fare, così come le altre specie animali, la natura in genere, è la specie umana che deve capire il concetto di equilibrio.
    Un albero lascia che le foglie cadano alla base per riciclare, al contrario dissemina in modo diverso pollini e semi.
    BICICLIAMO. M!!!

  • peo scrive:

    Ma anche se guadagnassimo in ossigeno sostituendo la canna da zucchero con la foresta, non credo che tutto il tesoro di specie di vita che vive nella foresta sarebbe contento di crepare per farci fare il biofuel e anche respirare a noi.

  • Michelangelo scrive:

    boni, era solo una considerazione di carattere tecnico, la biodiversità non va toccata, per questo ho specificato di essere prima di tutto AGRICOLO, l’agricoltore ha a cuore il suo ambiente.
    M!!!

  • Unto dal Pignone scrive:

    Peo, stavamo cercando di dire esattamente il contrario…

  • peo-sampei-cugino-di-olokay scrive:

    Meno male, sennò io come faccio a pescare i gnabidozzi?

  • Michelangelo scrive:

    @Peo; li cucini in guazzetto e li servi con polenta o puré? Nel caso perchè non ci inviti a cena? Il vino lo porto io, altrimenti Unto si presenta con la birra del supermercato sotto casa.
    A dirla tutta però preferisco i Matzugoru…
    M!!!

  • frank scrive:

    “Un albero lascia che le foglie cadano alla base per riciclare”

    quando foglia muore cade ai piedi di pianta. questo signfica: morto torna a casa

    (anonimo cinese ai giardinetti di milano-villapizzone)

  • Unto dal Pignone scrive:

    @Frank: c’è scritto anche “di nascosto dentro gli scatoloni delle magliette”?!…

    @Michelangelo: tranquillo, la birra è solo per la pizza. Se no Dolcetto d’Alba o Brunello toscano…

  • peo scrive:

    Va bene, se ne prendo uno ve lo dico, fin’ora non ne ho mai pescati perciò non so cosa sono, ma se mi estinguono tutte le specie non ho più possibilità di prenderne.

  • Michelangelo scrive:

    si tratta di una specie che sguazza nelle pozze di fanghiglia lasciate dalla marea in non so quale posto del Giappone, vengono catturati similmente alla tecnica “alla traditora” usata per i cefali qui da noi, usando un ancorotto strattonato con forza quando il Matzugoru mette la testa fuori dalla pozza. Da una puntata del pescatore col cappello di paglia a falda larga. >>C
    M!!!

  • Unto dal Pignone scrive:

    Io parlo di bonsai e loro passano alle tecniche di tortura…

  • peo scrive:

    Macchè bonsai, sempai, karaoke, tsunami…al massimo un Kampari. Col bianco.

  • Michelangelo scrive:

    @Unto, se la metti così, mi sono sempre chiesto se il bonsai sia o meno una tortura per le piante, sono bellissimi, lo ammetto ma, tutte quelle “forzature”, non so…
    Assolutamente non è una critica, è una cosa che mi sono sempre chiesto.
    M!!!

  • Unto dal Pignone scrive:

    Ti rispondo subito, Michelangelo. Come al solito tutto si riduce al buonsenso dell’uomo.
    In teoria no, il bonsai non è una tortura, perchè non è per nulla un modo per andare contro-natura ma esattamente il contrario: il bonsai è un modo per ricreare la natura. Non a caso Masaiko Kimura, il più grande bonsaista vivente, Oyokata del mio Oyokata (il più grande bonsaista italiano, del quale son stato Sempai), dice che “il miglior maestro di bonsai è la natura”.
    Bisogna sfatare alcuni miti: il bonsai non è l’arte di tenere gli alberi piccoli, ma è l’arte di tenere gli alberi in ambito domestico. Le dimensioni ridotte e i vasi ne sono solo una conseguenza. Ma le dimensioni variano molto: dai mame-bonsai di pochi cm, agli omono-bonsai (secondo la catalogazione “bonsai che per lo spostamento necessitano di 4 uomini”).
    Anche la potatura oltre all’estetica serve a simulare i normali eventi naturali (intemperie o animali che mangiano le foglie), così come l’avvolgimento del filo (che serve ad aprire i palchi fogliari a ventaglio, di modo che ogni parte della pianta sia raggiunta dalla medesima quantità di luce).
    I bonsai vengono interrati in akadama, per mantenere il giusto drenaggio e il giusto nutrimento (rabboccato con concime naturale, visto in vaso la terra impoverisce in fretta) che hanno le piante in natura.
    L’azione del bonsaista è proprio quella di far sentire la pianta “in natura” e di emulare gli eventi naturali che non possono e non devono essere contrastati. Le piante non vivono soffrendo come gli animali, le piante muoiono direttamente. Quindi quando vedi un bonsai, il solo fatto che sia vivo significa che non soffre.
    Purtroppo sul bonsai girano tante minchiate, come la divisione tra piante da interno e piante da esterno: non esistono piante da interno, vengono spacciate per bonsai da interno piante tropicali che nel nostro clima devono essere tenuto all’interno d’inverno. Ma pochi calcolano che all’interno significa caldo ma anche clima più secco e poca luce, mentre invece le piante tropicali sono abituate a climi caldi, umidi e luminosi.
    Così la gente a Natale si compra un bel bonsai, “da interno che lo devo mettere in soggiorno”, arrivano a casa, lo mettono sulla TV o peggio sul calorifero e poi la pianta in una settimana muore. “Ah, i bonsai sono una merda, costano un pacco e muoiono subito!…”
    ‘A testa di cazzo!!! Metti i pesci rossi nel portacenere o sul candelabro, e poi vedi se sopravvivono!….
    Ma questo non è bonsaismo, chè il bonsai discende dal concetto di Wabi e di Sabi, cioè è portato alla vita, mentre l’azione dell’uomo spesso è rivolta alla morte.
    Se avvolgi il filo attorno ad un ramo per piegarlo verso la luce delicatamente, aumentando la piega ogni mese di modo che le fibre abbiano il tempo di deformarsi con la crescita sei un bonsaista, se strozzi il filo nella corteccia, pieghi di botto il ramo finchè arriva dove vuoi tu, e poi ti dimentichi il filo per mesi facendo sì che si incarni nella corteccia man mano che la pianta cresce non sei un bonsaista, sei uno stronzo…

  • peo scrive:

    Ecco, adesso prendi tuo figlio e trova il modo di tagliargli le unghie o di nutrirlo in modo che resti altro 36cm poi chiedigli se è felice.

  • Michelangelo scrive:

    @Unto;
    il mio dubbio è se sia giusto o no, so bene che se un seme mi cade in una fossetta di una roccia e mi germina la plantula cresce e si sviluppa, mi chiedo se sia giusto riprodurre le stesse condizioni per avere una quercia in salotto.
    Mi piace andarle a vedere in natura, enormi o sottoposte a stress naturale estremo, non so se sia giusto riproporlo a casa, come tenere un pesce in bolla, campa benissimo, in natura morirebbe prima, ma è giusto?
    E’ un mio dubbio e basta, non condanno chi bonsai sa fare.
    M!!!

  • massi scrive:

    Questi sono dubbi che spesso mi arrovellano. Non riguardo i bonsai, ma in qualsiasi interazione dell’uomo con la Natura, cioè ogni istante della nostra vita. Ricercare un rapporto armonioso con madre natura da un certo punto di vista è un paradosso. Condizione primaria dell’essere uomo è proprio quella di NON vivere più secondo le leggi che regolano il nostro ambiente. Abbiamo impiegato un bel pò di tempo per farlo, da quando una specie di scimmia ha opposto il pollice al palmo per afferrare uno strumento. La natura, il mare, il vento, la terra, il fuoco, sono stati da sempre i nostri incubi più grandi, e lo sarebbero ancor di più oggi se ci spogliassimo effettivamente di tutti i nostri ordigni. Ma proprio come una madre oltre a fuggire da essa proviamo un sentimento opposto, nostalgico, quello di ritornare da lei, di abbandonarci al suo grembo. Quindi se si vive in un mondo che come non mai distrugge a ritmi impressionanti ogni angolo del pianeta, predicare un ritorno alla natura mi sembra ridicolo; l’unico modo è fuggire completamente dal sistema e seguire una forma di ascetismo, che a differenza degli animali, è l’unico modo per noi per ricongiungerci con dio, la natura, l’universo, sentirsi parte di esso, di ogni molecola esistente, come un passerotto, un alce o un sasso. Che dire, se uno si vuole fare un bonsai, addirittura seguendo una “filosofia”, penso sia “lecito”, se si vuole disboscare l’amazzonia per fare hamburger e nafta magari no.

  • Unto dal Pignone scrive:

    @peo: oh, complimenti: hai capito subito tutto al volo, eh?!…

    @Michelangelo: lo so che non condannavi, così come capisco i tuoi dubbi. Ma dipende dai casi. Io ad esempio non ho mai condiviso molto l’azione di certi bosnaisti che vanno in alta montagna per raccogliere larici o rosmarini paticolarmente belli per la forma che le avverse condizioni naturali ha fatto loro assumere. Soprattutto perchè la forestale ti da volentieri e gratis alberelli da piantare o da lavorare.
    Poi c’è caso e caso: un mio amico raccolse in Val D’Aosta un larice cresciuto su una roccia che si stava staccando. Sei mesi dopo ripassammo di là e la parete di roccia era crollata, se non avesse raccolto il larice sarebbe morto.
    A me è capitato di “rubare” da una fioriera del comune un ginepro completamente divelto (qualche animale aveva scavato alla ricerca di chi sa che cosa) e di cui nessuno si curava. Non raccolsi anche il ginepro affianco perchè senza la scusa del salvataggio mi sarebbe sembrato un vero e proprio furto. A fine agosto ripassai di là e la fioriera era completamente secca, nessuno l’aveva bagnata durante l’estate e tutte le piante all’interno erano morte. Son passati 10 anni e il primo ginepro (a causa del quale per la legge sono un ladro) adesso è a casa di un mio amico che me lo porta due volte l’anno per il rinvaso e la pinzatura. Il secondo ginepro (al quale ho rinunciato per uno scrupolo morale) è perso per sempre…

    @Massi: quoto per intero la tua ultima frase, mentre sono un po’ più scettico sul tuo concetto che riassumerei brutalmente in “o vivi in città o fai l’asceta”.
    Avere un bonsai in città ti collega a quella natura che per vari motivi rischi di perderti. Io abito in un appartamento con finestre solo sul cortile e il mio panorama è rappresentato dal palazzo di fronte. Curare un bonsai sul balcone aiuta a sentire la vita in mano, anche perchè normalmente l’uomo considera le piante non come esseri viventi ma come elementi di arredo, come un quadro o una scultura.
    Chi è bosnaista invece culla la sua pianta come farebbe con un bambino o un cagnolino, lo vede e lo sente crescere, lo cura. Aumenta le dosi di concime quando la pianta fatica, pota le parti troppo sviluppate di modo che le altre possano ricevere più nutrimento ed equilibrare il metabolismo della pianta, apre tutti i rami al sole, etc…
    Così senti la vita della Natura e godi di cose che il 90% della gente si perde. Uscire di casa a fine inverno e scrutare con ansia gli alberi del viale per vedere se cacciano fuori le gemme e scoprire con gioia quei puntini verdi che annunciano che tra pochi giorni anche il proprio caro sul balcone comincerà ad aprir le gemme è una sensazione particolare, che purtroppo pochi possono capire. Riconoscere la vita vissuta da un albero in montagna in base alla forma con la quale è cresciuto il tronco (eretto casuale, eretto formale, bunjin, Ishizuki, stile a vento, cascata, etc…) o godere dei tassodi (coi loro pneumatofori, volgarmente detti ginocchi) che ci sono al Parco Sempione sono cose che all’occhio del non-bosnaista passano inosservate.
    Io farei provare la coltivazione dei bonsai ad ogni bambino delle elementari, soprattutto quelli convinti che i polli nascano al supermercato. Imparerebbero che “vita” non è solo il gatto della nonna, ma anche quei gerani che giaciono immobili e silenziosi sulla fioriera del balcone e che in silenzio vivono, respirano e soffrono. In città comincia a diventare un’esigenza imprescindibile per evitare che il bimbo in gita in montagna strappi la menta per profumarsi le mani e il bonsai è un ottimo metodo educativo.
    Poi è chiaro che chi ha le palpebre nelle orecchie e le chiude a saracinesca con lo stesso stile de “la la fissa è pericolosa e senza freni non si può andare” certe cose non le può capire… ;-)

    p.s.: il bonsai NON è un metodo per tenere piccole le piante. Si potano perchè solo le piante vetuste (passate i 100 anni) crescono in larghezza rallentando la crescita in altezza. Allora si potano i bonsai in alto per far sì che la pianta si irrobustisca a livello di salute ed assuma quelle porprporzione che hano gli alberi ultracentenari (torniamo al concetto di Wabi e di Sabi). Ma la potatura non è una forzatura, è prevista dalla natura, in più pochi lo sanno ma le stesse piante spesso abbandonano spontaneamente alcuni rami. Con la potatura la pianta si irrobustisce perchè ha più nutrimento da distribuire su una superficie minore.
    Ma la sua crescita non si ferma mai: periodicamente si cambia vaso per passare ad uno più grande, il tronco aumenta di diametro continuamente, etc…
    Cominciamo a sfatare certe leggende metropolitane dettate dall’ignoranza…

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